Sorical, un grande scandalo calabrese: ecco i nomi che non fa il cazzaro

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C’è un grande scandalo in Calabria che si chiama Sorical. E che oggi viene di nuovo alla luce per la guerra dell’acqua con quel cazzaro di Mario Occhiuto.

Voi sapete la pessima considerazione che abbiamo di Occhiuto, il quale, anche quando dovrebbe fare denunce, da vigliacco qual è, si guarda bene dal fare nomi e cognomi. E allora adesso li facciamo noi. O meglio li rifacciamo, perché già a giugno dello scorso anno lo avevamo fatto. Ma, si sa, repetita juvant.

Sì, parliamo di Sorical, proprio la società delle acque, nata dopo il fallimento dell’esperienza Ato e che è diventata un carrozzone della peggiore specie nella quale sguazzano i soliti noti del sottobosco politico.

Oggi il triangolo delle spremute (Madame Fifì-Adamo-Palla Palla) l’ha affidata a Gigino Incarnato, uno che da assessore regionale ai Lavori pubblici ci dava dentro (per usare un eufemismo) con assunzioni e consulenze.

A quei tempi l’amministratore delegato, scelto dal privato, Maurizio Del Re, guadagnava 250 mila euro annui. Geppino Camo, ex senatore poi trombato, era diventato presidente, alla modica cifra di 150 mila euro all’anno.
Il Consiglio d’amministrazione intascava 30 mila euro a cranio e siccome c’erano i presidenti delle Province, questi soldini li prendeva pure Palla Palla Oliverio.

A quei tempi in Sorical c’era anche la sorella di Elisabetta Gregoraci (la moglie di Briatore per chi non la conoscesse), nipote della potente segretaria di don Peppino Bova. E c’era pure il marito, Antonio Scaramuzzino. Ora è andato via e Briatore lo ha piazzato a Roma. Mentre i calabresi continuano a rimanere senza acqua. E senza lavoro…

E poi la vergogna dei dirigenti. Qualcuno arrestato e dimessosi, altri come Grazzani, un geometra milanese che guadagnava sei mila euro mensili, che hanno lucrato fino alla fine.
Tutta gente pagata con le tasse sull’acqua dai calabresi.

Ovviamente, la Sorical non poteva non assumere figli di papà.

Ecco Gabriella Ambrogio, figlia del Cardinale Franco, uno degli esponenti più viscidi dell’ex PCI, corrotto fino al buco del sedere.

Ma anche Serena Collorafi, figlia dell’ex ingegnere capo del comune di Cosenza Franco, un boiardo pappone che ha fatto affari con i peggiori democristiani di Caracas e con i peggiori comunisti con il culo degli altri. E naturalmente anche con i ladroni socialisti, tra i quali non possiamo non annoverare anche il vecchio Giacomo Mancini, che grazie a Collorafi e a Sandro Adriano, ne ha fatte eccome di porcherie. Non solo urbanistiche.

E il figlio di Anna Maria Nucci, l’ex deputato democristiano che non è stata mai insensibile alle raccomandazioni per i parenti. Da buona seguace della “balena bianca”.

In quel periodo, spiccava anche il contratto a Franco Gatto, ingegnere cinghialesco di Trebisacce. E poi tutta una serie di contratti mascherati. Una vergogna che recentemente ha visto la Sorical soccombere in Cassazione. Un lavoratore a tempo non aveva avuto giustizia a Catanzaro e l’ha trovata a Roma.

Dulcis in fundo, non dimentichiamo neanche il capo ufficio stampa, Adriano Mollo da Fagnano, altro pappone del PD scavallato dal Quotidiano ed accasato in questo fetido carrozzone.
Con i soldi dell’acqua pubblica hanno fatto di tutto. E’ giusto che la gente lo sappia. Ma con nomi e cognomi non come fa Occhiuto, cazzaro per eccellenza ma in questo caso vigliacco fino al midollo.