Scandalo al Vaticano, la sentenza: “Responsabilità criminali nella divulgazione dei documenti”

Francesca Chaouqui
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E’ stata pubblicata la sentenza del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano sul processo Vatileaks 2. Un processo – finito sulle prime pagine dei giornali e dei siti di tutto il mondo – che ha visto il procedimento penale a carico di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, di Francesca Immacolata Chaouqui (la pierre di San Sosti, che misteriosamente era riuscita ad arrivare in Vaticano), del dipendente vaticano Nicola Maio, e dei giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi per la sottrazione di documenti riservati della Santa Sede. La sentenza del processo Vatileaks 2, emessa il 7 luglio scorso, era stata depositata il 22 dicembre, ben oltre i 90 giorni fissati dal Codice.

In 87 pagine i dettagli del processo
Si tratta di 87 pagine che ricostruiscono nel dettaglio il processo, facendo emergere il ruolo preponderante della Gendarmeria non solo nella raccolta delle prove a carico degli imputati, ma anche nell’individuazione e formulazione dei capi d’accusa (in particolare nei confronti dei giornalisti Fittipaldi e Nuzzi) che poi, come hanno dimostrato proscioglimenti e assoluzioni, non hanno retto nel dibattimento e nella camera di consiglio. Dei due unici condannati a scontare la pena (18 mesi) è stato fino a pochi giorni fa il solo monsignor Vallejo Balda, trattenuto in arresto per ben 13 mesi, nonostante i reati ascrittigli siano risultati punibili con meno di 2 anni di detenzione. Francesca Immacolata Chaouqui, dopo la prima notte trascorsa agli arresti a inizio novembre 2015, è rimasta infatti sempre in libertà e ha poi avuto la pena (10 mesi) sospesa per 5 anni.

«Responsabilità criminali» nella divulgazione dei documenti
Nelle pagine si legge di una fitta rete di rapporti lavorativi e personali, grazie ai quali se da una parte «non è credibilmente individuabile l’esistenza di una struttura associativa criminosa», dall’altra emerge la «responsabilità criminale» della divulgazione delle documentazione «certamente rimarchevole e ragguardevole per la convenienza e la funzionalità della Santa Sede» e di «natura riservata» da parte di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, principale protagonista dello scandalo di Vatileaks 2, insieme a Francesca Immacolata Chaouqui, unica altra condannata alla fine del lungo dibattimento. Il dispositivo con le motivazioni, depositato dal cancelliere del tribunale vaticano il 22 dicembre, ha ribadito il «difetto di giurisdizione» rispetto ai due giornalisti italiani.

Il Papa ha concesso la condizionale a Balda
Il processo aveva portato alla condanna a 18 mesi di carcere di monsignor Vallejo Balda, poi “graziato” dal Pontefice. Papa Francesco il 20 dicembre gli ha, infatti, concesso il beneficio della liberazione condizionale. «Si tratta – ha spiegato il Vaticano – di un provvedimento di clemenza che gli permette di riacquistare la libertà. La pena non è estinta, ma egli gode di libertà condizionale». Papa Francesco non ha, invece, accolto la domanda di grazia giunta l’estate scorsa sul suo tavolo, che avrebbe cancellato definitivamente la pena.

Natale a casa per Balda
Balda ha trascorso, dunque, il Natale a casa. Il Vaticano ha reso noto che Balda ha cessato «ogni legame di dipendenza lavorativa con la Santa Sede». L’uomo ha fatto rientro nella giurisdizione del Vescovo di Astorga (Spagna), sua diocesi di appartenenza. Si chiude così una brutta vicenda per il Vaticano, iniziata con la diffusione di documenti riservati da parte di monsignor Balda, al quale era stata concessa la fiducia per contribuire alla riforma delle finanze.