Tanti auguri Mario (volutamente in ritardo)

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Scusa Mario se solo adesso mi accingo a porgerti i miei più sinceri auguri, per il tuo passato compleanno, e non perchè me ne fossi dimenticato, ma perché, come tu sai, ci tengo sempre ad essere una voce fuori dal coro. Non volevo essere assimilato ai tanti. Mi piace pensare, quando ti scrivo, o quando ci incontriamo (molto raramente negli ultimi anni), a questi momenti come “solo nostri”. Seppur nella consapevolezza del pubblico dominio delle nostre conversazioni, ho come l’impressione che ci sia altro.

Una sorta di inconscio legame che ci permette di comunicare oltre quello che scriviamo e ci diciamo. Qualcosa di magico che solo chi è fornito di specifiche doti, può cogliere: come io e te che viviamo una forma conclamata di  simbiosi telepatica, e che io definisco un feeling intellettuale che va oltre i limiti della spazio e al valore del tempo. Ed è questa forte sensazione di empatia cosmica che mi attraversa fisicamente e psicologicamente che avvolge e crea la nostra strana intimità.

Nonostante la consapevolezza di giacere (io e Mario metaforicamente) in una pubblica piazza. Tutti ci osservano mentre noi (io e Mario) ci sentiamo soli. Tutto attorno a noi sparisce. E a riecheggiare restano solo parole che si compongono e  scompongono al mio e al tuo (in riferimento a Mario) volere. E mi scuserai (Mario), non avendo altra possibilità di restare solo con te, se approfitto di questa sensazione di intimità che solo il collegamento telepatico che c’è tra te (Mario) e me può creare, come occasione per dirti (a te Mario) le parole che non ti ho mai detto.

Al diavolo tutti e tutti, oggi apro il mio cuore. E lo faccio senza distaccarmi da quell’immagine di cui sopra che ci vede come due puntini disegnati su un immenso foglio di carta bianca. Se non ci fosse questa visione a supportarmi, sarebbe impossibile per me dire ciò che sto per dire. 

E voglio che anche tutti gli ‘mbacceri che leggeranno questa nostra conversazione sappiano che quanto sto per dirti è scevro da qualsivoglia ironia. Almeno questa volta, anche se dalla premessa fatta non sembrerebbe. Voglio specificare lo stesso questo perchè, non da mo, in tanti leggono il mio colloquiare con Mario solo in chiave ironica. E pensano che quando io ti dico, ad esempio, che sei un super figo, lo dico solo per prenderti in giro pensando l’esatto contrario. Non potrei mai negare di aver, spesso e volentieri, usato nei confronti di Mario l’ironia: molte volte feroce e spietata, altre volte morbida ed elegante. Ma oggi no. Scrivo libero e spensierato. E voglio dire ciò che di lui ammiro.

Con Mario ho avuto modo, in passato, di parlare tante volte, addirittura abbiamo trascorso serate insieme  a discutere, seduti al tavolino di qualche locale, di tutto e di più. Tutte le volte, lo dico per le malelingue, ha pagato Mario. Anche in quei momenti non ho mai perso l’occasione di pormi nei suoi confronti con ironia ed utilizzando il vecchio adagio: fissiannu fissiannu, si dicianu i megliu cosi. Che per me è la sintesi perfetta del significato stesso di ironia: ho sempre pensato che a volte incide di più una battuta che un lungo e argomentato intervento. Un atteggiamento, il mio, sempre condizionato da qualcuno o qualcosa, e non poi non nego il gusto di sfriculiarlo un po’. Ma ho deciso, solo per oggi, di stare alla larga da questa tentazione, e di esprime il concetto al netto di qualsivoglia frainteso. Diritto ed immediato senza arzigogoli retorici. Con una unica interpretazione: se dico che sei un figo della Mad… , vuol dire che lo penso davvero. Mi affido, nella comprensione di questa mia premessa, al Mario che ho conosciuto.

