Turismo in Calabria, ecco perché il “boom” è una bufala (di Ernesto Greco)

Advertising

Il Sole 24 Ore ha recentemente pubblicato un articolo a firma Donata Marrazzo. “Turismo. Calabria verso 9 milioni di presenze, oltre il record registrato nel 2007”.

Nello scorrere l’articolo e sin dalla prime righe, a parte l’evidenza che la Signora Marrazzo non conosce la Calabria (dopo aver parlato di inquinamento a Ricadi e Nicotera scrive “E non è andata meglio sul Tirreno”),saltano all’occhio molte incongruenze ed affermazioni che non trovano riscontro nella realtà di chi di turismo vive e nel turismo opera quotidianamente.

“A conti fatti è stato un boom: i turisti hanno premiato la Calabria” dice l’articolo. Ed ancora “alberghi e villaggi sold out. Piene le case vacanze, gli alberghi diffusi nei borghi, gli agriturismi”.

Incompatibile! Se le strutture fossero state tutte piene come si vuol far credere non ci sarebbe stato quel fiorire di offerte e last minute anche per la settimana se non addirittura per il solo ponte di ferragosto. E quando una struttura è costretta a ricorrere a questo tipo di offerta vuol dire che l’intera stagione è andata veramente male. Negli ultimi quarant’anni, per alcuni e solo per alcuni, è stato necessario soltanto nel 1996.

E poi, a chiunque è bastato dare uno sguardo alle spiagge, ai lidi attrezzati e soprattutto ai lidi delle strutture per rendersi conto dei posti vuoti sotto gli ombrelloni. A chi non frequenta le spiagge è il traffico a fornire informazioni in termini di quantità e di provenienza. Ed ancora i pullman dei vari Tour Operator che quest’anno sono stati praticamente assenti. Tutti segnali chiari e inconfutabili.

Fioritura algale da analisi Arpacal

Anche le contraddizioni sulla bontà delle nostre acque sono evidenti. Si citano risultati eccellenti e poi si scopre che Goletta Verde ha rilevato punti “fortemente inquinati” e si parla di depuratori e scarichi abusivi che “hanno guastato la festa”. E poi ancora le dichiarazioni del responsabile della comunicazione di Arpacal secondo il quale “non sempre un mare non pulito è un mare inquinato”. Come se ciò fosse cosa buona e giusta. Ed ancora a parlare di “fioriture algali” e via di seguito. Evidentemente pensano che il turista o il bagnante locale, vedendo l’acqua sporca si tuffa lo stesso: tanto è solo sporca, mica inquinata. Il portavoce Arpacal dovrebbe invece spiegare a tutti perché avviene la fioritura algale e perché si formano le mucillagini. Le motivazioni scientifiche esistono e vanno in direzione opposta a quanto ci si vuole far credere.

Si afferma che la Calabria “scopre di essere diventata una destinazione cult” per cinesi, americani, ecc. e poi si dice che i cinesi forse verranno nel 2018. Ma in tour, non per soggiornare in Calabria!!! Infatti “si ritiene che i cinesi trascorreranno in Calabria almeno 3 giorni del loro tour europeo – spiega Angela Vatrano del dipartimento regionale del Turismo – viaggiano prevalentemente in primavera e in autunno, spendono molto, ma sono molto esigenti”. Quindi attenzione: sono molto esigenti!!! O ci attrezziamo o l’occasione la perdiamo sul nascere.

E poi ancora. “Il picco massimo degli ultimi 20 anni è stato raggiunto nel 2007 e si trattava di 8,8 milioni di presenze, dichiara il dirigente regionale Rodolfo Bova”. “Quest’anno si prevede di raggiungere i 9 milioni. Il tasso di occupazione delle strutture ricettive è dell’80% fino al 10 settembre”. Un altro proclama che poteva essere evitato! Il 2007 non è stato certamente un anno di magra per il turismo calabrese ma, in effetti, non c’è stato nessun boom perché si è solo recuperato una parte di quanto si era perso nel corso degli anni 2004, 2005 e 2006. Se poi si aggiunge che è stato l’anno in cui, per paura di minacciate sanzioni, molti operatori che prima non lo facevano, hanno compilato e presentato i Mod. ISTAT C/59, il gioco è fatto.

