Una Città senza legge e un sindaco cialtrone (di Pasquale Rossi)

Mario Pagano e Mario Occhiuto: Dio li fa e poi li accoppia

UNA CITTA’ SENZA LEGGE

di Pasquale Rossi

C’era una volta una bella città, e c’è ancora, ma era, ed è ancora, senza legge. C’era una città che aveva un bel centro storico che si era adagiato, per più di due millenni, sul fianco di una collina che affacciava su due fiumi e che non solo era fatiscente ed abbandonato, ma era un Centro storico senza legge perché il sindaco invece di restaurare le case ed i palazzi che lo componevano, li demoliva perché pericolanti.

C’era una volta una città, e c’è ancora, il cui sindaco in carica, convinto di essere una archistar, stava trasformando, con Grandi Opere pubbliche, in un parco giochi senza legge. C’era una volta una città che aveva un bel castello che era stato trasformato dal sindaco archistar, senza rispettare le leggi e le norme, in una piattaforma per lanciare missili.

C’era una volta una piazza, la più grande della città, Piazza Fera, che era stata trasformata, dall’archistar, in una lastra di cemento armato senza neanche un albero e senza, naturalmente, rispettare le leggi. C’era una volta un fiume, piccolo e con poca acqua che scorreva, e scorre, ai piedi della città antica in rovina, ma l’archistar, invece di investire nel restauro del Centro storico ha preferito costruire un enorme, fuori contesto, inutile e costosissimo Ponte che, come il resto, non rispetta le leggi.

Intorno al Ponte dei Vavusi, l’archistar vuole costruire, ed in parte lo ha già fatto, un Planetario, senza legge; un Parco acquatico, senza legge; un Parco della Scienza, senza legge; una inverosimile e ridicola Ovovia che collegherebbe la riva del fiume con il Castello, naturalmente senza legge e, per finire, un Museo del Nulla, senza legge anch’esso.

Tutto senza legge e senza opposizione da parte di partiti politici, parti sociali, “società civile” e, soprattutto, Enti preposti al controllo delle Opere pubbliche. Qualcuno potrebbe, ancora, chiedersi perché l’opposizione politica non ha fatto il suo mestiere di opporsi a questo scempio, ma la risposta è sotto gli occhi di tutti: il Pd voleva fare una metropolitana leggera, progettata e costruita dalla cooperativa CMC, da sempre vicina al partito, come tutti sanno. Il patto suggellato, se preferite l’”accurduni”, fra Oliverio e Occhiuto è questo: tu mi fai fare la metro e io ti faccio fare, aiutandoti politicamente ed economicamente, il Ponte dei Vavusi, il Planetario, il Parco della scienza, il Parco acquatico, i Bocs Art, il Museo del Nulla etc. etc.

Sarà forse inutile dire, a questo punto, che anche la metro leggera non ha nessuna autorizzazione: VIA, VAS, autorizzazione paesaggistica e di vincolo dei centri storici, ai sensi della legge 42 del 2004, nonché dal QTRP del 3.08. 2016 della Regione medesima che, nel Tomo IV, fornisce particolari disposizioni per i fiumi calabresi, di cui il Crati è il maggiore.

Non solo, dunque, il Ponte dei Vavusi, il Planetario, il Museo del Nulla, il Parco acquatico e quello della Scienza avrebbero dovuto rispettare le normative regionali, ma persino la metro, secondo la Legge regionale QTRP, non potrebbe passare, in più punti, per il percorso del Viale Parco perché, tanto per citare solo uno dei tanti divieti, si trova a meno di 150 metri dalla riva sinistra del Crati.

STRAORDINARIO: la Regione Calabria vìola le sue stesse Leggi anche perché controllato e controllore sono la stessa cosa. Di questo, però, ci occuperemo in maniera esaustiva in un’altra occasione, ma presto.

Una città senza legge a causa di un sindaco cialtrone ed approssimativo che non richiede le necessarie autorizzazioni perché ritiene di essere superiore alle Leggi e perché è arrogante e presuntuoso come ha dimostrato, in maniera evidente a tutti, nel caso del prato dello Stadio Marulla e della partita Cosenza-Verona.

