Siamo tutti Abd Elsalam

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Sabato scorso si sono tenute in diverse città italiane numerose manifestazioni per chiedere giustizia per Abd Elsalam, il lavoratore egiziano padre di cinque figli ucciso da un camion della GLS di Piacenza mentre partecipava ad un picchetto per rivendicare l’assunzione di alcuni suoi colleghi precari.

A Cosenza si è manifestato sabato mattina davanti ai cancelli della GLS di Rende e, nel pomeriggio, in piazza XI Settembre.

L’eco delle proteste, organizzate in tutto il Paese, ha costretto la dirigenza aziendale a precipitarsi qui dalla Germania e ad avviare un immediato confronto sindacale.

Così, anche per far sentire la necessaria pressione ai padroni seduti al tavolo della trattativa, ieri mattina alle 7.00 un nutrito gruppo di compagni   – tra cui molti giovani –  ha bloccato ancora i cancelli della GLS di Rende, impedendo ai mezzi di uscire per la consegna delle merci. E ieri sera, al termine di due giorni di duro confronto presso la prefettura di Piacenza, è stato  raggiunto un primo accordo con la Gls per l’assunzione di 21 lavoratori.

L’azione aveva anche l’obiettivo di denunciare  le enormi responsabilità di questa multinazionale della logistica che, negli anni, ha costruito un sistema di gestione dei magazzini capace, attraverso l’utilizzo di ditte esterne, di cooperative e di partite iva più o meno veritiere, di realizzare  la massima frammentazione  del lavoro e di consentire il pieno controllo dei lavoratori aggirando, di fatto, i contratti nazionali e le poche norme che ancora tutelano il lavoro subordinato.

usb1Questa condizione di precarietà si percepiva in pieno nel confronto con i lavoratori davanti ai cancelli di Rende. Alcuni di loro consapevoli e disponibili alla solidarietà, altri preoccupati solo delle consegne della giornata che sarebbero saltate, del tempo sottratto al lavoro per via di quel  blocco, prigionieri di una condizione di solitudine ed impauriti per le possibili conseguenze di quel ritardo non programmato. Speriamo non anche intimoriti da qualche “capetto” o “padroncino”.

Si tratta, ovviamente, di lavoratori che subiscono sulla propria pelle gli effetti terribili dello smantellamento delle tutele e dei diritti che ha investito l’intero mondo del lavoro e che, negli ultimi venti anni, è stato realizzato attraverso interventi legislativi mirati a “liberalizzare” senza alcun vincolo l’uso della manodopera.

Forse, però,  non si tratta solo di questo ed appare legittimo chiedersi se qualcuno ha mai verificato le forme contrattuali che si applicano in queste aziende del nostro territorio o se,  in questo settore,  l’Ispettorato del Lavoro ha operato nel tempo i necessari controlli e con quali risultati. Per quanto ci compete, proporremo di avviare da subito una inchiesta dal basso per verificare quanto delle residue garanzie a favore del mondo del lavoro previste da contratti e normative vengano effettivamente applicati in tali attività.

La condizione che vivono i lavoratori GLS non è certo diversa da quella di tanti altri lavoratori della logistica, o di tutti quelli che lavorando in appalto o in ditte “esternalizzate” subiscono l’arbitrio e l’arroganza di padroni che sanno di poter sfuggire ai controlli e alle leggi. Ecco perché il grido “Siamo tutti Abd Elsalam” non si limita al solo mondo della logistica ma appartiene a tutti i lavoratori in lotta per i propri diritti.

Delio Di Blasi

Ciccio Gaudio