Sila, i Comitati rilanciano la battaglia: No alle centrali a biomasse

I Comitati contro le centrali a biomasse in Sila ringraziano i tantissimi cittadini che hanno partecipato al convegno pubblico tenutosi nella serata di mercoledì 23 agosto a Bocca di Piazza, nel comune di Parenti, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi concreti sull’ambiente, il territorio, le attività produttive  e la salute dei cittadini che, se attivata, procurerà inevitabilmente la centrale a biomasse di Parenti, collocata incredibilmente nel cuore della Sila.

Al convegno, moderato dalla parentese Clelia Maletta, sono intervenuti il dottore Ferdinando Laghi, vicepresidente nazionale dell’Associazione scientifica “Medici per l’ambiente (ISDE – Italia)”, l’avvocato Giuseppe D’Ippolito dell’associazione Avvocati per il diritto ambientale, l’agronomo Francesco Santopolo, esperto in biodiversità, il deputato del M5S Paolo Parentela, membro della commissione agricoltura della Camera dei deputati e diversi cittadini. E’ intervenuto a titolo personale anche il dott. Carlo Tansi, il quale ha ribadito con forza la nota correlazione – che egli, al pari di quanto affermato dal Commissario Mariggiò di Calabria Verde, sostiene da tempo – tra la localizzazione di numerosi incendi delle montagne calabresi ed i conseguenti tagli boschivi indiscriminati alimentati dagli appetiti e dagli interessi dei fornitori di materia prima delle centrali a biomasse in Calabria. Su tutte, basti citare  quella del Mercure, gestita da Enel all’interno del Parco nazionale del Pollino, rifornita anche da aziende prive della necessaria certificazione antimafia.

Il convegno, aperto da una relazione brillantissima ed esaustiva del dottor Laghi, si  è rivelato utilissimo per far luce sulle emissioni inquinanti di queste inutili e dannose macchine da inquinamento sotto molteplici aspetti. Non servono, perché il surplus di produzione energetica in Calabria è pari al 55%; inquinano, perché emettono nanopolveri, diossine e metalli pesanti in atmosfera che finiscono nell’ambiente circostante, nei prodotti agricoli (in questo caso soprattutto le patate) e nelle acque come fattore cancerogeno ad alto rischio.

Non abbassano i costi dell’energia, perché gli incentivi che servono per tenerle in piedi e che rappresentano l’ottanta per cento dei loro introiti li pagano i cittadini sulle loro sempre più salate bollette; sono pericolosi perché veicolano oltre agli scontri ed alla selvaggia concorrenza, se non guerra, tra le imprese boschive anche gli interessi e la delinquenziale presenza della criminalità organizzata; sono favoriti  anche da amministrazioni comunali incapaci di difendere i loro concittadini ed i loro territori pur non creando neanche posti di lavoro per i residenti, visto che le due unità di addetti previsti saranno tecnici portati da fuori. Morale della favola: inquinano, non servono se non agli speculatori, desertificano, attraggono gli interessi della mafia e violentano ed avvelenano territorio, acqua e cibo.

Nella manifestazione si è palesata l’inconcepibile ambiguità dell’Amministrazione di Parenti, durante il cui mandato sono state decise, contraddittoriamente, sia l’adesione del Comune al programma Mab dell’Unesco di difesa della biosfera che la definizione del processo autorizzativo della velenosa (pure per la biosfera!) centrale a biomasse. La sindaca, Donatella Deposito, invitata in diversi interventi ad impegnarsi in prima persona per salvaguardare la salute dei cittadini ed il futuro del comprensorio silano, è pure intervenuta al dibattito scrollandosi di dosso ogni responsabilità politica ed amministrativa, additando al settore tecnico del comune e degli enti intervenuti nella conferenza dei servizi tutte le responsabilità, teorizzando, in pratica, l’inutilità del suo ruolo. Peccato che, solo qualche settimana fa, la stessa sindaca aveva informato la cittadinanza, insieme ai proprietari dell’impianto ormai ultimato ed al venditore della tecnologia, sulla bontà di questa vergognosa centrale che sorge a due passi dallo stabilimento di acque minerali Fontenoce e dal Parco Nazionale della Sila, in un’area di rilevantissimo interesse paesaggistico e turistico e da tempo immemore dedicata alla coltivazione della patata della Sila, da diversi anni pure riconosciuta come produzione di pregio con il marchio IGP.

Proseguiremo, insieme a tutte le organizzazioni sociali, sindacali e produttive interessate , in tutte le sedi e con le modalità democratiche e tutti gli strumenti che la legge ci consente, questa battaglia di civiltà per salvaguardare la salute dei cittadini e l’economia ed il futuro  di un territorio candidato dall’UNESCO a diventare Patrimonio dell’Umanità.

Comitati contro le centrali a biomasse in Sila

Info su gruppo facebook: CENTRALI A BIOMASSE IN SILA (Panettieri,Sorbo,Colosimi,Parenti) NO GRAZIE!