Serra Spiga e San Vito: da Bronx a terra di nessuno

Servizio fotografico di FABRIZIO LIUZZI
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Il quartiere popolare di Serra Spiga si è svegliato presto ieri mattina. Fin dalle prime luci dell’alba i carabinieri hanno setacciato la zona per trovare il deposito di armi e droga utilizzato dal clan Perna. Per tutta la giornata di ieri a Cosenza, che, non dimentichiamolo mai, è una piccola città, non si è parlato d’altro.

Per noi l’occasione è perfetta per tracciare le coordinate di questo nostro rione.

La storia del quartiere di Serra Spiga è quella classica delle zone popolari.

Nei primi anni del ‘900 Serra Spiga e San Vito Alto sono contrade agricole comprese nella zona malarica di Cosenza. Alla fine degli anni ‘30 con l’avvento del fascismo diventano quartieri a carattere ultra popolare.

Nel ‘70 arriva il primo processo di urbanizzazione ma il massimo che si può raggiungere è solo edilizia popolare. 

Negli anni l’atmosfera che si respira e che è tuttora percepibile è quella di un degrado ambientale e sociale.

E’ questo il contesto di Serra Spiga e San Vito Alto, spesso chiamato Bronx nello slang paramalavitoso degli anni Ottanta, nel quale nascono e crescono molti personaggi di spicco della malavita cosentina. Così come a via Popilia e nel centro storico. In questo quartiere viene ucciso, in particolare, alla fine degli anni Novanta Vittorio Marchio, il bandito in carrozzella.

Quartieri completamente abbandonati e lasciati nell’incuria, nonostante nascano come zona agricola e quindi potenzialmente sfruttabile, oggi invece appaiono periferia a sé di Cosenza. Trascurati sin dall’inizio della loro nascita, Serra Spiga e San Vito affrontano quotidianamente difficoltà enormi.

Basta pensare che i servizi essenziali nacquero solo nel 1972. Inizialmente gli abitanti uscivano in spazi aperti ma non trovavano altro che le loro case. Poi arrivò la prima farmacia, la prima edicola e la Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore guidata da Don Peppino Pugliese.

Nel ‘74 ancora mancavano scuole, negozi, telefoni pubblici, mezzi per spostarsi e vi erano rifiuti sparsi in strada e nelle piazzole. Ad oggi sembra di rivivere nel passato. Certo qualche servizio è nato ma i quartieri non offrono nulla e continuano a restare nello stesso degrado del ‘74.

Anche ciò che c’è di buono e importante viene trascurato e non valorizzato come meriterebbe. Un esempio l’area che ospita il polo sanitario ex Aias, fiore all’occhiello in materia sanitaria specialistica con i reparti di neurologia, neurologia riabilitativa, logopedia e neuropsichiatria infantile, che continua a rimanere in uno stato di abbandono. Nonostante medici, pazienti e cittadini abbiano segnalato l’incuria in cui versa lo spazio, la situazione rimane immutata. Non è certo un bello spettacolo per i malati che si recano presso la struttura (che avendo natura specialistica infantile sono soprattutto bambini).

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Lo scorso giugno la zona è stata paragonata dal consigliere Marco Ambrogio ad un paesaggio del Bronx. Ma nessun intervento, ad oggi, è stato effettuato. Una pessima immagine per chi proviene da fuori e si trova davanti sporcizia e degrado. E, purtroppo, le criticità non terminano qui: l’erba alta e secca, gli alberi morti ormai ridotti a legna da ardere, sono costantemente a rischio incendio, soprattutto nella stagione estiva. Lo stesso personale del centro teme ogni giorno che una sola cicca possa essere fatale.

Poi si addizionano le solite carenze: scarsa illuminazione, FLI_42pessimo manto stradale, randagismo aggressivo, palazzi decadenti e via dicendo; uno scenario davvero degno di essere soprannominato Bronx. Eppure si resta fermi, nessun intervento per quelle che un tempo erano contrade agricole, importantissima risorsa per la nostra città, oggi diventati quartieri nicchia con il risultato di una devianza sociale drammaticamente sotto gli occhi di tutti.

Valentina Mollica