Tangenti Anas, la Dama nera resta in carcere. Il Riesame: “I fratelli Grimoli fiduciari del clan Perna”

Potrebbe avere avuto contatti con la criminalita’ organizzata calabrese, Antonella Accrogliano’, la ‘Dama nera’, alto dirigente dell’Anas finita in carcere il 22 ottobre scorso con altre quattro persone per un giro di mazzette.

E’ quanto sostengono i giudici del tribunale del Riesame di Roma nelle motivazioni del provvedimento con cui ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai difensori della Accrogliano’. I giudici capitolini citano una informativa di polizia giudiziaria del primo luglio affermando che la”condotta dell’Accrogliano’ pone inquietanti prospettive investigative per i contatti della dirigente Anas con esponenti della ndrangheta e costituisce senza dubbio un livello delinquenziale superiore a quello nel quale si pone la pur gravissima attivita’ di corruzione”.

Per il Riesame si delineano “preoccupanti infiltrazioni di associazioni di stampo mafioso nei gangli vitali della pubblica amministrazione, proprio nel settore delle infrastrutture di determinante importanza per lo sviluppo del Paese e soprattutto del Sud”. A sostegno di cio’ i giudici nel provvedimento fanno riferimento “alla raccomandazione effettuata dall’Accrogliano’ agli imprenditori De Sanctis di concedere in subappalto lavori di movimento terra a Mario Grimoli”. Una segnalazione “posta esplicitamente in relazione alla ‘sicurezza’ dei cantieri che gli imprenditori avrebbero dovuto aprire in Calabria nel territorio del Comune di Palizzi”. La ‘Dama nera‘, secondo quanto sostengono i giudici, si spinse a consigliare agli imprenditori “di affidare i lavori in subappalto a Grimoli per garantire la sicurezza.

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Il concetto viene ribadito a Girolamo De Sanctis al quale Grimoli viene definito ‘uno perbenissimo’. Nella informativa citata dal Riesame , Mario e Antonio Grimoli sono risultati “imprenditori fiduciari della cosca ‘ndranghetista Perna, facente capo a Franco Perna”.

(ANSA)

Dalla lettura delle intercettazioni che riguardano Mario Grimoli ed emerse nel corso della telefonata tra Antonella Accroglianò e l’imprenditore che ha vinto l’appalto per il lotto dell’Anas da assegnare in provincia di Reggio Calabria, si ha un quadro preciso del ruolo del costruttore cosentino. E del suo passato.

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La “Dama nera” sta proponendo un subappalto a tutti gli effetti all’imprenditore e lo fa sfacciatamente a favore di Mario Grimoli, 62 anni, fratello di Antonio, entrambi imprenditori nel settore edile, che sono stati coinvolti in diverse vicende processuali. E ritenuti organici ai clan della ‘ndrangheta cosentina.Tanto da poter essere indicati come coloro che “proteggerebbero” l’impresa da possibili attentati.

La Guardia di finanza in particolare individua Mario Grimoli “e ha accertato, attraverso le banche dati Serpico-Telemaco-Sdi, complete informazioni in ordine alle numerose società riconducibili a Mario Grimoli, attinto da numerosi pregiudizi di polizia”. «Dalla lettura di quanto emerso a carico dei due fratelli Grimoli (i militari della Guardia di finanza si concentrano anche su Antonio, fratello di Mario) è agevole comprendere perché la Accroglianò ha ritenuto di dire a De Santis di non assumere informazioni sull’imprenditore”.

Nel 1995 Antonio Grimoli è finito nel tritacarne del processo Garden per l’omicidio del suo collega costruttore (e consigliere comunale a Rende) Pino Chiappetta, avvenuto nel 1990.

Franco Pino
Franco Pino

I pentiti Franco Pino e Franco Garofalonotoriamente manovrati dalla procura di Cosenza (Alfredo Serafini, Mario Spagnuolo e gli avvocati venduti della “conventicola”), dopo la pax mafiosa tra i clan Pino-Sena e Perna-Pranno, lo hanno indicato come mandante dell’omicidio del costruttore. E in primo grado è stato condannato addirittura a 28 anni prima di poter, in qualche modo, dimostrare la sua reale posizione che non era certo quella spiegata dai pentiti della procura di Cosenza. Antonio Grimoli, per la verità, si è sempre protestato innocente. 

Nel 1997 l’ufficio misure e prevenzione della questura di Cosenza, in collaborazione con il Gico di Catanzaro, ha sequestrato beni per un valore di 30 miliardi di vecchie lire a Mario Grimoli. Il sequestro, oltre che beni mobili ed immobili accumulati, secondo gli inquirenti, illecitamente, riguardava titoli per oltre 3 miliardi di vecchie lire. Si trattava in particolare di quote di società operanti nel settore appalti pubblici, edilizia e movimento terra.

Al fratello Antonio, appena qualche mese prima, erano stati sequestrati altri beni per 50 miliardi di vecchie lire. Secondo gli inquirenti cosentini, dunque, da sempre i Grimoli sarebbero legati ai clan cosentini. E sarebbero il “raccordo” tra le cosche cosentine e l’imprenditoria.

Il Gruppo Grimoli inizia la sua attività negli anni ’70 con la produzione e commercializzazione di inerti e conglomerati bituminosi e cementizi presso gli impianti e le cave di Rossano e San Lorenzo del Vallo in provincia di Cosenza.

Negli anni a venire il Gruppo espande la sua attività, iniziando a lavorare per enti pubblici e regioni del Mezzogiorno, partecipando a bandi di gara per la realizzazione di strade ed infrastrutture annesse, quali ponti e gallerie.

Attualmente una importante fetta delle attività del Gruppo, che ha peraltro acquisito attestazioni SOA, ruota attorno alla realizzazione di opere pubbliche.

Dal 1993 il Gruppo Grimoli è presente anche all’estero dove vanta la presenza di ben 4 cantieri per la commercializzazione del conglomerato cementizio in Tunisia nelle città di Soliman, Korba, Moknine e Mahdia. Le società operanti nell’ambito del territorio italiano sono la BI.CA.MIS (società di produzione) e la KRUSEON SRL (società per le costruzioni edili).