Unical, il giallo dell’esame della figlia del boss

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Unical, la guerra tra bande continua. A volte serpeggiante, a volte in maniera sfacciata, comunque continua. 

Nella componente capitanata da Perrelli, futuro rettore designato e D’Ignazio, prorettore dimissionario di Crisci, non c’è dubbio che la terza forza sia quella del professore Franco Rubino. E dall’album dei ricordi è saltato fuori questo “ritratto” della Gazzetta del Sud, oggi particolarmente attuale. Anche e soprattutto perché sul caso ha indagato Nicola Gratteri. 

“Il “giallo” dell’esame. E la figlia del boss. Nel 2012 la DDA di Reggio Calabria ha messo il naso nelle stanze dell’ateneo di Arcavacata. E’ avvenuto casualmente nell’ambito di un’inchiesta condotta dall’allora procuratore aggiunto di Reggio, Nicola Gratteri e dal pm distrettuale Antonio De Bernardo su una cosca di Marina di Gioiosa Ionica. Una cosca che – more solito – esercitava un controllo totalizzante sul territorio di sua competenza.

Influenzava e condizionava l’imprenditoria e tentava approcci con il mondo politico-istituzionale. Durante le indagini preliminari accadde però che gl’investigatori si imbatterono in una strana telefonata in cui si tirava in ballo un apprezzato docente dell’Università della Calabria, Franco Rubino, già preside della facoltà di Economia, ex assessore del Comune di Rende e all’epoca direttore del Dipartimento di Scienza aziendali e giuridiche.

Il nome del professore saltò fuori in una telefonata del 2007 tra l’ex assessore provinciale reggino Rocco Agrippo e tale Gaetano. Il riferimento era ad un esame da garantire alla figlia del boss di Gioiosa Ionica, Rocco Aquino. Agrippo sarebbe stato pronto, secondo gli inquirenti, a favorire la celebrazione dell’esame solo pro forma coinvolgendo, attraverso il misterioso Gaetano, il titolare della cattedra e i suoi assistenti.

Tra il professore Rubino e appartenenti al clan non ci sono però mai stati contatti diretto. E nemmeno tra il cattedratico e Agrippo. Tuttavia, la cosa venne organizzata: la ragazza avrebbe dovuto passare dalla stanza del docente alle tre e mezza. Il professore non ci sarebbe stato. Al posto suo, la giovane Aquino avrebbe trovato gli assistenti pronti a stamparle un bel trenta sul libretto.

Il colloquio tra Agrippo e il mai identificato Gaetano è illuminante. “Alle tre e mezza deve andare nella stanza del professore Rubino – dice Gaetano -. Lei va dal professore, lui non ci sarà ma non ci sarà volutamente”. La ragazza troverà gli assistenti. “Loro sanno che devono fare e chiudono la partita”.

E’ Rocco Aquino a spiegare poi telefonicamente – ignaro di essere intercettato – alla figlia quello che deve fare: “Vai a bussare che c’è l’assistente e gli spieghi chi sei e chi non sei”: La vicenda si svolgerà secondo il progetto previsto. Alle 15,31 del 15 maggio 2007, Valentina Aquino chiama il padre e gli dà la lieta notizia: “Ho preso 30”. E Rocco Aquino, di rimando, le risponde: “Ah… brava”.

Il fascicolo d’inchiesta è stato trasferito per competenza alla procura di Cosenza, diretta da Dario Granieri”.

tratto da Gazzetta del Sud – 14 maggio 2013 – 

… Ed è finito sul tavolo del pm Tridico e a questo punto, come accade sistematicamente per tutti i fascicoli che passano da quel tavolo, si è insabbiato. Per quanto se ne sa, l’accusa ipotizzata è concorso in falso e sono indagati formalmente il professore Franco Rubino, il suo assistente Maurizio Riya e Valentina Aquino. Ma quando un fascicolo passa dal porto delle nebbie è molto difficile che si ritrovi. A meno che Gratteri non abbia voglia di approfondire.