Che poi si è voluto strombazzare ai quattro venti di un successo strepitoso, quasi imbarazzante, per motivi politici o per reconditi tornaconti è tutto un altro affare.

Ma soffermiamoci un attimo sui numeri delle presenze e sul “boom” del 2017.

Nell’articolo si riportano i dati relativi agli Hotel “La regione è quarta per numero di aziende, 767 hotel (+ 18,5% negli ultimi 5 anni), 40.402 le camere, 85.862 i posti letto (+50,7%, seconda dopo la Basilicata)”.

Scorrendo dati ufficiali del 2007, altro anno esplosivo, abbiamo quanto di seguito:

Fonte: Comuni Italiani- Regione Calabria

Alberghi 719 – posti letto 74.388

Camping e villaggi 178 – posti letto 109.464

In affitto – posti letto 2.122

Agriturismo – posti letto 2.177

Altri esercizi – posti letto 1.986

Totale posti letto 190.137

Già qui i numeri non tornano. Se nel 2007 i posti letto in albergo erano 74.388 come è possibile che un incremento del 50,7% porta ad averne oggi 85.862?

Fonte: Osservatorio del turismo Regione Calabria – Ottavo rapporto sul turismo 2008 – riferimento anno 2007.

Elaborazione dati Sirdat – Totale posti letto 193.399

Ora, se non consideriamo l’aumento del numero posti letto degli ultimi 10 anni e prendiamo per buoni i dati del 2007, abbiamo in totale 190.137 posti.

Si dice che l’occupazione media è pari all’80% fino al 10 settembre.

E’ lecito quindi considerare una stagione estiva di 90 giorni.

Facendo due calcoli avremmo 190.137 x 90 = 17.112.330 presenze.

Siccome l’occupazione è pari all’80% ( ma non era tutto pieno?) il numero di presenze si riduce a 13.689.864.

Quindi la proporzione è 13.689.864 : 80 = 9.000.000 : x  dove x è pari a 52,59.

Ed ecco che l’occupazione media scende al 52,59%. Vogliamo chiede come è andata la stagione ad un albergatore che ha avuto una occupazione media del 52,59%?

Tra 8.8 milioni, 9 milioni e 13.689.864 e tra l’80% ed il 52,59% qualche differenza c’è e qualcuno dovrebbe fare pace con se stesso.

“La Calabria ha il parco alberghiero più nuovo d’Italia e le camere più ampie rispetto alla media nazionale, sottolinea Vittorio Caminiti presidente di Federalberghi Calabria”. E poi ancora si afferma che le strutture a 5 stelle e quelle a 4 “insieme rappresentano il 43,8% degli alberghi, un dato superiore alla media nazionale (36,7%)”. A parte qualche riserva sulle “camere più ampie rispetto alla media nazionale” non si può non sottolineare che l’alta percentuale di alberghi a 5 e 4 stelle non è altro che frutto di quella politica scellerata che continua a classificare con molta superficialità senza verificare la consistenza dei servizi effettivamente prestati alla clientela, la reale dotazione delle strutture e la relativa qualità.

Infine, è fuor di dubbio che la gastronomia, i borghi caratteristici, le spiagge, i parchi naturalistici, i panorami invidiabili ed i sacrifici di molti operatori seri, rappresentino punti di eccellenza per la Calabria. Ed è proprio grazie a quest’insieme che ancora questa terra continua ad attrarre turismo.

Senza attribuire alcuna colpa alla giornalista che, evidentemente in buona fede, pubblica un articolo mirato ad esaltare i risultati turistici della Calabria ma che ha un riscontro contrario e quindi non fa altro che ritorcersi contro la Calabria stessa.

Per concludere, viene da chiedersi cui prodest? A chi può far comodo rendere pubblici ed enfatizzare dati e risultati eclatanti benchè non reali? Qualcuno che non sappiamo sta per caso preparandosi a replicare le nefandezze perpetrate nel 2007? Ci auguriamo di no.

Ernesto Greco

Coordinatore Regionale Cicas Turismo