Sanità e ‘ndrangheta sul Tirreno: povera CGIL, come sei caduta in basso. Il caso Sbarra

Advertising

C’è ancora qualche tassello da inserire nella torbida vicenda dei falsi precari raccomandati che aspiravano (e in realtà aspirano ancora) all’assunzione all’Asp di Cosenza. Almeno fino a quando un giudice non si metta ad indagare seriamente su questa vicenda classica da “voto di scambio”. 

Sulla dottoressa Manzini, procuratore aggiunto di Cosenza, abbiamo già espresso le nostre perplessità. Più che Marisa l’implacabile, somiglia a “Marisa La Nuit”, il personaggio comico dell’attrice Marisa Laurito. O, come abbiamo scritto più di recente, ad una pettinatrice di bambole, visto tutto il tempo che perde in attività inutili. Anche adesso che è arrivato il nuovo procuratore Spagnuolo, con il quale, adesso, vanno a caccia di depuratori che non funzionano da decenni…

Detto questo, facciamo il nostro lavoro, visto che altri non sono in grado di portare a termine il loro.

La vicenda dei falsi precari assunti all’Asp di Cosenza nasce in un ufficio della CGIL di Cetraro ed è opera di un patto di potere tra il sindacalista Franco Mazza e il “solito” Nicola Adamo.

nicola-adamoIl tramite è l’editore-strozzino Pierino Citrigno, grande amico di entrambi. Con il sindacalista, in particolare, è finito anche in una brutta storia giudiziaria di intimidazioni ed estorsioni. Una vicenda giudiziaria che la CGIL ha utilizzato per cacciare Mazza ma senza denunciarne l’incredibile comportamento. Mazza infatti ha “piazzato” almeno una cinquantina di nomi in questo elenco (quelli di Cetraro e del Tirreno) lasciando gli altri a tutti i politici che ci hanno sguazzato come maiali (o cinghiali, fate voi).

L’omertà della CGIL è veramente vergognosa. Ci sono sindacalisti della Camera del lavoro che ancora parlano di carte dei diritti dei lavoratori e non sono in grado di fare pulizia al loro interno. E’ davvero desolante. Soprattutto per quello che stiamo per rivelare.

L’unica persona inserita nell’elenco dei 133 da Tortora a Praia è la n.16: PUNZO PAOLA – TORTORA. La signora Paola Punzo di Tortora altri non è che la moglie di tale Francesco Martino, sindacalista CGIL che all’epoca dei fatti era reggente dell’Ufficio Patronato CGIL di Praia a Mare. Martino era intimo di Franco Mazza e ha pensato bene di inzupparci il biscotto pure lui. Ma, a differenza di Mazza, non è per niente fuori dalla CGIL. No, il signor Martino è ancora un “pezzotto” del sindacato più corrotto d’Italia.

oliverio-magorno1

Martino adesso gestisce un patronato a Tortora, ma fa ancora il sindacalista ed è anche il segretario del PD di Tortora. Roba da non crederci. Sono così sicuri che nessuno parli da fare le peggiori porcherie ma l’omertà, a quanto pare, è finita.

Francesco Martino da Tortora rappresenta in tutta la sua schifezza la corruzione della CGIL e del PD: due facce della stessa medaglia. Quanto al PD, non sfugge a nessuno che sia in atto ormai una guerra aperta dovunque. Tra di loro si odiano e quando definiamo incapace Ernesto Magorno siamo fin troppo benevoli. Un partito che mette Magorno segretario regionale non ha molte speranze di rimanere attivo e così facendo il processo non fa altro che accelerarsi.

Alla luce di questa denuncia, la CGIL e il PD avranno i coglioni di cacciare fuori questo signor Martino di Tortora? Vedremo. 

