San Vito Alto e l’edilizia sociale: tutta la verità sui 10 milioni persi per il contratto di quartiere

A San Vito Alto ci credevano tutti. Il contratto di quartiere da 10 milioni di euro avrebbe risolto tanti dei problemi di questo quartiere popolare storicamente in difficoltà e svantaggiato. Che per molti è ancora il “Bronx”, come veniva definito negli anni Ottanta, quando c’era la prima guerra di mafia cosentina.

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Sono stati parecchi i cittadini di San Vito che in questi mesi hanno ricordato le incredibili modalità con le quali si sono persi questi fondi e hanno protestato a gran voce. Come, per esempio, Livio Pietramale.

“E’ uno schifo, ho partecipato alle assemblee durante la giunta Perugini, a Serra Spiga e le pratiche erano a buon punto, l’assessore regionale Luigi Incarnato lavorava per portare finalmente dopo 50 anni, un tetto decente a queste famiglie, ma stranamente l’arrivo di Pino Gentile ai Lavori Pubblici ha cambiato le carte in tavola e come per magia 10 milioni di euro non ci sono più. Anche il suo fidato consigliere ed ex assessore Lo Gullo dovrebbe dire la verità ai cittadini di San Vito”.

Già, la verità. C’erano tutte le carte in regola per partire. Progetti definitivi, delimitazione delle aree, sopralluoghi. Non mancava niente.

E invece in un colpo solo l’assessore ai Lavori pubblici della Regione Calabria, Pino Gentile, ha bloccato la realizzazione di 3 mila alloggi di edilizia sociale e ha sospeso i 10 milioni di euro per il contratto di quartiere di San Vito Alto. In barba alle esigenze di centinaia di famiglie che aspirano ad una casa dignitosa e di decine di imprese che, in un difficile periodo di crisi, avevano un’occasione per rifiatare.pino-gentile

Tutto si inquadra nella delicata matassa del bando per l’edilizia sociale, che è finito nel mirino della magistratura e che finalmente si capisce a cosa è servita: finanziare l’orribile e inutile ponte di Calatrava.

La legge regionale numero 36 era stata approvata dal consiglio regionale a fine 2008. Le finalità previste dalla legge erano quelle di riqualificare le aree degradate nonché di favorire l’accesso alla proprietà ed alla locazione di famiglie a reddito medio basso privilegiando le categorie più svantaggiate quali le giovani coppie, gli anziani, gli studenti universitari fuori sede, i lavoratori extracomunitari, le ragazze madri e le forze dell’ordine. Erano stati finanziati 155 milioni di euro destinati a Comuni, Aterp, Cooperative, Imprese e Università. E in quella legge 36 c’era anche altro.

Il finanziamento dei contratti di quartiere 2 per i Comuni superiori a 30.000 abitanti (Lamezia, Corigliano, Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Cosenza). In particolare per il Comune di Cosenza era previsto questo benedetto finanziamento di 10 milioni di euro per il contratto di quartiere di San Vito Alto. Un’occasione irripetibile per le famiglie che da anni abitano in quel quartiere in case da 30 metri quadri.

Ebbene, nel giro di un anno è sparito tutto sull’altare degli interessi dei palazzinari legati a Pino Gentile, che lo hanno pressato per avere i finanziamenti e per compiere scelte diametralmente diverse. Con l’alibi che i fondi assegnati nella provincia di Cosenza e a Cosenza città erano eccessivamente superiori a quelli di Reggio Calabria e della sua provincia. E’ proprio così: la ragione principale per cui l’assessore Gentile aveva revocato il bando era che i Comuni, l’Aterp, le Cooperative e le imprese operanti nella provincia di Cosenza hanno avuto troppi finanziamenti…

Ma torniamo al contratto di quartiere di San Vito Alto. Qualche anno fa il consigliere comunale Giuseppe Mazzuca aveva affrontato il problema e non le aveva certo mandate a dire a Pino Gentile.

“Demolire 284 abitazioni fatiscenti a San Vito Alto – affermava Mazzuca – per ricostruirle e offrire alle famiglie di San Vito Alto una casa nuova, dignitosa e più confortevole viene ridotta nella relazione di Gentile e dei suoi giuristi a “un numero esiguo di unità fatiscenti”. Numero esiguo 284 abitazioni? Ma Gentile ha mai visto in che condizioni vivono le famiglie di San Vito Alto? Dov’è allora l’irregolarità? Forse nel voler dare una nuova casa alle famiglie di San Vito Alto? Ma forse Gentile e i suoi giuristi desideravano che né il Comune di Cosenza, né le Imprese e nè le Cooperative riqualificassero il quartiere, togliendolo dal degrado e dalla ghettizzazione e compiendo un processo di integrazione sociale”.

Intanto, nel suo dossier, Carlo Guccione, nell’affrontare il problema, rimarca il fatto che non ci sia alcuna comunicazione ufficiale sullo stato del contratto di quartiere di Cosenza, affiancando alla voce il fatidico interrogativo: sospeso? 

Quanto al resto, Guccione lancia un’accusa circostanziata ad un dirigente della Regione.

“… Il Ministero ha formalmente richiesto al settore Casa un fruttuoso e valido supporto tecnico e amministrativo attraverso una puntuale ricognizione su tutti i programmi avviati ma non ancora ultimati, al fine di scongiurarne il loro definanziamento. Ebbene, non risulta sia mai stata avviata alcuna attività in merito nonostante ci sia una cabina di regia di cui è responsabile l’ingegnere Giuseppe Iiritano…”. Ma nessuno finora si è degnato di rispondere. Neanche quel chiacchierone di Gratteri.

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