Tutte le truffe (e le coperture) di Mimmo Barile: lettera a Iacchite’ del fratello Ercole

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di Ercole Barile

Questa mia lettera aperta la considero come atto dovuto, dal momento che la mia vicenda personale è stata portata all’attenzione della cronaca dalla redazione di “Iacchite'”, che comunque ringrazio per aver sospeso, dietro mia richiesta, la pubblicazione di altri articoli riguardanti la mia vicenda e spero che quanto accaduto a me possa servire a dare una giusta visione di come sia “mal”gestito il nostro sistema della giustizia. Chiaramente non faccio di tutte le erbe un fascio perché ritengo che buoni e cattivi si trovino ovunque.

Nel confermare la veridicità di quanto scritto da questa redazione, una precisazione mi sento obbligato a farla in merito al presunto coinvolgimento del magistrato Luberto, dal momento che io lo ritengo estraneo ad intrallazzi o coperture di qualsiasi genere a favore di mio fratello Mimmo Barile.

Unica colpa che io addebito a Vincenzo Luberto è quella di essere stato, diciamo, distratto sugli atti nefandi compiuti a mio danno da persone a lui vicine, troppo perché lui non potesse accorgersi di nulla.

Tornando agli articoli, devo dire che molto è stato scritto ma tantissimo non è stato riportato, anche perché non tutto è stato trascritto o dichiarato negli innumerevoli atti delle sezioni civile e penale del Tribunale di Cosenza. Io ho notato stupore, meraviglia ed a tratti incredulità da parte di chi leggeva, così come ero incredulo io ogni qualvolta mi recavo fiducioso in quel Tribunale che avrebbe dovuto tutelare i miei giusti diritti ma dove invece, ahimè, venivano protetti gli interessi di mio fratello.

Provai stupore ed incredulità nel vedere il magistrato Manuela Morrone, che seguì alcuni miei giudizi, a cena con i fratelli Gimigliano, i quali ufficialmente dovevano essere dei professionisti pagati dalle mie società affinché controllassero la buona esecuzione delle operazioni finanziarie e societarie del gruppo della mia famiglia, ma in realtà erano agli ordini di mio fratello, gli stessi figli di quel Mario Gimigliano di cui si è già scritto in precedenti articoli.

Provai ancora stupore e meraviglia, quando, dopo aver subito violenza per i miei diritti (mi riferisco alla mia illegale esautorazione da amministratore con la conseguente illegittima nomina di Mario Gimigliano), lo stesso mi denunció per violenza privata quando io mi rifiutai giustamente di consegnargli i documenti della mia società, non riconoscendolo con ragione come amministratore, ritrovandomi poi come giudice la Morrone con il marito teste di accusa, come persona a conoscenza dei fatti.

Il solito Dodaro
Il solito Dodaro

Io questo Stefano Dodaro, marito del giudice in questione, non lo avevo mai visto in vita mia. Tale giudizio in seguito lo vinco, anche perché troppo spudorato sarebbe stato farmelo perdere, viste le mie chiare ragioni ma non servì a molto perchè vinsi questo come tutti gli altri giudizi solo anni dopo, così che mio fratello, grazie ai continui rinvii, ebbe tutto il tempo di compiere fatti e misfatti a mio danno, tant’è che alla fine di questa querelle giudiziaria, trovai solo degli scatoloni vuoti.

Stupore e meraviglia provó anche un avvocato del foro di Roma che fui costretto a prendere fuori da Cosenza, poichè puntualmente i miei consulenti in zona, sia avvocati che commercialisti, dopo essere stati avvicinati da mio fratello o chi per lui, passavano dall’altra parte, oppure, i più “dignitosi”, mi lasciavano senza alcun preavviso, come per esempio l’avv. Giampaolo Caruso, il quale mentre curava i miei interessi me lo trovai a curare quelli di mio fratello.

Tornando al mio legale romano, questi, una volta che prese visione dei documenti, mi rassicuró dicendosi certo che avrebbe risolto il tutto in meno di un anno perchè le ragioni erano tutte dalla mia parte in maniera evidentissima, raccomandandomi addirittura di non lasciarmi prendere da manie di persecuzione, perchè non riteneva possibile che in un tribunale degno di questo nome potessero avvenire tali nefandezze.

