Da Serie C a Lega B2 entro il 2020

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Da Serie C a Lega B2 entro il 2020: le “restaurazioni” nel calcio moderno

Prima Lega Pro, poi Serie C, in futuro B2. La terza serie del calcio italiano nei prossimi anni cambierà radicalmente volto e, probabilmente, anche nome.

“Siamo nati come Serie C: il ritorno alle origini rappresenta identità per tifosi e appassionati” così aveva espresso il pensiero il presidente della Lega Pro Gravina poco più di sei mesi fa in vista del ritorno alla vecchia denominazione dell’attuale campionato della terza serie nazionale.

Un modo per semplificare, per riavvicinare vecchi tifosi o solo per nascondere processi di rinnovamento dietro a nostalgici appellativi? Un processo di rinnovamento partito nel 2008, quello della Serie C e che, ancora oggi, stenta a trovare il corretto assetto. Neanche le ultime polemiche tra Tommasi (presidente Aic) ed il Presidente della Lega Pro, l’ingiustizia o il caso irrisolto della Vibonese, garanzie fideiussorie, codici di autoregolamentazione introdotti, rispettati e confusi,  impediscono ai capisaldi di Lega Pro e FIGC di proiettare al futuro già nuovi scenari.

 

pallone_soldijpgDi Pro fin qui ci sono molte più garanzie, penalizzazioni, più equilibrio, sostenibilità e rispetto delle regole, dall’altra parte società che, come obiettivo principale, hanno quello di godersi e motivare  il risultato aziendale molto di più rispetto a quello agonistico con il buon viso a cattivo gioco di molti addetti ai lavori. Lo sguardo rivolto al futuro, a volte troppo e spesso in modo troppo repentino adesso la Lega Pro potrebbe dividersi: una parte entrerebbe a far parte del circuito di Serie B, un’altra si avvicinerebbe al mondo dilettantistico.

Da Serie C a Serie B2

Non più Serie C entro il 2020.

Visto gli ultimi rumors l’attuale Serie C sarà gestita dalla Lega Serie B che presenterà una B1 a 18-20 squadre e un campionato di B2 con 40 squadre distribuite in 2 gironi da 20. I due campionati di Serie B potranno interagire meglio e le società saranno sotto stretto controllo dal punto di vista finanziario e contributivo.

Tutto merito della riforma del calcio professionistico italiano in cantiere da tempo e che dovrebbe aver luogo nei prossimi tre anni secondo il disegno condiviso sia dal patron della FIGC Tavecchio che , Gravina, la Serie C verrà accorpata alla Lega di Serie B: una sola Lega formata da due campionati che potranno interagire nettamente meglio di quanto accade adesso.

Con l’obiettivo di evitare il boom di fallimenti e difficoltà economiche tra i club che attualmente retrocedono dalla cadetteria alla terza serie: il campionato di B diventerebbe “B1″ mentre quello di C verrebbe denominato “B2″ e passerebbe dalle 60 squadre previste attualmente dalle NOIF a 40, con la perdita di un girone. Il nuovo disegno di riforma, secondo quanto riportato da tuttolegapro, andrebbe a coinvolgere così  la Serie B e la Serie C che sarebbero riunite sotto un’unica Lega B, ma la rivoluzione più grande andrebbe ad interessare soprattutto la terza serie che muterebbe nel nome e nel numero: in pratica la C così come la conosciamo sarebbe destinata a sparire.

Serie D “elite

Il disegno di riforma, però, è più ampio e prevede anche la creazione di una Serie D “elite, un campionato semi-professionistico formato da 3/4 gironi e gestito dalla Lega Dilettanti, di Sibilia, con numerosi sgravi fiscali. Anche questa sarebbe una novità utile in chiave economica per evitare la moria di squadre che chiudono battenti retrocedendo dalla Serie C alla D: in pratica tornerebbe in vita la vecchia C2 (negli ultimi anni di vita diventata 2^ Divisione) ma con meno tasse e obblighi per le squadre.

Subito sotto, infine, vi sarebbe la “solita” Serie D con i suoi 9 (o forse 8) gironi.Il sistema, in Lega Pro, in molti casi non produce le risorse finanziarie utili per la copertura della gestione, adesso  il processo di restaurazione deve fare i conti prima con la confusione e con i cavigli che attanagliano da anni i mutamenti repenti del sistema calcio e successivamente passare a progetti più importanti.

Progetti in grado di stravolgere completamente l’attuale sistema del calcio professionistico  ma che prima devono fare i conti con i paradossi attuali, non ultimo il Caso Vibonese (giunto al Tar ed al Tribunale Federale Nazionale) e soprattutto  riavvicinare milioni di appassionati che rispetto, ad appellativi e nuove riforme, sono alla ricerca di quei valori smarriti che hanno fatto del calcio lo sport più seguito.