Veleni nel fiume Oliva, tutti assolti: e ci siamo tolti un altro pensiero (di Francesco Cirillo)

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E ci siamo tolti un altro pensiero

di Francesco Cirillo

I giudici della Corte d’Assise di Cosenza hanno assolto l’imprenditore di Amantea Cesare Coccimiglio dall’accusa di disastro ambientale doloso e di avvelenamento delle acque. Dopo un dibattimento durato quattro anni una nuova verità viene sepolta nel fiume Oliva. Non è stato lui e i suoi operai a sotterrare per anni rifiuti di ogni genere all’interno dell’alveo del fiume, a cominciare dai rifiuti che vi erano all’interno della Motonave Rosso spiaggiata lì davanti il 14 dicembre del 1990.

Dopo i veleni della Marlane, dopo quelli nascosti nella discarica di Scalea, quelli di Costapisola, quelli della Sibaritide, anche questi nel fiume Oliva resteranno senza colpevoli. I centomila metri cubi di veleni tossici continueranno a restare nel fiume Oliva e non essendoci colpevoli le spese di un’eventuale bonifica saranno a spese del Comune o della Regione o dello Stato. Una bonifica che quindi non farà nessuno.

Così come si continuerà a coltivare nei terreni adiacenti al fiume e si continuerà a pescare illegalmente la neonata. Prodotti che finiranno sulle tavole di noi poveri cittadini. Dei malati di tumore e della loro odissea è meglio non parlarne, sarebbe inutile e apriremmo ferite nelle case di centinaia di famiglie.

Il delitto in quel fiume venne commesso, è bene ricordarlo, in quella tragica notte del 14 dicembre quando la Motonave Rosso, invece di affondare davanti a Lamezia Terme, dopo aver lanciato il suo Sos, si spiaggiò spinta dalle correnti nei pressi del fiume Oliva a Campora San Giovanni.

La procura di Paola era nelle mani della cosca Muto e tutti i giudici venivano  mossi secondo le sue esigenze economiche. Il comunista Losardo era stato eliminato nel 1980, e già da allora la giustizia fece il suo corso assolvendo tutti. Muto era fortissimo, gestiva tutti i lavori, oltre che le pescherie e il pesce.

Prima gestì il lavoro di difesa della linea ferroviaria con miliardi di lire gestiti dalle sue ditte, con massi buttati a mare, poi le cave, poi gli investimenti nella speculazione edilizia che imperversava per tutto l’alto tirreno cosentino. Alla Motonave Rosso ci pensò lui sicuramente. Persona affidabile con un buon esercito che aveva alle spalle diversi omicidi, e soprattutto una procura di Paola completamente controllata, così come recitò il rapporto Granero, magistrato inviato dal Governo per capire e indagare su cosa succedeva in quegli ambienti.

Arriva la nave carica di rifiuti ed ecco il pm Domenico Fiordalisi, noto alle cronache giudiziarie per le sue inchieste fallimentari, dall’omicidio della povera Roberta Lanzino agli arresti dei Noglobal per i fatti di Genova. Su un suo profilo in Wikipedia non si legge di questi fallimenti ma delle onorificenze ricevute come quella del 21 ottobre 2006 al  “Premio Losardo” per le sue indagini sull’infiltrazione mafiosa nel Porto di Cetraro. Un ossimoro vero e proprio: quasi come intitolare una scuola elementare al mostro di Vienna Joseph Fritzl. Su Wikipedia non si parla dell’incompatibilità ambientale nel Tribunale di Paola per aver chiesto una tangente al perito balistico dello stesso tribunale accusato di aver detenuto nella sua casa illegalmente delle armi. Per questo venne trasferito da Cosenza in Sardegna dove continuò le sue “inchieste” ricevendo anche qui un premio nel 2012 dalla Legambiente, per le demolizioni di edifici abusivi da lui effettuate in esecuzione di sentenze di condanna passate in giudicato. Insomma, un vero ambientalista che cominciò la sua carriera dando subito ordine di demolizione della Motonave Rosso, eseguendo un ordine dalla stessa società Messina. La pistola fumante venne così distrutta dopo che una società olandese arrivò dall’Olanda a prelevare dei container e dopo che lo stesso Coccimiglio venne incaricato per svuotare dal resto dei rifiuti la motonave.

Ecco dove sta il peccato originale. Poi ci si misero tutti i sindaci, gli amministratori provinciali e regionali, i politici a rassicurare e tranquillizzare le popolazioni che tutto era a posto e perfettamente in ordine.

L’ultimo fu l’europarlamentare Mario Pirillo, detto “Pirillone”, della stessa Amantea che riuscì a portare ad Amantea una delegazione di europarlamentari, per far dire loro che in quella zona era tutto a posto. Poi li portò in tour nelle cantine sociali della Calabria, al Convento di San Francesco a Paola e in vari ristoranti della zona per dimostrare loro che non c’era niente di inquinato. E quando gli ambientalisti lo contestarono, proprio lì sul posto davanti alla commissione, riunita sul fiume Oliva, lui pensò bene di querelare tutti, compreso me per diffamazione. Denuncia che venne archiviata. Ogni tanto un giudice onesto si trova.

Vani quindi sono stati i tentativi da parte degli ambientalisti del Comitato civico Natale De Grazia, costituitisi parte civile nel processo alla ditta Coccimiglio, di arrivare ad una condanna nonostante l’inchiesta condotta dalla procura di Paola, e ben sostenuta dal procuratore Giordano Bruno, avesse dimostrato ampiamente la correlazione fra la ditta Coccimiglio e il materiale sotterrato nel Fiume Oliva. Come per la Marlane assolta ed ora in appello a Catanzaro, attendiamo un nuovo giudizio a Catanzaro.

Intanto i malati di tumore continuino pure nel loro girovagare per gli ospedali d’Italia ringraziando la nostra giustizia, i nostri giudici e soprattutto l’assenza dei nostri politici.