Tropea, Macrì il predestinato: la battaglia col professore Vallone, suo zio

Giovanni “Nino” Macrì ha coronato il suo sogno di diventare il sindaco di Tropea. Una candidatura che viene da lontano e che è stata anche una questione di famiglia. Nino Macrì infatti è il nipote del compianto ex sindaco della perla del Tirreno, Gaetano Vallone, il popolare professore.

La figura di Vallone resterà indissolubilmente legata alla sua Tropea, della quale ha stretto le redini come sindaco per tre mandati, l’ultimo dei quali conclusosi poco più di un anno prima della sua morte, risalente al marzo 2015.

Profondo conoscitore dell’animo dei suoi concittadini e delle vicende politiche locali, negli anni Novanta riportò in auge il nome di Tropea grazie ad una grande opera di programmazione, rivelatasi fruttuosa negli anni seguenti. Palazzo Sant’Anna ha rappresentato la sua seconda casa e il suo ricordo non può che essere legato al municipio, che per molti anni lo ha accolto, e alla balconata dell’Antico Sedile, teatro dei suoi innumerevoli comizi.
il professore, come lo chiamavano tutti, era un uomo di destra che portava avanti la sua azione con la forza dei valori ed il coraggio delle idee, almeno così scrivono i suoi biografi.

Gaetano Vallone a dicembre 2013 è stato costretto alle dimissioni. L’intera vicenda politica è quantomeno singolare: non solo perché Vallone additava come manovratore occulto della sua “caduta” proprio il coordinatore cittadino di Forza Italia Nino Macrì, che tra l’altro è suo nipote, figlio della sorella della moglie Gasperina. Ma anche perché, per poter sedere sulla poltrona di sindaco era stato costretto ad una serrata vicenda legale contro il suo rivale Adolfo Repice (150 anni in due all’epoca della sfida), durata oltre un anno dal 2010, quando alle elezioni il rappresentante del centrosinistra lo aveva battuto per soli tre voti. Nel 2012 al Consiglio di Stato aveva vinto la sua battaglia ma la gioia è durata giusto un altro anno.Per Vallone infatti l’insidia peggiore si è rivelata quella interna. Con la costituzione del gruppo di Forza Italia infatti il nipote, giovane rampante dell’ex Pdl, nella cerchia dei sostenitori di Scopelliti e Caridi, ha fatto venire meno la maggioranza facendo passare all’opposizione quattro consiglieri neoforzisti e costringendo Vallone alle dimissioni. A cinque anni di distanza quella poltrona adesso è sua: il giovane rampante ha vinto su tutta la linea.