Strage di via Popilia: confermata la condanna a 9 anni per Francu i Mafarda

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La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la condanna di primo grado a nove anni per Franco Bevilacqua, detto “Francu i Mafarda”, trafficante di droga, rapinatore di furgoni blindati e feroce assassino. Bevilacqua, oggi collaboratore di giustizia, è accusato di aver guidato il commando della strage, compiuta il 9 novembre del 2000, a via Popilia. Quella tragica sera persero la vita Francesco Tucci e Benito Aldo Chiodo.

Dopo l’estate del 2000 si era incrinato il rapporto “collaborativo” instaurato dalla “confederazione” con la criminalità nomade. Rapporto che prevedeva una precisa divisione del mercato della droga: gli “italiani” trattavano la cocaina, gli zingari l’eroina.

La rottura dell’alleanza viene sancita proprio dalla strage di via Popilia. Il 9 novembre del 2000 vengono infatti massacrati a colpi di kalashnikov, Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci.

La strage viene concepita da Franco Bevilacqua con una crudeltà incredibile.

Francu i Mafarda è l’esecutore materiale del delitto. E’ lui stesso a raccontare come a colpi di kalashnikov semina il panico in via Popilia in un sereno tardo pomeriggio del 9 novembre 2000. Il vero bersaglio, il 39enne Chiodo, viene centrato senza pietà, ma con lui muore anche Tucci, padre di famiglia 48enne, reo di trovarsi nel posto sbagliato in compagnia della persona sbagliata.

Mario Trinni, anch’egli estraneo ai contrasti tra il gruppo dei nomadi e il clan Perna – Ruà, in cui matura il delitto, è una specie di ‘miracolato’. Rimane ferito, ma si salva. Al centro della bagarre tra le due ‘ndrine, secondo quanto emerso dalle indagini, il commercio di cocaina.