Vibo, truffa per i lavori sull’autostrada: 26 avvisi di garanzia

La galleria killer di Mileto
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Dirigenti, funzionari e tecnici di tre società indagati a vario titolo per i reati di truffa, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, frode nelle pubbliche forniture, abuso d’ufficio, crolli e disastri dolosi: per gli inquirenti, dal 2011 al 2016, avrebbero fatto parte “in tempi diversi” di uno stesso disegno criminoso per procurare “un ingiusto profitto” ad un’azienda inducendo in errore l’Anas sui lavori di ammodernamento dell’ex autostrada A3 Salerno-Reggio, nel tratto compreso tra Mileto e Rosarno.

Benedetta Callea, sostituto procuratore della repubblica di Vibo Valentia, ha dunque chiuso il cerchio sulle indagini emettendo nei confronti dei 26 indagati altrettanti avvisi di garanzia.

Gli inquirenti contestano l’attestazione di falsi formulari per l’identificazione dei rifiuti di materiale fresato derivato dalla demolizione delle sovrastrutture stradali così come altrettanti documenti falsi (libretti di misura dei registri di contabilità) sui lavori realizzati, e sulle attestazioni del conferimento del quantitativo di rifiuti fresato dall’azienda Cavalleri Spa alla Ecosistem che, sostengono gli investigatori, non sarebbe in realtà mai avvenuto.

Altro elemento su cui si basano le accuse è quello di presunte modifiche, ritenute arbitrarie, al progetto approvato dal presidente di Anas, sempre tra gli svincoli di Mileto e Rosarno: l’obiettivo, affermano gli inquirenti, sarebbe stato quello di risparmiare sui volumi di materiale da impiegare.

Così l’attenzione è ricaduta sulla liquidazione di 360mila euro da parte della società autostradale che sarebbero stati pagati, in verità, per l’impiego, mai avvenuto, di circa 28.500 metri cubi di materiale. Cosa che avrebbe permesso alla Cavalleri di guadagnare ingiustamente milioni di euro per lavori ritenuti inesistenti: cifre che si aggirerebbero in un caso intorno ai 6,8 milioni, in un altro a 4,3 ed in un terzo a circa 1,2 milioni.

GLI INDAGATI

Undici i calabresi finiti nell’indagine: Giovanni Fiordaliso, 47 anni di Reggio Calabria, Salvatore Bruni, 41 anni di Catanzaro, Consolato Cutrupi, 46 anni di Reggio Calabria, Vincenzo De Vita, 45 anni di Tropea, Domenico Gallo, 61 anni di Bovalino, Maurizio Panarello, 50 anni di Bovalino, Maurizio Aranini, 44 anni di Taurianova, Francesco Caruso, 48 anni di Cosenza, Antonio Pio Cannatà, 50 anni di Cinquefrondi, Pietro Lo Faro, 58 anni di Decollatura, Maria Stella Orecchio, 45 anni di Soriano Calabro.

Indagati inoltre: Gregorio Cavalleri, 66 anni di Dalmine (Bg), Vincenzo Musarra, 63 anni di Verdello (Bg), Carla Rota, 55 anni di Almè (Bg), Marcello Ranalli, 59 anni di Giulianova (Te), Dino Laporini, 58 anni di Filattiera (Ms), Paolo Francesco Campanella, 49 anni di Castelluccio Inferiore (Pz), Giuliano Gini, 59 anni di Sorisole (Bg), Antonino Croce, 37 anni di Palermo, Alessandro Rossi, 53 anni di Arezzo, Marco Angelo Bosio, 50 anni di Crema, Gianfranco Vasselli, 57 anni di Roma, Angelo Dandini, 48 anni di Anagni, Fabrizio Tragna, 44 anni di Palermo, Settimio Branchi, 63 anni di Roma, Giovanni Parlato, 50 anni di Roma.

Le aziende coinvolte: Impresa Cavalleri Ottavio Spa in liquidazione concordato preventivo con sede legale a Dalmine, Società Cavalleri Infrastrutture Srl con sede legale a Dalmine, V.F.G. Unipersonale Srl con sede legale in Roma.