Soprintendenza Cosenza, mi chiamo Pagano: che c’è da firmare?

Mario Pagano
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L’attuale Soprintendente di Cosenza, Mario Pagano, è un dirigente dello stato che firma spesso e volentieri.

Firma convenzioni come quella per la ricerca di Alarico, firma l’autorizzazione per l’allargamento dello stadio di Crotone su un terreno già vincolato perché gli piace firmare.

Gli piace talmente tanto che, come scriveva l’Espresso il 14 aprile 2014, aveva già firmato libri fatti pagare alla Soprintendenza del Molise. Il titolo è “Studio sulle provenienze degli oggetti rinvenuti negli scavi del Regno di Napoli”. E per chi si affretta, ce n’è ancora una copia in vendita, per 85 euro, sul sito web dell’editore.

L’AFFARE DEI LIBRI IN MOLISE

L’opera è stata finanziata interamente con i soldi pubblici: 26mila euro spesi nel 2006 dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Molise. Una spesa che alla Corte dei Conti non è piaciuta affatto.

La vicenda è raccontata da una serie di sentenze che condannano la gestione dei fondi da parte dell’allora titolare del trono, Mario Pagano. Durante il suo mandato Pagano avrebbe fatto stampare 1200 copie del corposo tomo, pagandole coi soldi dell’ufficio pubblico anche se il contenuto dell’opera era di «interesse privato», come scrivono i giudici, perché gli scavi e le scoperte raccontate nel libro non c’entrano proprio nulla col Molise, visto che danno conto di ritrovamenti avvenuti nel napoletano.

libroLa denuncia parte nel 2010, da un controllo del procuratore locale della Corte negli uffici di Campobasso, dove trova 604 copie abbandonate del volumone sponsorizzato.

Inizia la causa. Il dirigente prova a spiegare ai giudici che in quel finanziamento c’è un interesse collettivo, tale da giustificare l’averci speso l’80 per cento dell’intero budget a disposizione della Soprintendenza per i compiti istituzionali. Ma non li convince, in due gradi di giudizio, e alla fine la sentenza è confermata: «spesa indebita», che va restituita almeno in parte.

LE PALE EOLICHE

Firmare pubblicazioni non è la sola debolezza di Pagano. Sua è la firma – nel tempo record di soli 7 giorni, come aveva denunciato il “Corriere della Sera” – che ha dato l’ok alla costruzione di 16 gigantesche pale eoliche a ridosso del parco archeologico di Saepinum, in provincia di Campobasso.

Un via libera stupefacente annullato dal direttore regionale per i beni culturali Gino Famiglietti e finito nel mirino della Corte dei Conti che chiese al funzionario 1.147.127 euro di danni archeologici e paesaggistici denunciando un «aperto dispregio alle regole», una «macroscopica negligente condotta di servizio», una «assoluta e inspiegabile arrendevolezza»…

L’ultra-contestato progetto proposto dalla società Essebiesse Power sta ora sfidando e superando, grazie proprio all’autorizzazione di Pagano, i niet di Regione, Comune e associazioni. Calpestando una straordinaria testimonianza del sesto secolo avanti Cristo. Mentre Pagano continua la sua carriera in una Soprintendenza più grande e con responsabilità maggiori di quella molisana.

paleCi chiediamo anche come siano i rapporti fra Pagano e Sgarbi, che, com’è noto, è un fiero avversatore delle pale eoliche tanto che, proprio sulle pale di Sepino, fece una serie di dichiarazioni molto dure contro la loro istallazione.

Nel 2008 troviamo Mario Pagano in una Soprintendenza più grande e importante: quella delle province di Salerno, Avellino e Benevento, poi Soprintendente per i Beni archeologici delle province di Caserta e Benevento.

Ma già nel giugno 2009 viene rimosso, non ne conosciamo il motivo anche se possiamo intuirlo, dal suo incarico da Pio Baldi, allora Direttore regionale della Campania.

