Scandalo al Vaticano, condanna mite e pena sospesa per Francesca Chaouqui

Francesca Chaouqui
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CITTA’ DEL VATICANO – Sono cadute le accuse relative all’associazione nel processo Vatileaks che si conclude con due condanne: 18 mesi a monsignor Vallejo Balda per divulgazione di documenti riservati e 10 mesi a Francesca Immacolata Chaouqui per concorso in divulgazione, pena quest’ultima sospesa per 5 anni.

Una condanna sostanzialmente mite per la pierre di San Sosti, che, come sua consuetudine, non è certo passata inosservata neanche oggi.

Assolto invece Nicola Maio, il funzionario della Cosea, per non aver commesso il fatto, e prosciolti giornalisti Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldiper incompetenza del Tribunale, essendo essi cittadini italiani che mai hanno compiuto azioni di nessun tipo in Vaticano.

L’udienza di oggi è durata in tutto circa 15 minuti, dalle 11:40 alle 11:55. Francesca Chaouqui si è presentata anche oggi in Tribunale col piccolo figlio Pietro Elijah Antonio, nato il 14 giugno scorso, e col marito Corrado Lanino, che poi ha tenuto il bimbo nella saletta d’attesa accanto all’aula delle udienze.

Prima che l’udienza fosse sospesa solo Francesca Immacolata Chaouqui ha approfittato della possibilità di prendere la parola per una dichiarazione finale. Hanno rinunciato invece a questa opportunità gli altri 4 imputati: monsignor Vallejo Balda, Nicola Maio, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. “Se la Corte chiederà all’Italia di eseguire la sentenza io e mio figlio passeremo i suoi primi anni in galera”, ha detto Chaouqui ai giudici del Tribunale Vaticano. La signora, che si è interrotta più volte per l’impossibilità di trattenere le lacrime, ha voluto prima di tutto chiedere scusa ai giudici per gli eccessi nel suo comportamento processuale.

Poche ore prima aveva affidato a Facebook quello che alle orecchie dei più maliziosi suona come monito.

“L’archivio di Cosea, integrale, il rapporto sulla sicurezza dello stato, i report dei conti laici dello Ior, l’analisi degliappalti del governatorato, lettere e documenti, dossier sulle nunziature, riposano nella cassaforte accanto alla mia camera da letto. Domani potrei uscire dall’aula e consegnare tutto direttamente ai cronisti fuori dal Vaticano. Altro che Avarizia eVia Crucis, ne verrebbe fuori davvero il libro nero delle finanze vaticane”.

“Sarebbe la vendetta giusta per appagare la rabbia di una persona innocente…almeno la mia condanna avrebbe un senso – prosegue la donna, accusata di associazione a delinquere e concorso nella divulgazione dei documenti – ma non lo farò”.

Parola di Francesca Chaouqui!