Salvo poi rimettere in seguito il mandato nelle mie mani dicendomi a chiare lettere che non intendeva sporcare 30 anni di carriera in un Tribunale come quello di Cosenza, consigliandomi di trovare un qualsiasi tipo di accordo con mio fratello perchè era ormai sua convinzione che in questa sede non avrei mai trovato giustizia, dandomi così ragione, anche se io avrei preferito avere avuto torto.

imgtribStessa cosa mi disse il PM Anastasio, una volta che prese in mano il caso e si rese conto che mio fratello godeva di forti protezioni.

La convinzione si acuì quando mobilitó oltre 50 uomini della Guardia di Finanza reclutandoli anche su Catanzaro e Reggio Calabria e fece un blitz in tutte le nostre aziende ed a casa dei consulenti, dandone tempestiva comunicazione a tutti gli organi di informazione, come stampa e TV ma, con suo grande stupore, non uscì un solo commento né uno straccio d’articolo…

Il PM Anastasio mi disse in seguito che aveva raccolto prove sufficienti per poter procedere all’arresto di mio fratello ma venne trasferito. Dietro una sua richiesta fatta tempo prima, è vero, ma guarda caso il trasferimento arriva proprio nella fase critica delle indagini, forse perchè le persone perbene come il giudice Anastasio non possono avere lunga durata in un Tribunale come quello di Cosenza e, guarda caso, in seguito viene tutto archiviato.

Voglio precisare che prima della procura mi rivolsi alla sezione civile del Tribunale.

Dopo innumerevoli e ingiustificati rinvii, anche dopo richiesta di provvedimento urgente, prontamente bloccato nientemeno che dal Presidente Copani e dopo che i miei più stretti consulenti, Lucio Marelllo e Stefano Zalaffi, passarono con mio fratello lo stesso giorno della mia esautorazione da amministratore, chiesi all’avvocato Carlo Paduano, consulente di mio fratello, di poterci vedere per chiudere un accordo.

L’avvocato mi rispose categoricamente di no, motivando il suo rifiuto con il dato di fatto che, essendo loro sostenuti e protetti nella sezione civile del Tribunale, non avevano alcuna convenienza in un accordo, visto che si stavano prendendo tutto.

Voglio fare un inciso: il Paduano si è in passato candidato alla presidenza dell’ordine degli avvocati (sic!). Fu così che mi recai in procura e a questo punto iniziarono una serie di denunce penali a mio danno. Il colmo si raggiunse quando, una volta preso il controllo delle società con aumenti di capitale fittizi (tutti avallati dal collegio dei sindaci) ed estromissioni di socio per indegnità, visto che mi ero permesso di denunciare le nefandezze di costoro, erano riusciti a bloccare qualsiasi tipo di sostegno economico a me ed alla mia famiglia, cercando così di prendermi per fame come si faceva in tempi di medievale memoria, quando si ponevano d’assedio le fortezze che andavano espugnate.

A questo punto, nostra madre, che fino a quel momento non era intervenuta perchè sperava in un accordo per come mio fratello le aveva ingannevolmente fatto credere, decide che il vaso è colmo ed alza la testa decidendo di vendere dei magazzini di sua proprietà con l’intento di darmi un aiuto economico utile anche a sostenere i costi degli innumerevoli giudizi posti in essere da mio fratello e dai suoi accoliti.

Tali magazzini venivano usati come deposito dall’Hotel Centrale (di nostra proprietà) e così, dopo una serie di richieste di sgombero dei locali, mia madre mi avvisa una mattina di avere dato incarico per procedere allo sgombero, chiedendomi di essere presente all’operazione con l’unico scopo di controllare che la merce delicata che ivi si trovava, fosse riposta in altro locale adiacente senza danno alcuno.

questaIn risposta a ciô arriva una pattuglia della polizia tempestivamente avvisata dai fedelissimi di mio fratello e, presa visione dell’operazione in corso, vanno via dopo aver appurato la mia esteaneità alla vicenda se non come controllore.

Riteniamo con mia madre che la vicenda possa ritenersi conclusa, ma cosí non fu e infatti dopo qualche settimana mia madre viene interrogata nel letto della clinica dove si trovava, perchè nel frattempo si era ammalata di tumore (forse anche lei a causa dei dispiaceri), e dichiara di essere lei la committente dell’operazione di sgombero dei suoi magazzini.

