San Giovanni, maxi blitz “Stige”: le accuse all’ex vicesindaco Benincasa, il re dei tagli boschivi

L’operazione Stige, com’è noto, ha toccato di striscio anche San Giovanni in Fiore con l’arresto dell’ex vicesindaco Giovambattista Benincasa (scarcerato circa un mese dopo ma comunque ancora a tutti gli effetti indagato per questa vicenda).

Benincasa è stato vicesindaco nelle due giunte targate centrodestra (la prima e unica volta che la “rossa” San Giovanni è stata conquistata dalla destra) del sindaco Antonio Barile (2010-2011 la prima; 2011-2014 la seconda) prima delle dimissioni e dello scioglimento del Comune, che oggi è tornato al Pd con il sindaco Pino Belcastro.

Partito come semplice imprenditore agricolo, Giovambattista Benincasa, 53 anni, catanzarese ma residente a San Giovanni in Fiore, ha collezionato negli anni una lunga serie di contratti di collaborazione. Prima di ottenere la carica di vicesindaco al Comune di San Giovanni in Fiore è infatti transitato da Arssa, dall’assessorato regionale all’Agricoltura mentre attualmente risulta responsabile regionale di ConfColtivatori.

Benincasa, già esponente del Pdl, è passato a Fratelli d’Italia e di recente è stato eletto nell’Assemblea nazionale del partito di Giorgia Meloni dopo essere stato responsabile del dipartimento agricoltura.

L’ ex esponente dell’amministrazione è accusato, assieme a Pasquale Spadafora, 41 anni, originario di Crotone ma residente a San Giovanni in Fiore, di aver ricevuto utilità da parte di quest’ultimo accettando ad esempio la compartecipazione agli utili delle attività boschive della ditta intestata e gestita da Spadafora nel commercio del “cippato”, della protezione da furti e eventuali reati contro il patrimonio in ordine alla conduzione di un agriturismo da lui gestito.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Benincasa avrebbe autorizzato e approvato licenze edilizie in favore di Spadafora in assenza di qualsivoglia istruttoria, garantendo l’assunzione della moglie nel Comune di San Giovanni in Fiore in mansioni e qualifiche loro gradite, in assenza di qualsivoglia criterio di rotazione e di valutazione trasparente delle qualifiche assegnate.

Benincasa è stato incastrato da diverse intercettazioni. Nei colloqui registrati dagli inquirenti si desumerebbe come Giovambattista Benincasa, ex vicesindaco di San Giovanni in Fiore stesse sfruttando le sue conoscenze per accelerare alcune pratiche relative al rilascio di autorizzazioni in favore della ditta Spadafora o per comunicargli l’uscita di bandi di gara o altri sovvenzionamenti pubblici. Nel dicembre del 2010 l’ex amministratore faceva riferimento ad una forzatura ottenuta presso l’assessorato all’agricoltura da tale Giuseppe Oliva, dirigente di settore della Regione Calabria, il quale avrebbe consentito a redigere, grazie all’intervento di un dipendente identificato in Francesco Valente, (nessuno dei due risulta indagato) un documento in favore degli Spadafora al fine di rientrare il possesso del cosiddetto tesserino forestale e cioè della licenza a poter effettuare tagli boschivi. Dalla conversazione si desume che il ritiro fosse stato determinato dall’incidente sul lavoro occorso ad un operaio rumeno, dipendente dell’azienda, deceduto a causa della caduta di un tronco. Per tale motivazione infatti, e per come rassegnato nell’informativa di riferimento del ROS CC di Catanzaro, veniva adottato dall’Ente regionale provvedimento di sospensione dell’impresa SPADAFORA dall’Albo regionale delle imprese boschive.

Anche la sistematica attuazione dei tagli boschivi a San Giovanni in Fiore è finita al centro di dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, Francesco Oliverio, che riferisce come si fosse deciso il monopolio territoriale dagli Spadafora. Il collaboratore aggiungeva come Luigi Comberiati aveva addirittura un rapporto di “comparaggio” con Pasquale Spadafora e lo stesso coadiuvava la ditta boschiva sangiovannese nel monopolizzare le aste boschive. Questa situazione, secondo le dichiarazioni di Oliverio, si configura a partire dal 2005, sino a maggio del 2011, quando lo stesso veniva ristretto in detenzione.

Quanto alla figura del vicesindaco Beninacasa, il collaboratore riferiva che, nelle elezioni del 2011, era stato eletto nella lista del sindaco Barile per poi aggiungere come in quella campagna elettorale questo poté contare sull’appoggio degli ‘ndranghetisti sangiovannesi ossia gli Spina Iaconis nonché dello zio Francesco Oliverio, che era a sua volta candidato in una lista che appoggiava il sindaco Barile. “Barile era stato appoggiato già nella competizione elettorale precedente, in quanto Paolo Spina Iaconis e i suoi parenti più stretti, vollero fare un dispetto a “Palla Palla” che è lo pseudonimo di Mario Oliverio, per cui vollero fare vincere la destra”.

Il collaboratore si mostra poi ancora più preciso raccontando come, nel 2011, “era capitato che la giunta Barile era per così dire “caduta”, per cui fu necessario rieleggere l’esecutivo e, ribadisco, gli uomini della ‘ndrina di San Giovanni in Fiore confermarono l’appoggio a Barile”. Ebbene, secondo le dichiarazioni del collaboratore, molti voti vennero dirottati in favore di Giovambattista Benincasa, il quale, una volta eletto, garantiva agli ‘ndranghetisti informazioni specie in ordine alle gare d’appalto che il Comune si apprestava a bandire. Le informazioni erano quindi relative anche alle aste boschive che interessavano l’impresa di Spadafora e Comberiati. Oliverio aggiungeva quindi come Giovambattista Benincasa veniva “ringraziato”, per il tramite di forniture di legna, che gli assicuravano, a lui e ai suoi parenti, proprio gli Spadafora.