Tessere elettorali, la versione di C. P.: “Non avevo né soldi né deleghe: solo manovre contro Paolini”

Siamo con C.P., che è il delegato della coalizione a sostegno di Enzo Paolini a svolgere il lavoro di ritirare, su delega, i certificati elettorali degli aventi diritto al voto, che per impedimento fisico o per altro non si possono recare autonomamente presso l’Ufficio elettorale. 

Ecco il suo racconto in merito alla vicenda delle tessere elettorali rilasciate con deleghe false che sta avvelenando il clima di queste ultime ore di campagna elettorale.

“Giorno 28 maggio, entrando in sede, come tutte le mattine per svolgere la mia funzione, mi veniva consegnato un plico contenente 27 deleghe per la richiesta di rilascio dei certificati elettorali. Tutti a nome di stranieri. E così ho fatto, portando tutto il plico all’Ufficio elettorale. Dopo diversi giorni di tira e molla, giorno 1° giugno mi comunicano che, dei 27, solo 12 hanno diritto al voto. E mi invitano ad andare lì per ritirare i certificati. All’atto del rilascio mi vengono consegnati solo 2 dei certificati, e lo stesso impiegato mi comunicava che il resto era stato già ritirato. Cioè gli altri 10.

Ho preso i due certificati e come sempre li ho portati presso la sede. Ad un certo punto ricevo una telefonata da uno sconosciuto, il quale mi comunica di portare i certificati in piazza dei Bruzi, avendo lo stesso già provveduto a ritirare gli altri. E per questo mi sono fidato. Mi sono recato in piazza dei Bruzi, ho incontrato questo signore, gli ho consegnato i certificati, e me ne sono andato. Non prima di aver avuto un leggero battibecco con lo stesso sulla “natura” delle deleghe.

Al mio rientro a casa, sempre del 1° giugno, intorno alle 21,  trovo sotto la mia abitazione ad attendermi i carabinieri, che già dal pomeriggio avevano provato a rintracciarmi, ma io non avevo risposto vedendo numero privato. I carabinieri mi comunicano verbalmente che devono procedere ad una perquisizione della mia abitazione. I motivi li ho letti sul verbale. Erano alla ricerca di tessere elettorali.  

Dopo aver perquisito l’unica stanza con bagno in cui vivo per più di mezz’ora, senza sequestrare niente (esito negativo come dice il verbale che mi hanno rilasciato), sono stato invitato a seguirli in caserma. Arrivati in caserma attorno alle 22 vengo subito privato del telefonino ed invitato a rispondere ad una serie di domande in relazione all’identità del soggetto al quale avevo consegnato le suddette tessere. Nome che io non so, perché non ho avuto modo di chiederglielo. Ma ho consegnato loro il numero di telefonino dal quale mi ha chiamato.

Dopo quasi un’ora sono stato rilasciato, e sono ritornato a casa. Il giorno dopo mi sono recato in segreteria per capire che cosa fosse successo, compreso il perchè quella cartella, che non apparteneva alla nostra segreteria, si trovasse lì.

Lo stesso Enzo Paolini si mostrava stupito di questo, dicendo che avrebbe fatto le dovute verifiche per capire chi l’avesse portata in segreteria. Dal primo momento in cui è iniziata questa storia ho pensato ad un disguido, ma poi, trovandomi sbattuto su un giornale come l’organizzatore di chissà quale compravendita di voti, ho pensato a qualche trabocchetto elaborato ad arte da qualcuno per mettere in difficoltà Enzo Paolini. Ed io, inconsapevolmente mi sono prestato.

verHo letto di una inchiesta già sul tavolo del PM Tridico, e di 20.000 euro che sarebbero stati trovati nelle mie tasche. Nonchè il sequestro di certificati elettorali ed altro. Tutto falso. Né a casa mia né addosso mi è stato trovato alcunchè. Come si legge chiaramente dal verbale di perquisizione. Certo è che qualcuno l’ha fatta grossa, trascinandomi in un trabocchetto che se non fosse stato proprio per il battibecco che io ho avuto con questo personaggio non sarebbe mai venuto a galla, ed io ci sarei cascato completamente.

Ora mi aspetto che si faccia chiarezza su questo strano episodio che mi ha visto, mio malgrado, coinvolto”.