Violenza privata ad Alessandro Bozzo, il Tribunale sconfessa Spagnuolo

Che il processo scaturito dalla tragica morte di Alessandro Bozzo avesse preso la stessa piega di tutti quelli che vedono imputati personaggi influenti della borghesia paramafiosa di Cosenza, si era capito da tempo.
Un anno con annessi cambi di giudice, problemi procedurali e compagnia bella e la derubricazione del reato da istigazione al suicidio a violenza privata, avevano chiaramente tratteggiato la linea che avrebbe seguito il Tribunale di Cosenza o il porto delle nebbie.
Pierino Citrigno è uno di quei personaggi. Condannato in via definitiva per usura, attivo nel campo delle cliniche e del mattone, è da sempre uno di quelli che detta i tempi del potere politico ed è incappato nella scure della giustizia soltanto per impedire che toccasse ai capibastone farsi qualche mese di galera.
Il processo per la morte di Alessandro, che gli è stato subito reso più facile, è stato comunque l’occasione per metterlo alla sbarra e per rinfacciargli quello che ha fatto a decine di persone nei lunghi anni nei quali ha gestito giornali.
Oggi, commentando una condanna a 4 mesi, da una parte c’è il valore simbolico della condanna, che comunque resta per sempre. Insieme alla causa civile per danni. Ma dall’altra c’è una enorme irritazione per l’atteggiamento del giudice De Vuono, che probabilmente crede di averci preso tutti per i fondelli.
Alessandro Bozzo
Alessandro Bozzo
E’ chiaro come il sole che, anche se gli avesse dato i 4 anni chiesti dal pm, Citrigno non sarebbe mai tornato in galera, ma i familiari e noi che siamo stati amici di Alessandro Bozzo, saremmo stati meno defraudati del nostro diritto alla verità. Quattro mesi sembra una presa in giro ed è comunque una magrissima consolazione rispetto al mobbing da despota che quest’uomo ha sempre esercitato con i suoi sporchi giornali.
Basti pensare che quando qualche giornalista scomodo viene condannato per diffamazione, si becca come minimo 8 mesi, con casi limite di 1 anno e 6 mesi. Questi sono i parametri della Giustizia cosentina.
Un capitolo a parte, a questo punto, va aperto per il neoprocuratore Mario Spagnuolo, che non più tardi di due mesi fa si era esposto davanti ai giornalisti per dire che, prendendo “spunto” dall’ultima udienza dibattimentale, “… la procura procederà aprendo un nuovo fascicolo contro Piero Citrigno per reati commessi sia contro lo stesso giornalista scomparso ma anche nei riguardi di altri giornalisti…”.
“Il pm d’udienza d’intesa con noi – affermava ancora testualmente Mario Spagnuolo – ha avanzato una richiesta di trasmissione di atti perché dal dibattimento sono emerse nuove e più gravi fattispecie di reato nei confronti dell’imputato ai danni della parte offesa di questo processo e anche di altri giornalisti”.
Chi si era illuso che questa sortita potesse provocare una condanna più adeguata, è rimasto deluso.
Cosa farà adesso Spagnuolo? La procura farà ricorso avverso questa sentenza? E aprirà gli altri fascicoli che ha promesso il suo capo? Magari dandoli in mano al magistrato che pettina le bambole? 
Siamo alle solite. Spagnuolo, a luglio, appena insediato, ha voluto lanciare un segnale che si prestava alle solite interpretazioni. E così, se due mesi fa si era esposto mettendosi di profilo con la guancia destra, adesso, mettendosi sul profilo destro, ha “cummegliato” (coperto per chi non è cosentino). In perfetto stile Tribunale di Cosenza, pardon porto dellle nebbie.
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