Stadi senza barriere? Sì, ma non a Cosenza. La protesta degli “Anni Ottanta”

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Stadi senza barriere? Sì, ma non a Cosenza

Solo pochi giorni fa portavamo alla ribalta la scellerata idea degli organi preposti di Prefettura e Questura cosentina, con il colpevole consenso del Comune di Cosenza, di realizzare una rete divisoria tra spalti e campo da gioco dell’altezza di oltre 2 metri.

Il tutto contro ogni buon senso e seguendo l’esatto opposto dell’andazzo verso cui si stanno dirigendo vari stadi italiani, seguendo la normativa UEFA per gli stadi senza barriere, adottata oramai in moltissime città dalla Serie A alla Serie D.

La normativa prevede, testualmente: “interventi di carattere strutturale finalizzati all’abbattimento di tutte le barriere tra il pubblico ed il terreno di gioco nonché tra i settori” ed i separatori stessi tra campo e spalti dovranno essere di 1,10 metri di altezza, con la possibilità, si noti bene la possibilità, di essere innalzati fino a 2,20 metri in caso di partite considerate a rischio.

Il Comune di Cosenza, invece, non avendo fondi necessari a montare tali tipi di paratie mobili, ha acconsentito al montaggio di una orripilante rete fissa di 2,20 metri, all’interno dell’attuale parapetto che delimita il fossato dello stadio San Vito-Marulla, creando di fatto una vera e propria gabbia e togliendo visibilità a gran parte della Tribuna A, nonché degli altri settori dello stadio.

gabbia1Questa ferrea volontà della Pubblica Sicurezza di costringere i tifosi cosentini in un serraglio, questa totale mancanza di fiducia nella maturità del pubblico bruzio, che costringerebbe a tali ed oscene misure coercitive, non appare giustificata in alcun modo dalla recente storia che non vede problemi all’interno del campo di gioco da anni ed anni ed oltretutto stride con quanto da più parti propugnato, ovvero di voler rendere più abitabile il vetusto San Vito-Marulla per riportare quella larga fetta di pubblico che oramai preferisce stare a casa e vedere la TV, piuttosto che sedere sui freddi ed angusti gradoni del nostro stadio.

Infine tale scelta crea una pericolosissima inferriata interna al campo, che ricorda tristemente le balaustre colpevoli dei peggiori fatti di sangue avvenuti negli stadi mondiali, basti pensare all’Heysel o ad Hillsborough.

Reiteriamo nella nostra vigorosa richiesta di bloccare l’installazione di tale rete divisoria, antiestetica, antidiluviana ed anacronistica e siamo pronti ad attuare ogni forma di protesta a noi possibile, fino alla più dolorosa ed estrema per chi vive questa vita: disertare i gradoni del San Vito-Marulla, perché più importante della mera partita di calcio vi è la nostra dignità, di persone, di tifosi, di ultras.

Anni Ottanta