Sanità, Filippelli elimina l’ambulanza notturna con infermiere. Impossibile coprire i turni

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Da domani mattina gli effetti devastanti dell’entrata in vigore della norma  n. 161 del 30.10.2014, in ossequio alla direttiva europea n. 2003/88, che riguarda i turni di servizio dei medici, saranno visibili anche a Cosenza.

Il commissario dell’Asp Gianfranco Filippelli, adducendo l’impossibilità di procedere a coprire i turni di servizio, ha deciso che a partire dalle ore 20 di domani l’Unità operativa d’emergenza del Pronto soccorso e del 118 perderà un servizio fondamentale. Si tratta dell’ambulanza cosiddetta “infermierizzata”, che presta servizio dalle 20 alle 8 e svolge una funzione insostituibile per le emergenze. Da domani non ci sarà più. 

Da quanto si è appreso, sembra che resterà fuori dai turni anche il servizio del medico allo stadio “Gigi Marulla” per la prossima partita in casa del Cosenza prevista per sabato 5 dicembre.

Il servizio dell’Automedica (12 ore dalle ore 8 alle ore 20 prima di dare il cambio all’ambulanza con infermiere) sarà invece fortemente ridimensionato e, in pratica, si ridurrà ad una copertura di 3-4 ore al giorno.

Si mette insomma a repentaglio la salute della gente. Perché un servizio come il 118, che funziona con un’ambulanza medica e un’ambulanza con infermiere, svuotata di tutto il percorso serale e notturno, diventa praticamente inutile. Ed espone a rischi infiniti. Così come il sacrificio dell’Automedica.

Non serviva comunque essere profeti per indovinare quanto sarebbe accaduto e qualche giorno fa Vincenzo Cesareo, direttore sanitario dell’ospedale di Paola, aveva scritto una riflessione sull’argomento.

“La data era certa, non rinviabile per la decisa volontà dei sindacati, questa volta uniti, di non offrire deroghe al governo che avrebbe dovuto provvedere con immediatezza a sbloccare il turn over bloccato ormai da 5 anni, assumendo 5 mila medici su tutto il territorio nazionale.

Appare chiaro come l’ attuale gestione commissariale della sanità calabrese non abbia a cuore, o non sia in grado di garantire il fondamentale ed irrinunciabile diritto alla salute previsto costituzionalmente, tanto che, in queste condizioni, sarà costretta a pagare una esosa penale di 50 mila euro al giorno per la impossibilità materiale di coprire i turni di servizio”.

Il direttore generale del Dipartimento Salute Riccardo Fatarella, dal canto suo, ha laconicamente comunicato ai commissari che “il ministero ha dato mandato di attuare la norma in questione, ipotizzando percorsi di riorganizzazione del lavoro attraverso cui si possono scongiurare disservizi, se non addirittura l’interruzione del pubblico servizio, soprattutto nelle regioni sottoposte a restrizioni in materia di reclutamento del personale. Per questo si invitano le Aziende in indirizzo a non assumere iniziative in merito, nelle more di indicazioni da parte di questo Dipartimento per fornire le quali si ritiene opportuno convocare a stretto giro un incontro con i sindacati e la dirigenza del comparto”.

In sostanza, come scriveva Cesareo, ci si espone a pesanti penali perché si viola la legge. Ma non ci sono alternative.

Va da sè che diverse Unità Operative (così si chiamano oggi i reparti) dovranno essere chiuse e che si dovrà procedere all’accorpamento di strutture ospedaliere, lasciando vaste zone abbandonate a se stesse, senza alcuna possibilità di ricevere risposte anche in emergenza/urgenza.

Questa è, purtroppo, la triste realtà, per la quale non si sente alcuna voce della politica in grado di alzarsi e ribellarsi.

Ed il popolo bue? Tace come sempre, sperando nel fato.