Il triangolo delle discariche: ritardi, incendi e molte ombre

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Il pomeriggio di fuoco di ieri tra Rende e Castrolibero per il rovinoso incendio della vecchia discarica di Sant’Agostino è appena andato in archivio e non può non prestarsi ad una serie di interpretazioni.

Partiamo dai gravi ritardi che si sono registrati nell’arrivo del Canadair, fondamentale per circoscrivere le fiamme in ogni incendio. L’ex discarica di Sant’Agostino ha iniziato a bruciare intorno alle 13,30 e il Canadair si è alzato in volo verso Rende soltanto tra le 17,30 e le 18. Perché? Alla Protezione civile dicono che se i vigili del fuoco non danno l’allarme, loro non possono muoversi ma i maligni, quelli che proprio non sopportano Carlo Tansi ovvero il capo, sono convinti che la sua assenza (pare che ieri si trovasse all’estero, dicono sempre i maligni…) abbia determinato un grave vuoto e tutto il ritardo che abbiamo visto.

Tra l’altro, l’incendio è ripreso con vigore anche nel cuore della notte e il fumo è ritornato a riempire la bellissima​ zona di Sant’Agostino.
“Da qualche anno non ci sono più i camion ad allietarci le nottate con il loro continuo andirivieni di munnizza – ci ha riferito un residente – e chissà che altro, adesso abbiamo un nuovo passatempo,  facciamo i conti con una bomba ecologica di cui a nessuno in Comune è mai fregato niente… anzi”.

Insomma, c’è davvero poco da stare allegri. Il collega Gianfranco Donadio, che è un attento osservatore della realtà cosentina, ha giustamente scritto che siamo davanti ad una sorta di “Triangolo delle discariche” a livello di incendi. E in effetti qualcosa che non torna c’è o magari – se preferite – a pensar male si fa peccato con tutto quel che segue.

“… Prima quella di Celico, poi l’ex Legnochimica attuale Calabra Maceri e da alcune ore brucia sprigionando una nube nera, quella dismessa di S. Agostino. Non c’è più speranza…”.

Qualcuno sussurra che tutti questi incendi siano legati alla “partita delle bonifiche”. Sappiamo bene che discariche come queste, prima di poter essere bonificate devono essere lasciate “riposare” per un periodo che dura molti anni. Ma sappiamo anche bene che la puntuale messa in sicurezza dei luoghi evita che altri rifiuti possano trovare allocazione in quegli spazi e che si possa ricreare un minimo di ecosistema evitando così la dispersione di polveri inquinanti nell’aria. Ma questa operazione si rende ora veramente necessaria in tutte le discariche “pericolose”.

Da uno studio commissionato dal Dipartimento della Protezione Civile e condotto dall’Ufficio Ambientale dell’OMS (Organizzazione Mondiale dellla Sanità), in collaborazione col CNR (Centro Nazionale per le Ricerche) e l’Istituto Superiore di Sanità, risulta che abitare nel raggio di un chilometro dalle discariche espone a un rischio aumentato di mortalità generale e per tumore al fegato, polmone, stomaco e malformazioni congenite del sistema nervoso e dell’apparato urogenitale.

Dobbiamo aggiungere altro?