Sangineto, gli animalisti accusano la questura di Cosenza

Sangineto. Decine di pullman sono approdati ieri a Sangineto (Cs) per manifestare in ricordo di Angelo, il cane bastonato ed impiccato da quattro balordi del posto. I manifestanti provenienti da ogni parte di Italia, dopo aver macinato migliaia di chilometri, sono stati però bloccati a 6 km dal borgo da agenti in assetto anti-sommossa.
I manifestanti dopo aver urlato slogan, esposto striscioni, hanno bloccato la statale 18 in segno di protesta.
Infuriato il promotore della manifestazione nonché Presidente Nazionale del Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali, Enrico Rizzi, per il comportamento ritenuto inaccettabile e gravissimo delle forze dell’ordine.
Questo il testo di una sua dichiarazione.
“Voglio innanzitutto ringraziare tutte quelle persone che ieri, mosse soltanto da un senso di pietà e di giustizia per il povero cane Angelo, sono giunte a Sangineto per manifestare la loro rabbia contro uno Stato che non vuole punire, per come avviene nei paesi civili, chi si macchia di simili atti atroci.
Sono comunque indignato per il comportamento dei dirigenti della questura di Cosenza.
Siamo stati trattati come delinquenti senza aver fatto nulla. Appena arrivati, siamo stati accolti da decine e decine di celerini in assetto anti-sommossa, con caschi e scudi alla mano.
Un dirigente, rivolgendosi a me, si è permesso di dire che siamo criminali organizzati.
Tantissimi cittadini sono stati identificati dagli agenti, in borghese e non, facendo delle riprese o fotografie con i cellulari degli stessi appartenenti alle forze dell’ordine e ciò è assolutamente illegittimo.
Per terrorizzare i cittadini, i dirigenti della questura hanno inventato e ripetuto decine di volte, minacce di sanzioni amministrative per ben cinquemila euro a persona. Hanno impedito a delle signore pensionate di girare liberamente in alcune zone del paese. Cosa avrebbero potuto fare? Siamo in uno Stato di Polizia?
Per quanto accaduto, avendo raccolto materiale, scriverò nelle prossime ore al Ministro Alfano ed al questore di Cosenza. Come prima cosa, pretendo che a carico di quel dirigente che ha esternato la frase indegna, vengano immediatamente presi dei provvedimenti disciplinari, come la sospensione dal servizio”.