MARCELLINO MICHELINO SBARRA
Nel frattempo, dobbiamo delle scuse al sindacalista della CGIL Marcellino Michelino Sbarra perché, erroneamente, abbiamo scritto che c’è un suo parente nell’elenco e invece lo Sbarra che c’è dentro non è riconducibile a lui. 
Ma la “carriera” di questo Sbarra, al netto dell’assurda vicenda di coloro che si autoassumevano all’Asp di Cosenza contando anche sulla sua complicità, è davvero deprimente e riflette in pieno la deriva della CGIL. In questo caso della “mitica” (una volta…) Funzione Pubblica.
Sbarra Marcellino Michelino, questo è il nome di battesimo ed è l’unica cosa reale che si conosca. Il resto lo si può vedere sul sito dell’Asp di Cosenza alla voce “posizioni organizzative”. I titoli sono reali? E’ il primo quesito!
Nel 2013 con prot. n. 0247805 del 29.11.2013, Vincenzo Cesareo, in qualità di direttore dello spoke di Cetraro, attestava che il servizio di riabilitazione era di pertinenza organizzativa della direzione sanitaria.
Lo Sbarra aveva le funzioni di coordinamento della riabilitazione (quindi se ne deduce che, almeno sulla carta, è un fisioterapista) che manteneva dalla sua mobilità dall’ospedale di S. Marco a quello di Cetraro. La posizione organizzativa non avrebbe potuto averla in quanto non aveva i requisiti di legge, temporali, per ottenerla.
In data 21.10.2014, prot. n. 0207408, a firma della dr. ssa Bernaudo, direttore del distretto del Tirreno, gli si attribuiva che tutte le attività connesse ai fisioterapisti venissero coordinate dallo stesso: come è possibile che un coordinatore con posizione organizzativa dell’ospedale possa avere anche in gestione il territorio?
fp-cgil
Non era dipendente, infatti, dello spoke?
In data 4.11.2014, ciliegina sulla torta, allo scadere del mandato quale dg di Gianfranco Scarpelli, con delibera n. 2379, gli si attribuiva la responsabilità di coordinamento di tutti i tecnici di riabilitazione dell’intero Tirreno.
Quindi sia dello spoke che del territorio.
Tale delibera veniva anche contestata dal segretario della UIL Elio Bartoletti secondo il quale le procedure amministrative non erano state rispettate ed addirittura senza la preventiva autorizzazione del direttore delle risorse umane dell’Asp di Cosenza.
Ad oggi non si evince se lo Sbarra dipenda dallo spoke o dal territorio o sia in comproprietà. Se si legge la busta paga, però, risulta ospedaliero. Per quanto sopra i fisioterapisti ospedalieri sono: Sbarra Michelino e Barbarello Rosaria. Tutti gli altri appartengono al territorio.
Effettivamente dovrebbe garantire anche il turno del sabato mattina ma non è mai entrato in un reparto neanche quando manca la Barbarello perché utilizza i fisioterapisti del territorio con disposizione di servizio a sua firma!
Come fa un coordinatore del territorio e dello spoke ad espletare le sue funzioni senza essere presente sul posto? Ubiquità? A Cetraro arriva alle ore 8 del mattino e si sofferma solo circa mezzora solo per dare disposizioni e creare problemi ai pazienti quali il rilascio di certificati. Addirittura pretende dai pazienti assenti per motivi personali, la presentazione di giustificazione medica (certificato medico!).
Come accennavamo, ha pure il dono dell’ubiquità perché fa parte anche della commissione UVM (Unità valutazione multidisciplinare), pare senza alcuna autorizzazione. Chiaramente per gironzolare e non fare nulla è anche pagato, visto che prende l’indennità chilometrica e di missione. Una cosa è comunque certa: non mette mai le sue mani su un paziente!
Proprio oggi, per chiudere il cerchio, abbiamo appreso che il signor Sbarra cinque anni fa provò a prendere in mano la clinica Tricarico di Belvedere. Non ci riuscì ed era visto come il diavolo. Sia lui che la moglie, un’impiegata dei Tricarico, tale Impieri Rosaria. Adesso è stato incredibilmente rivalutato. Lui (visto che non aveva già altri incarichi!!!) lavora anche all’interno della clinica Tricarico. E alla moglie è stato affidato l’ufficio del personale. Combina solo danni!
E la storia di questo Sbarra sembra quasi la fotografia dell’immenso potere del clan Muto, che mette uomini di sua fiducia sia all’ospedale di Cetraro che alla clinica Tricarico di Belvedere. Con la chiara complicità e connivenza della politica e dei sindacati. 
Ma questo la DDA lo sa bene. Vero, sottosegretario Marco Minniti?