Sanità, il decreto Scura e tanti piccoli uomini

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Com’è noto ( grazie alle sentenze della Corte Costituzionale n. 361/2010; 278/2014 e 227/2015), al Commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario è interdetto l’esercizio della potesta legislativa.

Invece, col decreto 30/2016, lo stesso, il commissario Scura, ha riprogrammato la rete ospedaliera calabrese. Chiaramente lo ha fatto mediante un atto amministrativo, atteso che al medesimo commissario non è consentito adottare provvedimenti legislativi, come da Costituzione (art. 76 e 77).

Pertanto, il decreto de quo è viziato da incompetenza assoluta, da inaudita violenza nei confronti della Costituzione, da eccesso di potere (non desta meraviglia perché la persona è di una arroganza sfacciata tanto da ribadire in pubblico più volte che la Regione è lui; che delle sentenze se ne infischia perché la programmazione sanitaria non si fa con le sentenze dei giudici), da violazione e falsa applicazione delle leggi e dei regolamenti attuativi (decreto Ministeriale n. 70/2015), da manifesta contraddittorietà ed illogicità e senza quantizzare la spesa necessaria la spesa per attuare il folle disegno denominato riordino.

Il commissario Scura
Il commissario Scura

Si evince con chiarezza che la Calabria non ha speranza di garantire quanto costituzionalmente previsto a tutela della salute pubblica e che è destinata, purtroppo, a vedere dilatati i tempi della speranza: chi di speranza vive, disperato è destinato a morire.

Diversi sindaci hanno impugnato il Decreto dinnanzi il magistrato amministrativo per cercare di tutelare l’interesse pubblico. Magari, con un po’ più di coraggio e di iniziativa, avrebbero dovuto presentare ricorso anche dinnanzi il giudice penale e dinnanzi a quello contabile, ma si sa, accontentiamoci almeno di questo.

Ma l’atteggiamento più vergognoso è quello di Palla Palla e della sua Corte dei miracoli che, dopo aver preso impegni pubblici e fatto intravedere iniziative a iosa, si sono defilati, magari intimoriti dal cerchio magico renziano e dal potere cinghialesco.

A cosa sono servite, poi, le ripetute assemblee presiedute da consiglieri regionali, leggi Aieta sul Tirreno e degli altri, primo fra tutti il capo gruppo regionale PD Seby Romeo?

Piccoli uomini, magari con altri problemi. Per ora ci fermiamo qua, in seguito dimostreremo quali interessi si nascondono dietro tutto ciò.