Sit-in di protesta della Coldiretti: “Salviamo il nostro latte, il vero Made in Italy”

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Anche a Cosenza, come in molte zone d’Italia è guerra per il latte. Parte oggi il sit-in di protesta, indetto dalla Coldiretti, per salvare le nostre stalle, i nostri territori, il patrimonio di genuinità, sicurezza e trasparenza del vero Made in Italy.

Già, perché, molti dei prodotti che un tempo erano italiani, sono stati venduti a multinazionali ed industrie straniere che non dichiarano l’origine di ciò che beviamo e mangiamo e tuttavia gli allevatori pagano un prezzo inferiore.

La Coldiretti non ci sta e parte oggi la protesta dinnanzi e dentro il centro commerciale Metropolis di Rende, per spiegare ai cittadini quello che sta accadendo, in attesa del tavolo tecnico sul latte che si svolgerà domani.

A dimostrazione sono stati esposti prodotti italiani comprati dalla multinazionale Lactalis (marchi come Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani) e molte altre industrie del settore lattiero-caseario che in realtà non contengono latte italiano, ma di origini sconosciute. Di fianco i veri prodotti made in Italy come Granarolo, Centrale del Latte, Latteria Soresina e Arborea; per far vedere ed assaggiarne la differenza.

Si sostituisce nei formaggi italiani il latte della madre patria con uno di provenienza sconosciuta, senza indicarlo sull’etichetta e senza trasparenza sugli ingredienti utilizzati. Ma non solo nei formaggi, anche yogurt e mozzarelle, utilizzano semilavorati di latte, come cagliate, caseine e caseinate, tutti stranieri.

Il consumatore, ovviamente, è poco consapevole di tutto ciò e proprio per la sua sicurezza alimentare la Coldiretti monta la protesta.

Inoltre si paga il latte agli allevatori pochi centesimi, meno di quanto costa produrlo e si lascia inalterato il prezzo per i consumatori (fra i più alti in Europa).

Non è più possibile – ha dichiarato il presidente regionale della Coldiretti, Pietro Molinaroreggere i costi attuali per produrre il latte senza una adeguata remunerazione del prodotto. Per tale motivo decine di stalle anche in Calabria rischiano la chiusura. La situazione di incertezza vede coinvolte 300 imprese di produzione, 1.500 quintali di latte e circa un migliaio di addetti operanti nella filiera. Lactalis pretenderebbe di fissare a 32-34 centesimi il prezzo del latte da corrispondere ai produttori italiani senza tener conto degli effettivi costi di produzione. Secondo la legge 91/2015 viene riconosciuto che, il prezzo del latte alla stalla, non può che essere allineato ai costi che i produttori affrontano per produrlo oggi calcolati in circa 40 centesimi. La Lactalis fissa un prezzo contro legge, mandando una lettera in cui lo dichiara. Da qui parte la mobilitazione.

A partecipare centinaia di produttori da tutta la regione e le mucche di alcuni allevamenti, a testimonianza del prodotto vero e tangibile di casa nostra.

Potenzialità – ha concluso Molinaro – che abbiamo e non sfruttiamo. E’ inconcepibile impacchettare il latte straniero con marchi del Made in Italy, e contemporaneamente prendere per il collo i produttori italiani costringendoli a chiudere le loro stalle. Si chiudono territori e il destino è di un abbandono totale. Noi dobbiamo spingere la nostra regione ad incrementare la produzione del latte, per avere consapevolezza che il latte che troviamo negli scaffali è 100% italiano”.

Ce lo auguriamo anche noi, per una tutela del nostro territorio, dei nostri allevamenti e prodotti genuini e soprattutto per la nostra salute.

Valentina Mollica