#VeritàxMatilde: “Sacro Cuore”, quanti scheletri nell’armadio. Il precedente di Francesca Paola Gallo

La ginecologa Francesca Paola Gallo
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Non abbiamo dimenticato la piccola Matilde, alla quale un gruppo di medici e di ostetriche della clinica “Sacro Cuore”, al servizio dei nuovi padroni economici della città di Cosenza, ovvero il gruppo iGreco, hanno negato il diritto alla vita.

I ginecologi Bruno Tucci e Francesca Paola Gallo, l’anestesista Giuseppe Sgromo, il pediatra Matteo Costa e le ostetriche Maria Bottino, Rosangela Scarcella e Rosanna Sbarra sono indagati dalla procura di Cosenza ma nello stesso tempo sono più tranquilli che mai. Perché sanno non solo che il pm Tridico è notoriamente “innocuo” (insomma, non funziona) ma che le cause di malasanità a Cosenza sono gestite da un gruppo di ginecologi che, ovviamente, si difende a vicenda con le cosiddette “Ctu” ovvero perizie di favore.

Questi signori invece temono molto di più i media che dicono la verità, che nella nostra realtà sono pochi, ma per fortuna esistono.

Il dottore Bruno Tucci
Il dottore Bruno Tucci

Abbiamo già scritto del precedente che ha coinvolto il ginecologo Bruno Tucci, braccio destro del primario della “Sacro Cuore” Achille Morcavallo. Tucci, quattro anni fa, fu coinvolto in una vicenda molto simile a quella di Matilde e ne uscì fuori senza problemi, tant’è vero che sguazza ancora indisturbato in quella maledetta clinica a negare il diritto alla vita ai neonati.

Ma anche la sua illustre collega Francesca Paola Gallo non è da meno. Sì, proprio lei, la ginecologa candidata alle elezioni per sostenere la (fallimentare) candidatura a sindaco di Carletto (il maialetto) Guccione, mandata appositamente dai fratelli iGreco per dimostrare la loro “riconoscenza” al PD per tutti i posti letto in più che continuano a dare alle loro squallide cliniche per lucrare denari sulle disgrazie della gente.

Ed eccoci al racconto.

sacroLa signora Luisa Ritacco, 43 anni, nel luglio 2010 fece un semplice pap test presso un consultorio dell’Asp di Cosenza. L’esito ‘anomalo’ la portò ad approfondire con ulteriori accertamenti la natura della patologia emersa. Da un laboratorio di Monza arrivò la conferma di quanto tutti temevano: tumore all’utero.

Da quel momento la donna si affidò alle cure della dottoressa Francesca Paola Gallo, ritenuta già da allora una delle punte di diamante del reparto di ginecologia della clinica “Sacro Cuore” di Cosenza, diretto dal primario Achille Morcavallo, che allora era anche il proprietario, visto che iGreco sarebbero arrivati soltanto nel 2013.

Ebbene, in soli diciotto mesi dal ritiro del referto dell’Asp la donna, dopo atroci sofferenze, morì nell’ospedale di Cassano allo Ionio dopo due interventi chirurgici: il primo alla “Sacro Cuore”, il secondo al Gemelli di Roma.

I familiari, nutrendo diversi sospetti sull’operato dei sanitari che ha portato al decesso della donna, denunciarono la ginecologa Gallo e la maledetta clinica di corso d’Italia.

Achille Morcavallo
Achille Morcavallo

Nonostante la procura di Cosenza (come da scontatissimo copione) chiese l’archiviazione del caso, la dottoressa Gallo fu rinviata a giudizio. Secondo il gip Di Dedda l’intervento chirurgico eseguito nel reparto di ginecologia era stato incompleto e “a fronte di tali mancanze – scrisse il giudice – e alla luce delle odierne conoscenze mediche è ragionevole sostenere che una condotta tempestiva, diligente e adeguata della Gallo, quale ginecologa di fiducia della paziente dall’estate 2010, avrebbe innescato un decorso diverso della malattia che ha condotto la Ritacco alla morte in appena sette mesi dalla notizia certa del cancro all’utero”.

La donna fu dimessa dalla “Sacro Cuore” dopo appena quattro giorni dall’intervento e la ginecologa Gallo non prescrisse alcuna terapia.

Dopo due mesi Luisa Ritacco viene ricoverata al Gemelli di Roma per un intervento in extremis nel corso del quale sarebbero stati asportati i linfonodi che la Gallo non aveva ritenuto opportuno rimuovere.

Nonostante il gip Di Dedda, la ginecologa Gallo, accusata di aver determinato la morte di una sua paziente per gravissime negligenze e imperizie, viene assolta dal giudice Giusi Ianni “perché il fatto non costituisce reato”. La ginecologa per il Tribunale di Cosenza avrebbe pienamente osservato le linee guida emesse dalla comunità scientifica internazionale.

Avete capito adesso perché questa gente non ha nessun timore della procura di Cosenza?

Un consiglio ai cosentini tuttavia bisogna darlo con urgenza: se potete, non andate in quella clinica. Rischiate di non uscirne vivi: sia voi (come insegna la triste storia della signora Ritacco) che i vostri neonati.