Sanità, il business dei lodi arbitrali: Paolini e il fondo inglese

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Ogni anno le cliniche cosentine, oltre a tutto quello che viene previsto nel budget assegnato dalla Regione e dall’ASP (i dati sono stati diffusi proprio in questi giorni), sforano il tetto e ovviamente anticipano somme, con l’obiettivo di recuperarle appena possibile.

Il giochino per far girare ulteriormente l’economia della tanto vituperata sanità privata è il lodo arbitrale, per il quale professionisti come Enzo Paolini ed Oreste Morcavallo sono autorità universalmente riconosciute e strapagate.

Paolini, poi, nella sua qualità di presidente dell’AIOP (Associazione italiana o spedalità privata) conosce bene tutti i trucchi del mestiere per tutelare le cliniche ma anche le sue tasche.

Ora se ne stanno accorgendo anche i “pezzi grossi” deil’informazione calabrese, quelli che eseguono gli ordini di Minniti. E noi ne siamo felicissimi, perchè, con rispetto parlando, ne scriviamo ormai da mesi.

L’arbitrato (dal latino arbitratus, cioè giudizio) è un metodo alternativo di risoluzione delle controversie (cioè senza ricorso ad un procedimento giudiziario), che consiste nell’affidamento a uno o più soggetti terzi (gli arbitri) dell’incarico di risolvere una controversia, mediante una decisione (il lodo) che sarà vincolante per le parti e suscettibile di essere eseguita, anche in via forzata.

Questo sistema alternativo può essere scelto allo scopo di conseguire uno dei suoi vantaggi sperati:

• le parti possono scegliere il loro giudice (ossia l’arbitro o gli arbitri); facoltà che si dimostra particolarmente utile quando per la decisione della controversia devono essere risolte questioni di particolare complessità, sia giuridiche che tecniche;

• il procedimento arbitrale si conclude spesso in tempi più rapidi rispetto a quelli di un procedimento pendente avanti il giudice statale;

• il procedimento arbitrale e il lodo generalmente non sono pubblici e anzi sono confidenziali;

• in molti ordinamenti, i mezzi di impugnazione avverso i lodi sono limitati, il che li rende tendenzialmente più stabili rispetto a una decisione di un giudice statale;

Ma procediamo con ordine.

Oreste Morcavallo

Ormai a Cosenza si viaggia al ritmo di un lodo arbitrale all’anno nei confronti dell’ASP che vede protagoniste una decina di cliniche. Si tratta, fate attenzione, di cifre richieste addirittura 10-11 anni prima ma che arrivano puntualmente al traguardo.

Il 19 ottobre 2015, tanto per fare l’ultimo esempio, il Collegio Arbitrale formato dai “signori” Oreste Morcavallo (avvocato, nella qualità di presidente), Enzo Paolini (avvocato, arbitro) e Giovanni Lauricella (avvocato, arbitro, rappresentante dell’ASP) ha messo la parola fine in un solo anno ad un lodo arbitrale su una controversia che si trascinava dal 2004.

Vi spieghiamo il meccanismo.

Ogni clinica dichiara uno sforamento (tra i 500mila euro e i 2milioni), si rivolge ad un avvocato (quasi sempre segnalato o indicato da Paolini), propone un decreto ingiuntivo e poi un pignoramento, non trova i soldi (poiché la BNL, banca tesoriere dell’ASP, dichiara di non avere fondi a disposizione ma di lavorare con il fido bancario) ed è quasi “costretta” a seguire la pratica del lodo arbitrale.

Enzo Paolini è il campione assoluto del lodo arbitrale. Non stiamo qui a ricordare la mitica transazione “svizzera” riportata nella Commissione d’accesso agli atti dell’ASP di Cosenza di qualche anno fa. Parliamo invece di una convenzione proposta dallo stesso Enzo Paolini alle cliniche cosentine nella quale si offre il servigio del lodo arbitrale alla modica cifra del 25% del ricavato del lodo.

Quanti soldi sono? Il 19 ottobre 2015 il Collegio Arbitrale ha assegnato a 11 cliniche più all’ospedale di Acri circa 16 milioni.

