San Giovanni in Fiore, i deputati del M5S chiedono l’accesso antimafia al Viminale

Dalila Nesci

Con un’interrogazione i deputati M5s Dalila Nesci, Paolo Parentela e Federica Dieni hanno chiesto al ministro dell’interno, Angelino Alfano, «se non intenda disporre ogni opportuno accertamento, promuovendo l’accesso» antimafia presso il Comune di San Giovanni in Fiore (Cs), in dissesto finanziario.

Sotto la lente dei 5 stelle ci sono due procedure di gara che sembrano molto nebulose: una interessa il servizio della raccolta differenziata, l’altra l’avvenuta assegnazione a un ristoratore di una struttura polifunzionale tolta dai beni municipali da vendere.

Citando la recente audizione del Rup (Responsabile unico del procedimento) in commissione consiliare di Vigilanza del Comune di San Giovanni in Fiore, nell’atto di sindacato ispettivo i parlamentari 5 stelle hanno esposto i punti problematici della procedura circa la raccolta differenziata.

marioOliverioLa modifica delle condizioni di gara durante la proroga dei termini per le offerte; l’utilizzo arbitrario della clausola di salvaguardia, nello specifico estesa a sei persone, tra cui un nipote diretto del governatore regionale Mario Oliverio, tutte estranee alla cooperativa che ha finora gestito il servizio rifiuti;

la mancata pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dell’avviso di proroga dei termini e il dubbio utilizzo di una centrale consortile, malgrado una specifica deliberazione dell’Anac, confermata dal Tar del Lazio.

Per quanto riguarda l’affidamento della struttura polifunzionale, i 5 stelle hanno osservato che non poteva avvenire, dal momento che il Comune è in dissesto e dunque il bene doveva essere venduto o assicurare un reddito più alto dell’attuale canone annuo, pari ad appena 28 mila euro.

Nell’interrogazione si fa riferimento anche ai 377 mila euro che il municipio avanza dall’ex gestore della struttura polifunzionale, la cooperativa “Futura Park”, di cui faceva parte un fratello del sindaco Giuseppe Belcastro (Pd).