A questo punto i signori della questura vanno via dicendomi che il caso verrà certamente archiviato e invece, dopo qualche tempo, mi viene notificata una condanna per violazione di proprietà, senza essere mai stato convocato in un qualche giudizio.

In aggiunta vengo denunciato da Stefano Zalaffi (socio di Lucio Marrello) per minaccia a mano armata, ma questa volta finisce tutto in una bolla di sapone perchè Zalaffi dichiara in un primo momento di essere stato minacciato con una pistola ma, quando viene facilmente appurato che io non possedevo alcuna arma da fuoco ne portò d’armi, ritratta tutto dicendo che ero armato di coltello, salvo poi dire che pensava fossi armato poichè avevo la mano in un borsello o in tasca, in modo che il caso viene archiviato…

Anche perché nel frattempo viene concluso l’accordo con mio fratello, dopo che anche mio figlio viene denunciato per molestie da tale Vincenzo Bruno (le “molestie” consistevano nella richiesta della visione dei documenti riguardanti le società che Bruno rifiutava di consegnare senza alcuna giustificazione). Vi ricordo che Vincenzo Bruno era la “mano” di mio fratello nelle società ed è fratello di quel Fernando Bruno, cancelliere del Tribunale e cognato di quella Giulia Marino prestanome di mio fratello. Chiaramente il ritiro di queste e altre denunce avranno un peso nelle trattative in corso.

hotel-centrale-cosenza-014In tutto questo miasma di denunce io ne faccio solo una.

Una mattina avviene un furto con scasso in uno dei famosi magazzini che intanto erano divenuti di mia proprietà, poichè mia madre, morendo, mi dichiaró suo unico erede, anche se oltre i magazzini non era rimasto nient’altro. Denuncio quindi il furto di impianti luminosi, che trovo montati all’interno dell’Hotel Centrale, di cui mio fratello aveva preso il pieno possesso, oltre alla sparizione dei miei campionari di ceramiche artistiche con argento.

Il mio caso viene affidato al giudice Cestone, il quale prontamente cestina (quando si dice un nome una garanzia!) ma non è una novità…

Intanto, mio fratello viene nominato in quota Gentile, che è il suo principale sponsor politico, presidente della Fondazione FIELD.

fondazione-field-regione-calabria-300x240Trova così conveniente chiudere la mia vicenda per evitare fastidi che potrei arrecargli.

Io, dal canto mio, stanco e provato da avvenimenti e malattia, mi arrendo e sottoscrivo un accordo capestro che in seguito neanche verrà rispettato, ma anche questa non è una novità. Infatti ben sette accordi sono stati stipulati in otto anni e nessuno di questi è stato rispettato da mio fratello.

Arrivato qui mi fermo, anche se tanto avrei da raccontare su queste mie vicende dove molte cose sono oscure anche a me e neanche ci tengo più a conoscere tutte le verità su soci occulti, amici conniventi, soldi nascosti e società fantasma ma voglio trasmettere alcune mie riflessioni finali.

Ho scritto tutto ciò dopo lunga meditazione, chi mi è rimasto vicino e conosce la mia vicenda mi ha sconsigliato dallo scrivere ma io ho deciso di farlo comunque, per dare un senso a tutto quanto mi è accaduto ed affinchè quello che è accaduto a me non capiti ad altri.

Io sono fermamente convinto che il vero problema non sia mio fratello o i corrotti come lui, io penso che il problema siamo tutti noi che facciamo parte di questo sistema, quando, assecondandolo ed ossequiandolo nella ricerca “du piacire” lo nutriamo e lo legittimiamo.

Sì, perchè paradossalmente la forza del sistema è il nostro silenzio e sta a noi stessi ribellarci!

I Lucio Marrello, gli Stefano Zalaffi, i Giampaolo Caruso, i Gimigliano, i Franco Quaranta, i Giulio Grandinetti, i Carlo Paduano, i Piercarlo Chiappetta, gli Attilio De Rango eccetera non esisterebbero se non vi fossero gente come i Mimmo Barile, i Gentile, i Morrone, i Principe eccetera che se ne servono, anche perchè sono forti del nostro servile consenso.

Concludo questa mia lettera aperta parafrasando al contrario il titolo di un famoso film degli anni 70 del regista Sergio Leone.

SU LA TESTA !