Dal primo momento che l’ho incontrato la cosa che più mi ha colpito è stato il suo sguardo ammaliatore (adesso sono sicuro che molti ‘mbacceri staranno pensando che la cosa dello “sguardo ammaliatore” non può che essere ironica, ecco perché ho fatto una premessa di un ora sull’ intimità e sulla assenza di ironia, proprio per non incorrere più in queste lunghe parentesi di spiegazioni, lo sapete che vi dico fatevi i fatti vostri e non impicciatevi, se non ci credete per me fa lo stesso, leggete senza commentare).

Scusate ma a questo punto, prima che altri intervengano a rovinare la poesia, lo ripeto: questa è una lettera d’auguri, personale e privata al sindaco, per cui oggi non si parla di Mario il cazzaro, Mario il mafioso, Mario l’imbroglione, Mario il fallito, Mario u vrusciaturi, perciò chi ha intenzione di disturbare ogni 5 minuti può anche decidere di leggere altro. Adesso, per favore, posso dire due cose a Mario senza essere disturbato da nessuno? Grazie! E’ la mia occasione per dimostrare a Mario tutta la i sincerità. Non fatemela sprecare a spiegarvi ogni cosa!

Dicevo, se non fosse per la sua sciagurata gestione del denaro, un po’ come la mia che ho le mani bucate, Mario sarebbe l’uomo perfetto che ogni donna vorrebbe al suo fianco. Nonostante il mio essere etereo non nascondo di essere caduto anche io nel tranello dei suoi occhi. Un tipo affascinante. Un po’ retrò in alcuni aspetti, ma con capacità seduttive ad alti livelli. Vuoi o non vuoi ci caschi nello sguardo magnetico.

Se non fosse stato indebitato fino al collo, Mario, e per questo costretto a fare accordi con mafiosi e corrotti, sarebbe stato un ottimo e bravo architetto. Le sue idee a me piacciono. E gli affiderei senza problemi, se ne possedessi uno, la ristrutturazione degli interni del mio appartamento. Si muove, come stile,  tra un nobile e stimabile futurismo e un semplice e a volte azzardato surrealismo, che attraversa con leggerezza, tracciando linee che si perdono negli orizzonti del metafisico. Da qui la natura del suo creato.

Se non fosse stato indebitato fino al collo, del resto, non sarebbe mai diventato sindaco della città.

Di Mario ammiro e apprezzo le sue capacità affabulatorie. La sua capacità di intortarti e di portarti finito. A lamiera alcune volte. Mi sono sempre chiesto come faccia ad esprimere tutta la sua regale altezzosità senza passare da despota. Come fa ad esprimere tutta la sua arroganza senza mai passare per un insolente. Come può esprimere tanta sfrontatezza senza passare per mafioso. E’ questo il Mario che ammiro e che non ho mai avuto il coraggio di raccontarvi.

Scusa Mario, non se a questo punto, il mio cuore mi dice di si, ti sei commosso per tanti complimenti: se vuoi mi fermo un momento giusto per darti il tempo di mandarmi un messaggio telepaticamente per sapere se devo andare avanti o fermarmi.

In attesa e anche per non tirarla alle lunghe chiudo confessando tutta la mia invidia nei tuoi riguardi. Che a differenza mia sei amato e ben voluto, dalla maggior parte dei cosentini. Che ti hanno scelto e voluto loro sindaco mentre io passavo, e passo le giornate ad imprecare contro di te. Ti invidio perchè sei un uomo di successo, nonostante i tuoi tanti fallimenti societari, e mi chiedo: come mai, anche a me che di fallimenti ne ho tanti, nessuno mi considera un uomo di successo?

Ecco, la mia critica di tutti questi mesi è solo frutto della mia invidia. Lo confesso. Come è giusto che sia. Invidia del tuo carisma. Invidia della tua possibilità di comunicare sensazioni che io non so provare. Invidioso della tua capacità di saper rivivere l’amore nonostante la tua età. Invidioso del tuo ringiovanire. Che è l’augurio più bello che si possa fare ad una persona il giorno del compleanno che ci ricorda di essere un anno più vecchi. 

Ma oggi per la prima volte e grazie al tuo compleanno, ho scritto quello che veramente penso di te senza farmi condizionare da niente e da nessuno. Così come mi è uscito dal cuore. Come gli auguri che sinceramente Ti porgo (resto in attesa della risposta telepatica).

GdD