Sanità: il grande affare delle missioni all’Asp di Cosenza

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Il ricorso all’istituto delle missioni presso l’Asp di Cosenza e l’uso quotidiano e indiscriminato che ne fanno alcuni dirigenti e funzionari provenienti quasi tutti dallo Jonio, è oltremodo vergognoso.

Di grazia, la missione, nella pubblica amministrazione, è uno strumento che dovrebbe essere utilizzato per svolgere l’attività lavorativa in un luogo diverso da quello dell’ordinaria sede di lavoro.

In ogni caso è uno strumento eccezionale che dovrebbe intervenire dove i mezzi pubblici non sono utili o sufficienti per raggiungere il luogo della missione. Questo è ciò che prevede la normativa ma all’ASP di Cosenza, dove il governo della Sanità è da anni nelle sporche mani di nani, ballerine e 15 septies (dirigenti amministrativi) non autorizzati, si ricorre all’istituto della missione in modo disinvolto quasi fosse il metodo ordinario  di spostamento.

Ciò è anche consentito da un regolamento interno, molto discutibile, che si discosta e di molto dalle intenzioni del legislatore che con la legge n.122 del 2010 voleva cancellare ogni possibilità di autorizzazione. In particolare, chi ha partorito il regolamento in uso all’Asp non solo non ha tenuto conto delle indicazioni dell’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) quanto di una sentenza del Consiglio di Stato, la n. 3990 che così recita: “…l’attività lavorativa è solo quella effettiva, e non anche il tempo di percorrenza per raggiungere la località di missione (Per il caso in specie la località di missione è il luogo di lavoro ordinario) infatti durante il tempo di viaggio il dipendente non svolge il lavoro a cui è addetto, ma si limita a spostarsi”.

Un regolamento, quello di cui si è dotato l’Asp, su cui è meglio stendere un velo pietoso soprattutto se consideriamo chi è l’estensore, che ha la faccia come nu scaluni i chianca. Assiduo frequentatore di questa “chianca” legalizzata che è l’istituto della missione all’Asp, è il famoso chitarrista di chitarra classica che, per i solfeggi che presta in via Alimena, presenta rimborsi che si autorizza da solo. Fazzolari docet.

In verità, direttore illegittimo di una Unità Operativa Centrale con sede di lavoro ordinaria a Cosenza via Alimena, il chitarrista, come pure la ballerina e tanti altri, proviene da Rossano dove risiede (purtroppo Pianini è in ritardo con la consegna degli appartamenti su corso Umberto), timbra nella sede della cittadina jonica e poi a bordo della sua fuoriserie fiammante raggiunge Cosenza facendo passare così la sua attività lavorativa fuori sede ma in realtà la sua sede di lavoro è Cosenza.

E la storia si ripete ogni giorno e ogni mese. E ogni mese il direttore del personale liquida bei soldini a lui, lei e a tutti i pendolari. Di questo abuso consuetudinario l”aspetto che irrita come l’orticaria è che la stragrande maggioranza dei dipendenti che ricorrono all’istituto della missione presentano singolarmente il modello di rimborso come se ognuno viaggiasse con la propria auto ma in realtà viaggiano in gruppo con una sola auto. Quattro per macchina: dirigenti, ballerine, nani e 15 septies che ostentano posizioni di comando e alla fine fanno i pezzenti.

Una volta questo agire si chiamava truffa. Il direttore del personale, che tutta questa manfrina conosce bene, liquida senza batter ciglio. Del resto visti i padrini politici che hanno alle spalle cosa aspettarsi? Tanto alla fin fine si tratta di dirigenti, funzionari, nani, ballerine e 15 septies tutti dai modi “gentili”. Ma pur sempre pezzenti.