Santa Maria del Cedro, un ascensore per Silverio (di Francesca Lagatta)

7.693 views Santa Maria del Cedro | Disabilità, incidente domestico per Silverio Miraglia e sua madre: precipitano dalle scale Posted on 18 maggio 2017 by Francesca Lagatta Santa Maria del Cedro | Disabilità, incidente domestico per Silverio Miraglia e sua madre: precipitano dalle scale FacebookTwitterGoogle+LinkedInTumblrWhatsAppEmailCondividi (Silverio Miraglia in un fermo immagine dell’intervista rilasciata all’emittente televisiva Retetre Digiesse)
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di Francesca Lagatta

Noi cronisti lo abbiamo raccontato per mesi, lo abbiamo denunciato decine e decine di volte, lo abbiamo documentato, urlato, anticipato, previsto, e prima o poi sapevamo sarebbe caduto. Ieri mattina Silverio Miraglia, il 17enne costretto in carrozzina ideatore del tour #ancheiovoglioviaggiare, è caduto rovinosamente per le scale mentre sua madre, come fa di consueto anche più volte al giorno, lo trasportava in spalla fino a casa, situata al secondo piano di un condominio con una scalinata lunga e stretta.

Graffi, escoriazioni e una costola ammaccata per Silverio, botta al setto nasale per sua madre che le ha provocato la fuoriuscita di sangue per molto tempo. Tutto sommato, poteva andare peggio. E succederà quando il corpo provato della povera madre non sopporterà più il peso di suo figlio che continua a crescere.

E’ successo perché Silverio pur avendone diritto non ha ancora un ascensore per uscire da una casa diventata tanto simile a una prigione per colpa della burocrazia. Quando ne ha necessità, cioè tutti i giorni anche solo per recarsi a scuola, il suo unico mezzo di trasporto sono i cinquanta chili di ossa fragili ricoperti di pelle della donna che l’ha messo al mondo. Perché il suo unico fratello non è sempre in casa, anche se l’aiuta ogni volta che può. Il loro papà non c’è più da almeno dieci anni.

Le istituzioni, invece, non ci sono mai state. In compenso ci sono tante persone comuni che circondano Silverio, molte delle quali lo fanno solo per sfruttarne la visibilità e farsi un po’ di pubblicità sproloquiando a proposito di diritti e disabilità, e perché no, agguantare qualche soldo che non guasta mai. Ma, a conti fatti, nonostante decine di buone intenzioni sbandierate e i clamorosi annunci, azioni compiute: zero. Qualcuno che gli consenta di fare attività sportiva, qualcuno che si offra di portarlo al mare, a fare un passeggiata, di giocare con lui alla play station, una pizza, una partita insieme. Niente.

Silverio lo guardano tutti con pietà, che è l’unica cosa che non gli serve, ma poi diventa per tutti un peso anche quando deve andare in gita con gli altri compagni di scuola. Se la gita salta, è sempre colpa sua che fa schizzare il prezzo del biglietto per avere la pedana. Non c’è nessuno neanche per garantirgli la lunga e faticosa terapia di cui avrebbe bisogno. Per chi non lo sapesse, Silverio strutturalmente potrebbe mettersi in piedi semplicemente con un percorso mirato di riabilitazione. Non c’è nessuno nemmeno per sua madre, costretta a una vita di sacrifici e dolori che le hanno consumato il volto.

Ma sì, che si arrangino Silverio e sua madre, noi altri ci si vede davanti le telecamere  a fare i fighi fingendo di essere interessati ai diritti dei disabili e alle loro famiglie. Poi ognuno per la sa strada, perché certe responsabilità sociali gravano troppo e ci tolgono un sacco di tempo per le cose frivole. Quando i problemi sono degli altri, c’è poco da fare, non sono mai troppo vicini per toccarci nel profondo.

Ma che società è quella che riduce le persone in difficoltà allo status di schiavi e prigionieri della loro stessa vita?

Una società talmente triste che basta piangere le lacrime di coccodrillo per lavare le coscienze sporche.

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