Tutta Cosenza orgogliosa del “suo” Brunori

Forse Dario Brunori, cantautore cosentino, esponente simbolo della nuova scena musicale italiana, artista che riesce a coniugare naturalmente scrittura poetica e leggerezza formale, autorevolezza musicale e senso dell’ironia, con uno stile unico nel suo genere, ha fatto bene a non andare al Festival di Sanremo. Almeno per quest’anno. Sì, perché se ci fosse andato, dopo un anno di grandi successi e riconoscimenti da pubblico e critica, non avremmo mai visto il suo esordio da conduttore sugli schermi di Raitre con “Brunori Sa”.

“Brunori Sa” è un racconto in cinque episodi sui desideri, le paure e le apparenti contraddizioni della generazione di mezzo a cui appartiene. Un viaggio per il nostro paese fatto di incontri, luoghi, parole e musica, sempre in bilico tra leggerezza pensosa, autoironia, sano ottimismo e amaro disincanto.

Perché la Rai, nonostante tutto, è sempre un po’ “mamma” e anche se decidi di non andare a Sanremo, comunque sei costretto (bene o male) a fare qualcosa con lei, la “mamma”, appunto. Cinque piccoli racconti per immagini che aiuteranno a tracciare il profilo di una società liquida (Baumann docet, ormai lo citano anche i magistrati corrotti e qui in Calabria ce ne sono tanti, troppi…) in costante mutamento. Una tv comunque completamente nuova in cui Dario Brunori si confronta con i suoi interlocutori e si cimenta con grande ironia nel ruolo di “conduttore” mantenendo il suo caratteristico approccio cantautorale. Cinque temi esistenziali come la Salute, la Casa, il Lavoro, le Relazioni e Dio, e un grande punto interrogativo. Perché sapere di non sapere, in fondo, è proprio quello che “Brunori Sa”.

La prima puntata, “Far finta di essere sani”, è stata dedicata al corpo, agli stratagemmi con cui si cerca di impedirgli di invecchiare e al modo in cui lo si presenta allo sguardo degli altri. Tra un ristorante e una palestra, tra uno studio di tatuaggi e un centro estetico, tra un’agenzia di modelle e le piazze che visita, Dario Brunori offre il suo microfono alle tante voci che descrivono una società in instancabile trasformazione.COSENZA/1: BERNARDINO TELESIO

Per noi che aspettavamo con ansia come Brunori avrebbe esternato la sua cosentinità, la prima puntata è stata una specie di “grande abbuffata”, in tutti i sensi.

Prima scena: piazza XV Marzo. Zoom sul Teatro Rendano. Entra Brunori ed ecco spuntare il vate di ogni cosentino che si rispetti: Bernardino Telesio. E’ proprio lui che gli “consiglia” di parlare di tatuaggi e fitness e di evitare di cadere nella retorica e di cedere alle lusinghe di un programma “intellettuale” che non piacerebbe a nessuno. Peccato solo che il doppiatore del nostro filosofo (non era meglio Pasquale Anselmo?) non tradisse neanche un piccolo accenno di accento cosentino, magari come quello di Brunori, gradevole e per niente fastidioso.COSENZA/2: MAMMARELLA BRUNORI SAS

Torniamo alla mamma. Mamma Rai, dicevamo, ha accolto Brunori con uno dei suoi mille tentacoli di “piovra” e per esorcizzare il tutto, Dario ha fatto benissimo a “intervistare” sua madre, quella vera. Mammarella Sas. Bravissima. La mamma-tipo di ogni cosentino medio (o metodista) che si rispetti. Piatto abbondante di pasta (rigorosamente ‘nguappulatu), richiamo alla “dieta” con chili di pasta in tutte le salse dal lunedì al sabato prima del trionfo domenicale del “polpettone” d’ordinanza e citazione di lusso per le maggiorate di una volta con tanto di annesso vecchio adagio tutto cosentino: “… a carne supa l’uassu sempri bella para…“. Che ne sottintende un altro: “Dariù, vida t’avissi i ‘nnammurà i ancuna stincinata…“. Figlio avvisato, mezzo salvato!COSENZA/3: LA TERRA DI PIERO 

