Scandalo a Palazzo dei Bruzi: la storia del caposcorta e della prostituta

Giacomo Fuoco
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Molti lettori ci sollecitano da settimane di scrivere sulla vicenda di Giacomo Fuoco, il caposcorta del sindaco Occhiuto, beccato in flagrante nell’auto blu del Comune in compagnia di una prostituta nel mentre era in servizio per la collettività.

Fuoco in realtà è un vigile urbano “distaccato” contro ogni regola (esiste infatti una circolare che vieta ai vigili urbani di avere “comandi” presso altri enti). Ed è addirittura anche un consigliere comunale, essendo subentrato come primo dei non eletti della lista Popolari e Liberali per Cosenza al posto dell’assessore De Cicco.

La notizia che uscì il 15 gennaio scorso su “La Provincia”, che non era ancora passata a iGreco, ha fatto decisamente scalpore.

Mentre era impegnato in un servizio di scorta al sindaco Occhiuto a Lamezia Terme, Fuoco aveva trovato il tempo di appartarsi con una prostituta di colore all’interno dell’auto blu in dotazione al Comune nei pressi di Gizzeria. Ma è incappato (ahilui) in un controllo dei carabinieri e si è beccato una denuncia per peculato, sulla base del quale è stato aperto nei suoi confronti un procedimento penale dalla procura di Lamezia Terme.

I fatti risalgono ormai a quasi due anni fa, era il mese di marzo del 2014. In città la notizia si era largamente diffusa ma Fuoco era stato “coperto” da una sorta di muri di gomma e ormai pensava di averla fatta franca.

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Nei giorni successivi, prima l’allora comandante dei vigili urbani Ugo Dattis e poi lo stesso sindaco Mario Occhiuto hanno cercato disperatamente di metterci una pezza, sostenendo che non c’erano procedimenti a suo carico e che il Fuoco era stato vittima di un equivoco perché era fermo in un’area parcheggio a mangiare un panino…

La signora, insomma sì, la prostituta, sarebbe stata nei paraggi ma scambiava solo qualche chiacchiera con lui. Una giustificazione così pietosa da scatenare l’ironia e il sarcasmo di mezza città. Ma anche una incredibile sconfessione dell’operato dei carabinieri che sono intervenuti sul posto del “fattaccio”. Perché avrebbero dovuto fermare un signore e una signora che mangiano un panino? Misteri della fede occhiutiana…

Ricapitolate le puntate precedenti, eccoci ai fatti (relativamente) nuovi.

I fatti sono accaduti il 26 marzo 2014 poco dopo l’ora canonica di pranzo, intorno alle 13,30. Siamo a Gizzeria Lido, nelle vicinanze dell’hotel ristorante (e annesso stabilimento balneare) delle “Sirene”. Uno spiazzo molto ampio e confortevole frequentato spesso (tutto il mondo è paese) da prostitute, anche in pieno giorno.

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Fuoco aggancia la prostituta o la prostituta aggancia Fuoco cambia poco… Lungi da noi voler fare commenti o illazioni sulle eventuali prestazioni che la signora stava praticando al signor Fuoco, siamo a conoscenza del fatto che i carabinieri sono intervenuti, hanno sottoscritto una denuncia e hanno immediatamente contestato al capocorda l’ipotesi di reato di peculato.

Il peculato, nel diritto penale italiano, è il reato previsto dall’art. 314 del codice penale, in virtù del quale il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio, il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui (in questo caso la macchina del Comune) se ne appropria.

Giacomo Fuoco, e su questo non ci piove, in quel momento era un pubblico ufficiale a bordo di un’auto non di sua proprietà. All’interno della quale aveva fatto entrare una signora per non meglio specificati motivi. Qualsiasi fossero, in quel momento Fuoco si è appropriato arbitrariamente di un bene non suo ed è quindi passibile di denuncia.

Oggi come oggi, lo ribadiamo, è aperto un fascicolo alla procura di Lamezia Terme. Checchè ne dicano (lo hanno confermato anche alla procura di Cosenza) il sindaco o altri personaggi che gozzovigliano alla sua corte. L’ultimo particolare che possiamo aggiungere a questo quadro tutt’altro che edificante riguarda la signora, sì insomma la prostituta. Che, a quanto pare, in tutto quel trambusto, reclamava la corresponsione del suo compenso, fissato in 2o euro.

Luci rosse nell’auto blu… O auto blu luci rosse.