San Giovanni, maxi blitz “Stige”: le accuse all’ex vicesindaco Benincasa, oggi seguace della Meloni

L’operazione Stige ha toccato di striscio anche San Giovanni in Fiore con l’arresto dell’ex vicesindaco Giovambattista Benincasa.

Benincasa è stato vicesindaco nelle due giunte targate centrodestra (la prima e unica volta che la “rossa” San Giovanni è stata conquistata dalla destra) del sindaco Antonio Barile (2010-2011 la prima; 2011-2014 la seconda) prima delle dimissioni e dello scioglimento del Comune, che oggi è tornato al Pd con il sindaco Pino Belcastro.

Benincasa, già esponente del Pdl, è passato a Fratelli d’Italia e di recente è stato eletto nell’Assemblea nazionale del partito di Giorgia Meloni dopo essere stato responsabile del dipartimento agricoltura.

L’ ex esponente dell’amministrazione è accusato, assieme a Pasquale Spadafora, 41 anni, originario di Crotone ma residente a San Giovanni in Fiore, di aver ricevuto utilità da parte di quest’ultimo accettando ad esempio la compartecipazione agli utili delle attività boschive della ditta intestata e gestita da Spadafora nel commercio del “cippato”, della protezione da furti e eventuali reati contro il patrimonio in ordine alla conduzione di un agriturismo da lui gestito.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Benincasa avrebbe autorizzato e approvato licenze edilizie in favore di Spadafora in assenza di qualsivoglia istruttoria, garantendo l’assunzione della moglie nel Comune di San Giovanni in Fiore in mansioni e qualifiche loro gradite, in assenza di qualsivoglia criterio di rotazione e di valutazione trasparente delle qualifiche assegnate.