San Giovanni in Fiore: ma chi è il vero “cesso”? (di Emiliano Morrone)

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di Emiliano Morrone

Oggi vi voglio parlare, anche per immagini, di DUE FATTI legati al tema dell’INFORMAZIONE SULLA CALABRIA, non di rado condizionata o condizionabile.

Il PRIMO FATTO: nella copertina di luglio, il mensile di San Giovanni in Fiore “Il Quindicinale” ha definito la commissione per l’accesso agli atti prevista dall’articolo 143 del Tuel (Testo unico degli enti locali) con l’espressione “COMMISSIONE DA CESSO”, riverberata dalla foto in primo piano di un wc impacchettato.

Il riferimento è alla commissione richiesta di recente dai parlamentari 5 stelle Dalila Nesci, Paolo Parentela e Federica Dieni al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, con un’INTERROGAZIONE basata su elementi documentati e certi, relativi a due procedure di gara del Comune di San Giovanni in Fiore.

silaPer la normativa specifica, la commissione in argomento, che la legge definisce “d’indagine”, può essere nominata dal prefetto per conto del ministro, al fine di accertare l’esistenza di eventuali forme di CONDIZIONAMENTO nei singoli municipi, “tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni (…), nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati”.

La commissione in parola, “d’indagine”, è dunque un organo di controllo a garanzia di tutti. Il PD locale, col sostegno dei propri parlamentari calabresi, ha gridato allo scandalo per l’interrogazione dei suddetti deputati, accettata dall’ufficio del sindacato ispettivo della Camera, che di ogni atto verifica CON RIGORE la fondatezza delle premesse e l’ammissibilità.

Nel caso specifico, poi, soprattutto in ordine a una delle due gare, i parlamentari 5 stelle hanno chiesto approfondimenti al ministro dell’Interno, sulla scorta di elementi riconducibili a dichiarazioni di un collaboratore di giustizia nell’ambito del processo “Andromeda”.

Ciononostante, il PD locale ha fatto passare l’idea che la scelta dei citati parlamentari offenda la popolazione, la quale verrebbe tacciata di “mafia” poiché questo tipo di accesso agli atti viene in genere definito “antimafia”.

Pino Belcastro
Pino Belcastro

Su tale argomento il PD locale ha costruito il suo attacco e la delegittimazione politica dei citati parlamentari 5 stelle, spostando l’obiettivo (dei controlli) dal palazzo municipale all’intera comunità. Ma ha fatto di più.

Il PD del luogo mi ha insultato in libertà: senza mai precisare che sono un giornalista, mi ha chiamato “prezzolato”, “reggente locale che nel suo girovagare tra le forze politiche dell’arco costituzionale, per guadagnarsi la pagnotta, non è nuovo all’utilizzo della penna a mo’ di lupara”. Io non sono “reggente” di alcuna forza politica né di una COSCA di mafia. Inoltre, non ho girovagato per alcun fine tra le forze politiche dell’arco costituzionale.

marioOliverio“Il Quindicinale” ha riportato queste dichiarazioni impulsive del PD locale, corroborate dalla contestuale pubblicazione, nelle stesse pagine, di un comunicato sulla riferita “commissione” diffuso dai Gd (Giovani democratici) del luogo e di una risposta del sindaco, Giuseppe Belcastro, a una precisazione dei tre parlamentari 5 stelle, curiosamente impaginata con una mia fotografia, benché io non sia un eletto, un portavoce del Movimento 5 stelle.

Ora, ringraziando “Il Quindicinale” per il trattamento riservatomi, scorretto in primo luogo sul PIANO DEONTOLOGICO, lasciatemi concludere questa lunga esposizione con alcune considerazioni.

Il merito dei problemi è andato a farsi benedire, nel senso che “Il Quindicinale” non è entrato nelle questioni, molto serie, sollevate dai parlamentari 5 stelle e nei mesi scorsi dall’associazione “La Voce di Fiore”, che mi onoro di rappresentare insieme all’avvocato Domenico Monteleone, nonché dalla commissione consiliare di Vigilanza del Comune di San Giovanni in Fiore, presieduta dal consigliere Antonio Lopez (Fratelli d’Italia).

“Il Quindicinale” ha prestato il fianco a una tesi politica, del PD locale, che ha ritenuto l’intera vicenda della richiesta parlamentare (della commissione d’accesso) come una (mia) macchinazione (DI MERDA?), “con il solo intento – hanno scritto dalla segreteria del partito – di utilizzare la nostra Città come cassa di risonanza per fare la guerra a Mario Oliverio”.

Atteso che San Giovanni in Fiore non è la LORO città, mi chiedo come mai né il PD locale né “Il Quindicinale” si siano preoccupati dei FATTI riguardanti le due procedure di gara, che restano da chiarire poiché ad oggi il Comune non ha risposto NEL MERITO.

emiIl SECONDO FATTO – per immagini, vedasi la foto sopra (mia inchiesta in copertina su “Sette” dal titolo “Cavalier mafioso”) – dimostra che si può fare informazione anche DALLA CALABRIA e AD ABUNDANTIAM mettere a tacere i rappresentanti del PD locale che hanno inteso sovvertire i fatti e colpire la mia persona non avendo altri ARGOMENTI.