Come possono pensare, finalmente, i cittadini di Cosenza che tutte le sue mirabolanti, luccicanti ed orribili opere siano state fatte diversamente dal prato del Marulla?

Le Grandi e piccole Opere occhiutiane non solo sono state fatte senza le necessarie autorizzazioni degli altri Enti pubblici preposti, ma sono state eseguite, e saranno eseguite, nello stesso modo in cui ha – con inettitudine, inadeguatezza tecnica, approssimazione, estrema fretta e bisogno solo di apparire- allestito il campo di calcio. Un cialtrone, altro che uno dei massimi esperti del settore!

Ora torniamo all’ex hotel Jolly perché la prima tessera del “gioco” del domino delle Grandi opere è il Museo del Nulla-Alarico, al quale l’archistar tiene da sempre: se non si realizza quello salta tutto l’“accurduni”.

Occhiuto inizia da maggio 2018 a dire che ha “cantierizzato” l’area dell’ex hotel Jolly e che presto lo demolirà, ma qualcuno si accorge che l’archistar non ha l’autorizzazione per farlo tanto è vero che i parlamentari 5stelle, da luglio 2018, iniziano a fare domande e pretendere risposte che non arrivano. Non possono arrivare risposte perché l’archistar non ha mai chiesto autorizzazioni, lui se ne frega delle autorizzazioni, dei permessi, delle regole, delle leggi.

Lui è preso dall’interesse della città, dal bene supremo dei cittadini e, quindi, non chiede autorizzazioni fino a quando i 5stelle non lo fanno. A quel punto inizia a dare i numeri, ad accusare gli oppositori di essere degli odiatori, che lo fanno contro il giusto sviluppo della città che solo lui sa come indirizzare, grida ai quattro venti contro l’ingiustizia, inizia a battere i “pugnetti” sul tavolo di Iacucci, di Oliverio e del Soprintendente Pagano.

I quattro, dopo le sfuriate dell’isterica archistar, concertano, agli inizi di agosto, di fabbricare una serie di autorizzazioni al limite ed oltre il limite della legalità, pur di fare demolire all’emulo di Alarico l’ex hotel Jolly di modo che, con le rovine fumanti, possa dire che a quel punto non resta altro da fare che quella cassa da morto dorata del Museo del Nulla. Autorizzazioni che arrivano nonostante la lettera del 12 luglio 2018 nella quale il medesimo Pagano dice che non si può demolire il Jolly senza prima fare una “concorde riflessione” che, naturalmente non è mai avvenuta.

Le due lettere mandate, la prima l’8 agosto e la seconda il 10 agosto 2018, dal Direttore Generale del Mibac per intimare a Pagano di non dare l’autorizzazione a demolire prima di aver chiarito, in un tavolo tecnico, cosa, e come, intende fare l’archistar sopra alle macerie dell’ex Jolly, non possono sortire alcun effetto perché il Soprintendente, contraddicendo sé stesso e il Direttore Generale, ha già rilasciato l’autorizzazione per l’abbattimento.

Pagano, che ha già firmato senza dire nulla a nessuno, capisce di averla fatta grossa e va in fibrillazione tanto che, dopo una riunione presso il Segretariato Regionale del Mibac a Catanzaro il 22 agosto, si sente male al punto che devono ricoverarlo in Ospedale.

Una città senza legge, dunque, nella quale, ora, la presuntuosa ed arrogante archistar ha in mano una autorizzazione a demolire l’ex hotel Jolly molto tardiva, o addirittura a posteriori, e della quale a Roma non hanno notizia, anzi, per quel che ne sanno, si preparano a mandare un Ispettore centrale del Mibac a presiedere il “tavolo tecnico” convocato con le lettere dell’8 e 10 agosto.

In pratica ha in mano una carta, straccia, molto pericolosa perché potrebbero intervenire i Carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio culturale, preavvertiti dai 5stelle, a fermare tutto, essendo a conoscenza della lettera del Direttore Generale del Mibac. L’archistar, però, ci ha abituato a tutto e temendo che il domino si inceppi potrebbe, forzando la mano anche per rifarsi della brutta figura fatta con il campo di calcio, presentarsi, nei prossimi giorni, davanti all’ex hotel Jolly con le ruspe, come Salvini. Un cialtrone senza legge.