Sanità, il M5S ha copiato il progetto di legge della destra? Polemica su “La Stampa”

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Il vicepresidente della Camera e uomo forte del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, in Calabria. La conquista elettorale di una delle regioni nelle quali il Movimento è in affanno prova ad appoggiarsi su una proposta di legge che, nelle intenzioni, dovrebbe rivoluzionare la sanità regionale, commissariata ormai da più di sei anni. «Secondo le stime delle autorità, siamo circa 5mila.

La notizia interessante è che servono 5mila firme per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare», dice alla folla l’uomo del Direttorio. Il guaio, però, è che le firme dei cittadini non servono. Per un semplice motivo: quel testo di legge, mai approvato, esiste già, e dal lontano 2012.

Un modello di 4 anni fa

Lo avevano presentato 4 consiglieri regionali dell’allora maggioranza di centrodestra, guidata dal governatore – ex An, Pdl e Ncd – Giuseppe Scopelliti. La nuova proposta del Movimento, per la quale si sta battendo in prima linea la deputata calabrese Dalila Nesci, è praticamente identica.

Cambia il nome (“Riassetto istituzionale del Servizio sanitario regionale”, quello del M5S e “Istituzione delle Aziende sanitarie territoriali e delle Aziende sanitarie ospedaliere”, quello del centrodestra), ma il testo è del tutto sovrapponibile. Quanto al merito, la riforma grillina prevede l’istituzione di tre Aziende sanitarie territoriali (Ast) e di tre Aziende sanitarie ospedaliere (Aso). Ovvero il medesimo schema organizzativo teorizzato dall’amministrazione di centrodestra.

Sospetto copiaincolla  

Coincidenze o plagio bello e buono? Già l’incipit della proposta suscita più di qualche sospetto.

M5S: «Il presente disegno di legge è finalizzato ad armonizzare le disposizioni contenute nelle leggi vigenti, in particolare nella legge regionale 12 novembre 1994, n. 26, e nella legge regionale 11 maggio 2007, n. 9 e smi, con l’assetto territoriale determinato dal Dpgr n. 18/2010».

Centrodestra: «Il presente disegno di legge è finalizzato ad assicurare l’armonizzazione delle disposizioni contenute nelle leggi vigenti, e in particolare nella legge regionale 12 novembre 1994, n. 26 e nella legge regionale 11 maggio 2007, n. 9 e smi, con il nuovo assetto territoriale che si è venuto a determinare a seguito dell’approvazione del decreto del commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale n. 18/2010».

La versione a Cinquestelle

Certo, può anche essere un caso, ma il testo presenta altre analogie che fanno pensare a una scopiazzatura neanche troppo mascherata. «Il presente progetto di riordino del Ssr – si legge nella proposta 5 Stelle – p revede una diversa e più funzionale configurazione degli ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende sanitarie e ospedaliere regionali. Con tale riordino si vuole concretizzare il procedimento di scorporo ospedale/territorio, attraverso la ridefinizione territoriale delle Aziende sanitarie locali e la conseguente riaggregazione, per funzioni assistenziali, alle Aziende ospedaliere dei presidi ospedalieri precedentemente afferenti alle Aziende sanitarie provinciali».

La versione centrodestra 

«Il nuovo progetto di riordino del sistema sanitario regionale – argomentavano invece i consiglieri di centrodestra – prevede una diversa configurazione degli ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende sanitarie e ospedaliere regionali. Con esso si vuole concretizzare il procedimento di scorporo ospedale-territorio attraverso la ridefinizione territoriale delle aziende sanitarie locali e la conseguente riaggregazione per funzioni alle aziende ospedaliere dei presidi ospedalieri che erano precedentemente afferenti alle Asp».

Leggi interscambiabili  

Le due proposte sono, insomma, sovrapponibili: una vale l’altra. Le variazioni riguardano solo qualche parola e qualche data, per il resto i testi sono sostanzialmente uguali. Perfino la denominazione delle nuove Aziende, ospedaliere e territoriali, è la stessa. Nel 2012 la mappa sanitaria veniva divisa in aree (Nord, Centro e Sud), come ipotizzato dalla proposta del Movimento. E resta confermata, oggi come ieri, l’istituzione dell’ospedale universitario “Mater Domini” di Catanzaro. Qui il giro di frase scelto dal M5S è leggermente diverso, ma il concetto è esattamente quello.

Pietro Bellantoni

La Stampa

Riceviamo dalla deputata Dalila Nesci (M5S) e volentieri pubblichiamo

Il Movimento 5 stelle ha sempre detto che a scrivere la bozza della proposta di legge popolare sul riassetto della sanità calabrese sono stati i dirigenti medici Tullio Laino e Gianluigi Scaffidi; il secondo cacciato dalla dirigenza regionale dall’allora governatore Giuseppe Scopelliti, dopo avergli rappresentato l’impossibilità giuridica di pagare il policlinico universitario in assenza di protocollo valido, perdurante, e al di fuori della normativa di specie. L’articolo apparso sul sito di «La Stampa» non ha precisato tre fatti, in libertà inducendo la convinzione che 5 stelle abbia scopiazzato dal centrodestra calabrese. Allora va precisato che:

1) l’idea di quel riassetto era di Scaffidi e non è mai stata portata avanti da nessuna forza politica presente in Consiglio regionale, della passata e dell’attuale legislatura;

2) il Movimento 5 stelle, che nel Consiglio regionale della Calabria non ha propri eletti, ha ripreso quell’idea di Scaffidi, riassunta nella relazione introduttiva (di Scaffidi) alla proposta di legge in argomento, grazie a Laino articolandola in poche semplici norme, condivise con gli attivisti e i cittadini calabresi, che hanno contribuito con osservazioni e indicazioni tramite la rete;

3) se, come più volte significato dal palco di Lamezia Terme, il copyright del testo in questione è di Scaffidi e Laino, non vi è motivo per cui ad appropriarsene debba essere il centrodestra, che semmai ha l’aggravante di non aver sostenuto il riassetto istituzionale della sanità pensato da Scaffidi, che a noi sembra un’ottimabase per affrontare i nodi della sanità calabrese, al di fuori di chiacchiere e suggestioni.