Tirreno, la mafia “non esiste”: cosa ci insegnano indagini e arresti

La mafia dalle nostre parti non c’è. Ma non è stata sconfitta, solo fatta “sparire” piano piano dai calabresi. Che cos’è la mafia? Chiedere un favore ad un amico che ha il parente al Comune per una pratica è mafia? Oppure a chi conosce il medico per una visita? E ringraziare per quel posticino ottenuto? Se non si facesse così il sistema si bloccherebbe. È la normalità, non è mafia.

Ecco: quando la mafia è tutto, tutto paradossalmente sparisce. Ci si abitua. A tutto prima o poi ci si abitua. Sembra normale, tutto uguale. Un modo per riuscire. Nemmeno più per paura o debolezza, semplicemente per assuefazione. Come dire: dopo un po’, se è ovunque, il cattivo odore non si sente più. E nemmeno indagini e arresti (Plinius I e II, Nuova Frontiera e 5 Lustri, tanto per fare degli esempi) scalfiscono perché si ha la certezza radicata che tanto le cose debbano andare comunque così.

Allora bisogna capire chi è e dov’è la mafia. Per poterla distinguere dal resto. Per riconoscerla. Per poter scegliere il suo contrario. Ecco che senso ha raccontare ancora di nuovo storie e vicende che non possono passare inosservate. Prendere consapevolezza.

Da dove partire? Abbiamo scelto Scalea, individuandola, in un certo senso, come l’epicentro di alcuni fatti. Andiamo con ordine e partiamo dal luglio 2013. A Scalea comandano due famiglie: i Valente e gli Stummo, che fanno capo entrambe al potentissimo clan Muto, che da Cetraro ha comandato e comanda il respiro di tutta la costa. Di questo se ne sono accorti i Rotondaro, imprenditori di Scalea proprietari di un’agenzia immobiliare, che vincono una causa contro i cugini Silvestri (soci della FinRoma). Da quel momento una serie di atti estorsivi nei confronti dei Rotondaro: colpi sparati contro una porta, una pistola alla tempia di uno dei Rotondaro e infine una bomba nella sede dell’agenzia. I Rotondaro si rivolgono immediatamente agli Stummo come si è soliti fare dalle nostre parti…

L’attività dei Rotondaro è solo una delle tante su cui hanno le mani le ‘ndrine e che gestiscono tramite uno stretto collegamento con la politica locale cucito dall’avvocato Nocito, che, ad esempio, faceva da intermediario e tramite per conto di Sollazzo nell’aggiudicarsi la gara per la raccolta rifiuti alla Avvenire. Nel suo studio venivano decisi prezzi, modalità di pagamento e sistemazione dei dipendenti. Oppure nella assegnazione dei lotti demaniali marittimi in concomitanza con il dipendente comunale Antonio Amato e con l’allora sindaco Basile. Le intercettazioni in materia sono diverse…

E veniamo a due questioni che legano le due amministrazioni succedutesi a Scalea dal 2000 al 2013, quella di Mario Russo (dal 2000 al 2010) e quella di Pasquale Basile (2010-2013): la costruzione di un supermercato ad opera dei due imprenditori Crisciti e Gatto che hanno diversi altri supermercati a marchio Despar e Interspar (tra cui un altro sempre a Scalea). I lavori iniziano nel 2009 ma si arenano con il cambio dell’amministrazione e probabilmente a seguito della richiesta di una tangente da 250.000 euro. Altra opera in cantiere durante l’amministrazione Russo era il porto di Scalea – poi arenatasi -, che ebbe l’ok anche dall’Arpacal nel cui Consiglio d’amministrazione sedeva comunque Mario Russo. Quest’ultimo, tra le altre cose, era anche presidente dell’Alto Tirreno Cosentino spa che faceva parte di un gruppo (Vallecrati) in cui rientrava anche la Calabra Maceri spa che si occupa della raccolta rifiuti nel comune di San Nicola Arcella ma anche a Rende e a Castrolibero, tanto per gradire.

Questi sono solo alcuni esempi di tutto l’asse imprenditoriale (venuto fuori con le due operazioni Plinius) costituito con conferimenti di “sospetta provenienza” nei settori commerciale, con l’apertura di diversi supermercati, concessionarie di auto, agenzie di viaggi e di pubblicità, parchi divertimento, attività commerciali e negozi di abbigliamento; immobiliare, con realizzazione di società finalizzate all’ acquisizione di fabbricati, appartamenti e magazzini, anche attraverso aste fallimentari “pilotate”; agricolo, con la costituzione di cooperative e società agricole, che, non depositando bilanci e non avendo assunto lavoratori dipendenti, hanno acquistato terreni per 50 ettari senza dichiarare tali possidenze al fisco; turistico, con la gestione di lidi balneari, come “L’Angelica”, l’”Aqua mar” e “Itaca”, realizzati su terreni demaniali del comune di Scalea.

Ogni attività che prende vita in questi territori deve passare per consensi e uffici diversi da quelli ufficiali. Addirittura, come sottolineato dal procuratore capo della Dda Nicola Gratteri, alcune opere prendono vita solo per iniziativa di questi ambienti grazie ai loro capitali e per poterne far fruttare altri.

La successiva operazione ha – tra le altre cose – nel mirino, sempre a Scalea, la costruzione della Aviosuperficie ad opera dell’azienda Barbieri Costruzioni di Giorgio Barbieri (tuttora agli arresti per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta reggina oltre che con il clan Muto, del quale è considerato rappresentante “ufficiale”), che ha in gestione quest’area per 25 anni (oltre a diversi altri appalti in tutto il Cosentino) e nel cui Consiglio d’amministrazione c’è Domenico Donadio, ex sindaco di San Nicola Arcella. La Barbieri risulta essere l’unica azienda ad aver risposto al bando di questa opera già prevista nei Patti Territoriali il cui presidente era sempre Domenico Donadio.

Oltre all’aspetto penale c’è anche un aspetto politico messo in evidenza anni fa dai Verdi, che muovevano un’accusa a Mario Russo che non è poi così infondata: parlavano di un vero “inciucio” che è stato perpetrato dai sindaci di tutto il Tirreno con la spartizione degli incarichi nel territorio a livello regionale – 13 comuni –  che sono Pit, Patti territoriali, Consorzio, Comunità Montana e così via. Sistema di salotti e rampe di lancio che non è stato spezzato se si pensa che l’attuale sindaco di Scalea, Gennaro Licursi (che ha anche avuto l’appoggio di Russo) è nel Cda del consorzio Valle Lao. A testimonianza del fatto che queste vicende non sono affatto passate e chiuse, ma sono buone chiavi di lettura per capire la situazione attuale.

1 – (continua)