Totem “Urban generation”, i cittadini: “Inutili e inutilizzati”

I famosi totem “Urban generation” dislocati in varie aree di Cosenza e Rende, mostrano giorno dopo giorno la loro inutilità. Ve ne avevamo già parlato pochi mesi dopo la loro nascita (http://www.iacchite.com/totem-urban-generation-non-tutti-funzionanti-e-inutili-per-i-non-vedenti/), oggi la conferma dell’ennesimo flop sull’illusione di una città “sempre più smart”.

Promosso e gestito da un gruppo di ragazzi cosentini vincitori del bando Social Innovation favorito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il progetto aveva come tema centrale la mobilità sostenibile e partecipata, vista come strumento per rendere migliori e più vivibili le aree urbane, coinvolgendo la cittadinanza con mappe interattive e informazioni.

Bellissima idea che, tuttavia, è rimasta inapplicata. I totem, infatti, avrebbero dovuto svolgere diverse funzioni: in alto telecamere di video sorveglianza, poi il primo schermo digital signage che passa informazioni, il secondo touch che suggerisce come funziona l’applicazione e suggerisce dove sono posizionati tutti i totem, infine un presidio medico con kit di primo soccorso ed un defibrillatore, anche in questo caso smart.

totemLa videosorveglianza e il telecontrollo, previsti e dati come certi, non sono attivi. Gli schermi touch non sono mai stati funzionanti. La super innovazione salvavita, che ha reso il progetto originale, con l’alloggiamento della cassetta di primo soccorso e del defibrillatore semiautomatico, è vuota, non è stata mai riempita (o meglio i ben informati dicono che i defibrillatori sono stati affittati e alloggiati per un po’ di tempo).

Sia chiaro il progetto prevedeva la formazione all’utilizzo degli stessi defibrillatori da realizzare verso gli esercenti, i negozianti limitrofi alle aree in cui sono stati installati i totem; formazione mai avvenuta.

Perciò, i cittadini continuano ripetutamente a segnalare: “dato che i monitor non sono operativi e il modulo salvavita è vuoto, che utilità hanno questi totem?”

In particolare alcuni rivolgono le seguenti domande:

totemL’idea progettuale non era basata su defibrillatori? Finanziamento più consistente rispetto ad un finanziamento basato su un modulo di primo soccorso. Se è così perché inserire un modulo con cassetta d’emergenza? Il modulo defibrillatore deve essere segnalato come la legge prevede in modo chiaro, deve guidare al bisogno il personale che ne farà uso. Solo un medico di passaggio potrà usare il defibrillatore?

Cassetta di primo soccorso e corso non sono sinonimi e analoghi di DAE (defibrillatore automatico esterno) e BLSD (Basic Life Support Defibrillation)?

Al momento le cassette sono vuote, saranno attrezzate di tutti gli utensili e le segnalazioni grafiche necessarie? Ci si è affidati a dei professionisti della defibrillazione precoce nell’espletamento del progetto?

Possibile che nessuno dei promotori di tale progetto si sia incuriosito avvicinandosi ai totem vedendo quanto sono inutili e inutilizzati?

Cosenza diventerà una città cardioprotetta prima o dopo essere smart?”

Domande che noi ci eravamo posti sin dagli esordi; alle quali speriamo, chi di competenza, possa trovare presto una risposta. Per ora accontentiamoci dei totem come fossero un oggetto “ornamentale” della città, che finge di essere tecnologica e sostenibile, ma non riesce a mettere in funzione neanche oggetti diffusi e che non sono certo una novità in altre città italiane.

V.M.