“Santa Mafia”, Petra Reski e la censura della ‘ndrangheta (di stato) italo-tedesca

MONTECATINI TERME, 11/11/2007 - IL PRESIDENTE DI FORZA ITALIA, SILVIO BERLUSCONI INTERVIENE AL CONGRESSO DEI CIRCOLI DEL BUON GOVERNO DI MARCELLO DELL'UTRI NELLA FOTO MARCELLO DELL'UTRI CON SILVIO BERLUSCONI FOTO GIUSEPPE MATTEINI/INFOPHOTO

Petra Reski è una giornalista e scrittrice tedesca, famosa per la sua produzione letteraria “di denuncia” sulla criminalità organizzata. In Italia ha avuto una certa notorietà soprattutto con la pubblicazione di Santa Mafia nel 2009.

Santa Mafia è un libro-inchiesta sulla mafia e in particolare sulla ‘ndrangheta in Germania e nel resto d’Europa.

Era uscito da appena tre giorni e già Marcello Dell’Utri, il referente mafioso di Berlusconi, tuttora in galera, aveva annunciato una querela contro la giornalista. All’epoca Dell’Utri era ancora fortissimo e in una intervista a Libero non le aveva certo mandate a dire, non solo alla giornalista ma anche ad un magistrato.

Domanda del giornalista: “Intanto il procuratore nazionale antimafia aggiunto, Vincenzo Macrì, firma la prefazione a un libro, Santa Mafia, che la pone al centro di un complotto mafioso. Non le sembra un avallo?“

Dell’Utri: “Certo, un procuratore che fa questo avalla sicuramente quelle falsità allucinanti contenuto nel libro di Petra Reski. L’unica arma che ho è la querela…”. Sembra di sentire Berlusconi, Occhiuto, il Cinghiale, Madame Fifì e tutta quella pletora di delinquenti che ancora ammorba la Calabria e il nostro Paese. Quando si sentono attaccati, loro querelano… Tanto – con qualche rara eccezione – loro i giudici se li comprano.

Morale della favola: i tribunali giudiziari tedeschi hanno obbligato a pubblicare il libro con censure. Ed ecco – di seguito – un articolo della giornalista tedesca che spiega nei dettagli cosa è accaduto e cosa sta accadendo.

di Petra Reski

Meno male che la mafia non esiste in Germania. Solo imprenditori italiani di successo.
Dopo l’uscita del mio libro “Santa Mafia” ho passato tre anni con processi – querelata da vari imprenditori italiani di successo, in particolare quelli di Duisburg e Erfurt. Le pagine di “Santa Mafia” sono state annerite su richiesta dei tribunali tedeschi. Nell’ultima udienza non sono più comparsa personalmente perché l’ho considerato troppo umiliante essere ripetutamente minacciata in una aula del tribunale senza che nessuno intervenisse. Tuttavia, dal punto di vista della ricerca antropologica, l’esperienza mi è stata molto utile: Se comunque non posso fare nomi, perché vengo querelata subito, perché dunque dovrei farmi ostacolare dai vincoli di un libro non-fiction? Allora ho deciso di scrivere sulla mafia solo in forma di romanzo.

In questo momento ho appena completato il terzo manoscritto per un nuovo romanzo sulla mafia. I protagonisti sono, come negli altri due romanzi: Serena Vitale, una donna magistrato anti-mafia con radici tedesche e il (per lo più) coraggioso giornalista investigativo tedesco Wolfgang W. Wieneke. E gli imprenditori italiani di successo fanno tutto per fornirmi ulteriori ispirazioni: mentre scrivevo l’ultimo libro, sono stata querelata di nuovo da un imprenditore di successo di Erfurt. Avevo fatto il suo nome in un articolo su una sentenza del tribunale di Lipsia contro la televisione tedesca MDR – in seguito del loro documentario sulla ‘Ndrangheta a Erfurt.

Pochi giorni fa, ho avuto la sentenza: secondo il tribunale di Lipsia sono colpevole di aver violato i diritti della personalità dell’imprenditore di successo italiano. Poiché nessuno legge il miei articoli sulla mafia in Germania e il mio blog più attento di alcuni imprenditori italiani di successo in Germania, particolarmente quelli di Duisburg ed Erfurt, è probabile che il mio blog debba proprio a loro il maggior numero dei click.Più che la querela dagli imprenditori italiani di successo però mi ha stupito l’atteggiamento della redazione per la quale ho scritto l’articolo, il “Freitag“– un giornale noto per ostentare il suo grande impegno sociale. Alla mia domanda se la querela era arrivata anche alla redazione, ho sentito solo un “… Oops – no, non abbiamo ricevuto niente qui, per quanto ne so…”. Poi hanno fatto scena muta. Nessuno della redazione mi ha chiesto se potessero darmi una mano, magari il sostegno di un avvocato – niente. Anzi, in obbedienza preventiva, il mio articolo online veniva cancellato già prima del processo. “Un peccato, sì, ma le spese legali sono per una piccola casa editrice come la nostra un bel peso”, mi facevano sapere. Il fatto che le spese legali per una piccola scrittrice come me potrebbero significare forse un considerevole, se non un maggiore peso (ho incassato per l’articolo in tutto 321 euro), nessuno sembra esserselo chiesto.

Non mi sarei aspettata una reazione del genere – né che avrebbero cancellato il mio articolo in obbedienza preventiva, né che si sarebbero inchinati già prima del processo – per non parlare di etica giornalistica. Poco dopo mi è stata consegnata la querela e ho scritto una lunga mail al caporedattore Jakob Augstein – a sua volta erede del fondatore dello SPIEGEL. E lui, che di solito si esprime su tutti i possibili temi su tutti possibili canali – dalla A come “armi nucleari in Germania” fino alla Z come “zero speranze per i bambini del terzo mondo” – stava zitto. Nessuno ha risposto. Poi ho capito il messaggio.

Mi sono ricordata una frase che mi ha detto una volta Alberto Spampinato, il fratello di un giornalista ucciso dalla mafia siciliana e fondatore di “Ossigeno per l’informazione”, “Chiunque scrive sulla mafia lo fa a rischio e pericolo”. Lo intendeva letteralmente. Perché con “a proprio rischio” intendeva non solo pericolo per la vita, ma anche per l’integrità. Senza la viltà di molti e senza le bocche chiuse dei suoi simpatizzanti la mafia sarebbe stata sconfitta già molto tempo fa.

La querela mi è stato consegnata al mio indirizzo veneziano. Il quale si può conoscere magari. Ma non il piano in cui abito. Il piano lo può conoscere solo chi è stato in piedi davanti alla mia porta. Sono piccole sottigliezze che si possono solo apprezzare quando si scrive di mafia “a proprio rischio”. Comunque un’ottima fonte di ispirazione per i miei romanzi futuri.