Il terzo affresco di Cosenza non poteva che essere lo stadio “Gigi Marulla” e subito dopo il Parco Piero Romeo e la Terra di Piero. Brunori è stato sempre vicino a questa grande iniziativa e sinceramente non sapevamo che fosse cugino diretto del “signor Dio” ovvero Roberto Giacomantonio, intervistato insieme a Sergio “Canaletta” Crocco. Un brivido quando Dario, seduto sui gradoni della Tribuna A, ricorda chi era Piero e poi via a parlare di “Conzativicci” e dell’idea del parco più grande d’Italia dove giocano insieme bimbi di ogni razza, genere e abilità. Il “signor Dio” poi è semplicemente sublime quando parla del “suo” trono e delle barriere architettoniche, che ha inventato lui stesso… Perché l’ironia è l’unico modo per non cadere nel pietismo, nel vittimismo e nella solita retorica.

Quei pochi ma intensissimi minuti che Dario Brunori ha voluto dedicarci nella sua splendida trasmissione sono un riconoscimento per TUTTI (nessuno escluso) quelli che in questi anni hanno dato una mano per realizzare un sogno di civiltà. Dal primo degli attori di Conzativicci alla bambina che ogni anno a Natale viene a svuotare il suo salvadanaio alla nostra sede, al migrante che ha voluto pulire il parco dopo che altri lo avevano sporcato. In video c’eravamo io e Roberto, nel Parco Piero Romeo ci siete e ci sarete sempre tutti voi, amici della Terra di Piero. Non smetteremo mai di ringraziarvi. (Sergio “Canaletta” Crocco)

GLI OSPITI

Soddisfatta la nostra inevitabile “fame” di cosentinità, eccoci al resto. Dario Brunori ha dato spazio anche ad alcuni suoi amici, come Carolina Crescentini – per scoprire come si rapporta un’attrice con il proprio corpo e con l’invecchiamento – e lo scrittore Francesco Piccolo, che ha raccontato la sua evoluzione alimentare e come ha affrontato la paternità e l’età adulta, sempre più indigesta per una generazione di eterni adolescenti.

Del corpo Dario ha parlato anche con la musica: non solo con le sue canzoni, ma anche con l’incontro di due artisti della sua generazione: a Palermo, nel museo dei Pupi Siciliani (i corpi che non invecchiano mai), ha raggiunto Antonio Dimartino, che ha cantato benissimo “Ormai siamo troppo giovani”, mentre a casa sua Brunori ha ricevuto il giovane Francesco Motta, toscano, autore non a caso de “La fine dei vent’anni”, eseguita magicamente in duo. LE CITAZIONI DEGLI ANNI OTTANTA

Ne abbiamo colto quattro, tutte bellissime e piene di nostalgia per qualcosa che non tornerà più. Numero 1: il leggendario microfono lungo, di colore nero-grigio rigorosamente marca “Sennheiser”, che a me (che ho qualche anno in più di Dario) ricorda irrimediabilmente la stagione delle radio libere di cui Brunori è figlio o quantomeno nipote. Numero 2: il vecchio registratore con annessa cassetta, simbolo di una intimità con la tecnologia che faceva quasi tenerezza. Numero 3: la calottina di Nanni Moretti appassionato di pallanuoto nel film “Palombella Rossa”. Numero 4: il personaggio “Wilson” del film “Cast Away”, che altro non è che il nome della famosissima marca di palloni di pallavolo, “Wilson” appunto. Chè Brunori non è un intellettuale ma ogni tanto una citazione colta ci vuole. In questo caso quattro citazioni perfette.

I NUMERI

Prodotto da Ballandi Arts con la regia di Luca Granato, il programma è firmato dallo stesso Dario Brunori insieme a Lorenzo Scoles, Federico Bernocchi e Marco Pisoni. Tra qualche ora Dario e tutti i suoi compagni di questa magnifica avventura conosceranno i “numeri” di spettatori e di share che condizioneranno e scandiranno il loro futuro prossimo. Perché chi fa televisione ma anche informazione è destinato a rimanere per sempre “legato” a queste dinamiche. Benvenuto nel club, Dario, ma l’anno prossimo ti voglio al Festival di Sanremo. E non ci sono alibi…

Gabriele Carchidi