La sua carriera dirigenziale riprende solo nel 2011 quando diventa Soprintendente per i Beni archeologici dell’Umbria e Direttore dl Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, fra il 2012 ed il 2015 è nominato Soprintendente per i Beni archeologici delle Marche e Direttore del Museo Archeologico Nazionale delle Marche fino a quando lo spediscono, pochi mesi fa, in Calabria, a Cosenza.

LO STADIO EZIO SCIDA DI CROTONE

lavori-stadio-ezio-scida-01Appena arrivato in Calabria si fa riconoscere subito: firma, senza por tempo in mezzo, l’autorizzazione per l’allargamento dello stadio di Crotone perché ritiene che i lavori di scavo e cementificazione possano esser eseguiti (su un sito archeologico già vincolato nel 1978!) senza pregiudizio per il patrimonio culturale della città.

Gian Antonio Stella, poche settimane or sono, descrive così i fatti e la firma di Crotone.

“Nel 1978 la certezza che lo stadio era stato eretto nel posto sbagliato fu sancita dagli archeologi in modo definitivo. Tanto che nel 1981 arrivò finalmente il vincolo di inedificabilità assoluta. Cosa che avrebbe dovuto spingere un’amministrazione comunale seria e una società calcistica seria a mettere in programma un altro impianto. Altrove. Trentacinque anni, però, non sono bastati. E a mano a mano che sorgevano nuovi problemi le autorità locali sono andate avanti coi soliti rattoppi. Dando al vincolo di tutela dell’area solo qualche occhiata distratta”.

«Alla fine degli anni 90, quando il Football Club Crotone raggiunse lo storico traguardo della promozione in Serie B», ha scritto l’archeologa Margherita Corrado (la stessa che tempo fa sollevò un putiferio per bloccare la cementificazione di Capo Colonna, oggi nuovamente a rischio per il progetto di un nuovo villaggio turistico a ridosso del sito), «l’entusiasmo generale fece però una vittima: l’adeguamento della curva nord dello stadio comunale “Ezio Scida” si mangiò, letteralmente, un lembo dell’agorà».

Il tutto prima che la soprintendente dell’epoca, ignara, si accorgesse dei lavori in corso. Poi accettati con la scusa della solita «emergenza» (la promozione in B!) e l’impegno che le nuove strutture sarebbero state leggere, temporanee e rimovibili. Ma si sa come sono l’Italia e soprattutto il Sud: nulla è più definitivo del provvisorio. Le strutture sono ancora lì.

Trascorsi altri tre lustri senza che fosse manco avviata una soluzione alternativa, riecco la stessa «emergenza»: la serie A! Cosa fare, per essere in regola coi parametri? Ovvio: «Ampliamo ancora lo stadio!»

Stavolta, però, c’era dall’altra parte Salvatore Patamia, segretario regionale con l’interim in attesa della nomina del nuovo soprintendente unico creato dalla riforma Franceschini. Risposta del 3 giugno alla prima domanda di ampliamento della tribuna ovest e della curva sud: impossibile, c’è il vincolo archeologico.

Seconda risposta, il 13 luglio: impossibile, c’è il vincolo archeologico. È la legge. Punto.

Esattamente il giorno dopo, però, chi arriva a Crotone come nuovo soprintendente? Mario Pagano, che quando era in Molise aveva autorizzato la costruzione d’una palizzata di 16 gigantesche pale eoliche alte più del grattacielo Pirelli sopra le splendide rovine dell’antica Saepinum.

Mario Pagano e Mario Occhiuto: Dio li fa e poi li accoppia
Mario Pagano e Mario Occhiuto: Dio li fa e poi li accoppia

E cosa fa il nuovo soprintendente appena sbarcato? Nel giro di 24 ore, con una velocità strabiliante per la burocrazia italiana, approva la richiesta del Comune e della società calcistica di costruire, esattamente come 15 anni fa, delle strutture leggere, provvisorie e totalmente rimovibili.

C’è da meravigliarsi, o gioire se si è un fan del sindaco, se ora, nel giro di qualche settimana, Mario Pagano firma anche la convenzione con Occhiuto per la ricerca di Alarico?

È un firmatore seriale!