Con le cliniche convenzionate, Paolini stabilisce un abbattimento dell’importo netto per far arrivare tutti a una cifra ritenuta consona (circa 1 milione a clinica), che poi viene rimpinguata, praticamente raddoppiata con gli interessi commerciali. I 16 milioni, dunque, diventano 32 poiché sono trascorsi 10 anni e sono maturati interessi commerciali al ritmo dell’8-9% per ciascun anno.

Il totale sale così a circa 2 milioni per clinica, dai quali Paolini prenderà tranquillamente il 25% cioè circa 5 milioni a “botta” (circa 500mila euro a clinica), scusate a lodo arbitrale.

Con l’aggiunta di 70mila euro (più IVA) per il suo disturbo da arbitro.

Ma non è finita qui. Per quanto è minchione in politica, Paolini infatti è un furbo di tre cotte quando deve curare i suoi interessi e così, una volta quantificato il credito delle “sue” cliniche, il tenero Enzo “consiglia” caldamente ai suoi clienti la cessione del credito ad un fondo inglese (che la Svizzera ormai è sputtanata!), cioé ad una società finanziaria inglese, che ovviamente evita di attendere i tempi biblici dei risarcimenti ed eroga subito i soldini.

Con altri inevitabili riconoscimenti per la sua opera di mediatore. Alla fine della giostra, Paolini si mette in tasca un sacco di soldi (che a dire la verità, dichiara al fisco) ed è uno degli uomini più ricchi di Cosenza grazie anche e soprattutto a tutta questa tarantella che ogni anno gli fa incassare 5 milioni puliti puliti.

Poi è facile, come fa lui, cianciare dei problemi della sanità pubblica “bene comune” quando si fa il pieno nella sanità privata contribuendo pienamente all’affossamento di quella sanità a misura di tutti.

Il classico caso di chi predica bene ma razzola male. Anzi, malissimo.

Dunque, ricapitolando: aumenta l’entità del contenzioso legale, lo stesso non viene correttamente determinato dall’ufficio legale e genera anno per anno sopravvenienze passive, cioè ulteriori perdite non preventivate. A titolo di esempio troviamo le transazioni per diverse decine di milioni di euro con SIFIN e Farmafactoring, quest’ultima firmata da Scarpelli nel 2014, nonostante tutto ciò rimane ancora ad oggi, nella carica di Direttore dell’Unità Operativa Complessa Affari Legali, l’Avv. Giovanni Lauricella, coimputato con Scarpelli nello stesso processo penale “Consulenze d’oro” all’ASP.

Altro capitolo è rappresentato dalle spese legali fuori controllo che costano all’ente oltre due milioni di euro l’anno e che interessano un gruppo molto ristretto di avvocati incaricati della difesa dell’Asp che soccombe ad oggi in ogni lodo arbitrale.

Fatto interessante è che anche gli arbitri nominati dall’Asp nei numerosi collegi sono sempre gli stessi: avv. Nicola Gaetano, avv. Enzo Paolini, avv. Oreste Morcavallo, avv. Angelo Carmona, avv. Domenico Giugni, avv. Nicola Abele.

Cosenza-AspTra questi emerge l’avv. Nicola Gaetano, fedelissimo del Cinghiale, che, nel giro di due anni ha  incassato un corrispettivo per parcelle professionali di ben oltre 900.000,00, euro in aggiunta a tutti gli altri incarichi di difesa che lo stesso ha ottenuto e che matureranno per un importo quasi analogo a quello sopra riportato.

Non solo Enzo Paolini, dunque.

Angelo Carmona non è il centrocampista dell’Atalanta ma un docente di diritto penale alla LUISS. Il docente che aveva come assistente Andrea Gentile, il figlio del Cinghiale. 
È lui il protagonista degli altri arbitrati milionari registrati durante il periodo di gestione di Gianfranco mozzarellone Scarpelli. 
Lui ed Enzo Paolini. Perché Paolini e Gentile sono in sintonia da una vita sotto questi aspetti.
 Interventi “chirurgici”, precisi, con tante cliniche che ne hanno beneficiato e avvocati e dirigenti che si sono costruiti una posizione economica.

Così aumentano la loro ricchezza questi signori della politica sanitaria. Con i nostri soldi. Quelli della sanità che dovevano servire a curare i nostri anziani, i malati mentali, i portatori di handicap. E qualcuno continua a dire che questi avvocati sono persone serie. Sì, serissimi, ma solo per i loro affari. Altro che bene comune!