Schede elettorali irregolari, Sacco annuncia: al giudice porterò bonifici e assegni

Roberto Sacco
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Si sa che noi di Iacchite’ siamo appassionati di inchieste, indagini, complotti, sovversioni, cospirazioni, intrighi e roba simile. Ed è “per questo motivo” – come si suol dire prima di emettere  una sentenza (PQM), ed è solo per questo motivo, ripetiamolo: la nostra passione –  che siamo andati avanti per capire se c’è di più, oltre a quello già in parte acquisito dalla procura di Cosenza, nell’inchiesta avviata qualche giorno fa che ha portato all’emissione di 6 avvisi di garanzia per un giro di schede elettorali taroccate.

La procura parla di un broglio in merito alla falsificazione di deleghe per ottenere in maniera fraudolenta certificati elettorali appartenenti a cittadini stranieri, al fine di trarne illecito vantaggio elettorale. Avvisi che, oltre a tre impiegati dell’ufficio elettorale e a chi materialmente portava e ritirava i certificati, hanno raggiunto anche gli ex consiglieri Roberto Sacco e Giuseppe Mazzuca.

Il tutto, stando alle indagini in corso, è avvenuto nella segreteria politica di Enzo Paolini, candidato a sindaco. Perché il pacco con le deleghe falsificate di 28 rumeni, è stato prelevato, come dice lo stesso Carlo Pirrone (cioè il collaboratore di Paolini impegnato in queste mansioni), dalla scrivania della sede di via Montesanto della segreteria di Paolini.

Pirrone dice di essere stato incaricato da Paolini a svolgere per tutto il periodo elettorale il ruolo di “fattorino”, col compito di disbrigo di pratiche presso gli uffici. Tra cui quello elettorale. E così lui quella mattina ha fatto.

Ufficio-elettorale-450x270Dice di aver preso il plico dalla scrivania come tante altre volte ed essersi recato all’ufficio elettorale per depositare le deleghe ed ottenere a distanza di qualche giorno i relativi certificati elettorali.

Certificati elettorali che, stando a quel che dice il Pirrone, elettori di Paolini avevano chiesto alla sua segreteria di ritirare perché impossibilitati, chi per lavoro, chi per problemi fisici, o altro, firmando, appunto, una delega. Che la procura ha appurato essere false. Un racconto che non convince gli investigatori.

Lo sbianco venne fuori il giorno in cui uno degli impiegati dell’ufficio elettorale chiama Pirrone informandolo che delle deleghe da lui depositate solo due potevano essergli consegnate, e che le altre erano state già consegnate ad un signore rumeno. Il quale lamentava il fatto, nel richiedere personalmente il suo certificato elettorale e non trovandolo, di non aver firmato nessuna delega.

Dopo aver appurato questo, il signore rumeno chiede all’impiegato chi avesse portato presso l’ufficio una delega falsa a suo nome. E l’impiegato indica il Pirrone. Il signore rumeno chiama il Pirrone per comunicargli di portare subito anche gli altri due certificati che aveva già ritirato, e lo informa di  essere in piazza dei Bruzi in procinto di varcare la soglia della caserma dei carabinieri per sporgere denuncia. Cosa che farà.

Il Pirrone lo raggiunge, e i due hanno un breve alterco. Pirrone consegna i due certificati e va via.  Da qui l’inchiesta che mira a provare l’esistenza di una associazione composta dai due ex consiglieri, gli impiegati dell’ufficio elettorale e il Pirrone, che in accordo tra di loro, al fine di trarne illecito vantaggio elettorale alcuni, economico altri, si organizzavano per alterare il libero e democratico svolgimento delle elezioni.

Roba che il codice per questo reato prevede una pena fino a 7 anni.

paoliniOra, a parte che l’ho già scritto che non capisco come mai tutti sono stati avvisati tranne il responsabile di tutto cioè Paolini, ma andando avanti per capire, come scrivevo prima per passione, scopriamo cose molto interessanti.

A parlare con l’ex consigliere Roberto Sacco, il maggior indiziato del giochetto con le schede degli stranieri, viene fuori una realtà che francamente non mi stupisce.

L’ex consigliere parla di una campagna elettorale drogata non certo per volontà sua. E che in tutto questo non vede l’ora di essere ascoltato dal giudice per dirgli la sua di verità. Non vede l’ora, dice lui, di mostrargli decine di bonifici ed assegni, emessi tutti in campagna elettorale, per un valore di quasi 15.000 euro, che lui si è prodigato a girare ad un po’ di persone.

Affermazioni che fanno il botto. Ovviamente riportiamo questo perché ci sembra una testimonianza non di poco conto. Con la sicurezza annunciata dallo stesso ex consigliere che tali documenti sono stati già depositati nella sua cartella difensiva, e pronti per essere consegnati al magistrato. Ne vedremo delle belle, questo è sicuro.

GdD