Vibo Valentia, la diga del lago Alaco nel mirino della Commissione Europea

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INTERVENTO DELLA COMMISSIONE UE PER FARE CHIAREZZA SULLA SITUAZIONE DELLA DIGA DI ALACO

La diga del lago Alaco in provincia di Vibo Valentia sotto i riflettori di Bruxelles.

La Commissione europea chiederà chiarimenti alle autorità italiane circa lo stato attuale e il rispetto delle direttive Ue riferiti alla qualità dell’acqua dell’invaso calabrese.

La notizia è contenuta nella risposta ad una interrogazione presentata a maggio scorso dai portavoce eurodeputati del M5s Piernicola Pedicini e Laura Ferrara.

I due esponenti pentastellati avevano chiesto alla Commissione europea di far sapere perché la diga continua ad alimentare i rubinetti di circa 400mila calabresi nonostante nel 2012 sia stato sequestrato dalla Procura di Vibo Valentia e nonostante nel 2013 l’Arpa Calabria abbia rilevato nell’acqua del lago la presenza di sostanze altamente cancerogene.

Nella risposta della Commissione viene anche spiegato che la direttiva Ue sull’acqua potabile, numero 83/Ce del 1998, prescrive il rispetto degli standard qualitativi applicabili all’acqua del rubinetto del consumatore a prescindere dalla sua origine e dopo il trattamento e la distribuzione, mentre la direttiva quadro sulle acque (2000/60/Ce) impone agli Stati membri di assicurare che i corpi idrici utilizzati per l’estrazione di acque destinate al consumo umano siano oggetto di particolare protezione. Inoltre, la direttiva 2013/39/Ue, stabilisce gli standard di qualità ambientale per le acque superficiali interne.

Nell’interrogazione i due portavoce pentastellati avevano evidenziato che l’opera fu ultimata nel 2004 e costò 150 miliardi di lire. Venne realizzata su terreni ricchi di ferro e manganese e la Procura predispose nel 2012 il sequestro preventivo degli impianti a causa degli omessi controlli dei serbatoi, delle reti di distribuzione, delle sorgenti e dei pozzi.

Laura Ferrara
Laura Ferrara

Pedicini e Ferrara avevano, infine, sottolineato che, nonostante il sequestro ed il rinvio a giudizio di 16 indagati per avvelenamento colposo di acque provenienti dall’invaso, l’acqua continua ad essere immessa negli acquedotti e utilizzata dai cittadini residenti in 88 comuni dell’area.

Ora, grazie all’intervento della Commissione Ue, i due portavoce del M5s si augurano che si faccia rapidamente chiarezza e che si effettuino subito degli interventi concreti che possano garantire il rispetto delle norme europee e la tutela della salute pubblica.