Viva la RAI!

Alfonso Samengo, capo redattore della Rai calabrese
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Chi ci segue e ci conosce sa bene quanto combattiamo il sindaco Occhiuto e la sua squallida gestione del Comune di Cosenza. Nelle ultime ore Mario il cazzaro ha attaccato a testa bassa la RAI perché avrebbe dato voce solo al professore Sangineto nella querelle del tesoro di Alarico.

Il Cdr della RAI ha replicato affermando che era stato lo stesso sindaco a non voler essere presente al contraddittorio e che, da quelle parti, non si fa politica…

Ora, anche se noi denigriamo tutti i giorni il sindaco Occhiuto, vivaddio, ma come si fa ad avere la faccia di bronzo di scrivere che la RAI non è asservita alla politica? 

La RAI del manuale Cencelli (quello che usavano e usano ancora i partiti per dividersi tutta la pappatoia), quella che definiva “Kennedy” il senatore Franco Covello, era finanche meglio di questa. Completamente appecoronata (per come ci scrivono spesso i lettori perché noi il TG3 Calabria, con decenza parlando, non lo guardiamo mai) al potere del PD e del Cinghiale. 

Diciamocelo francamente e senza false ipocrisie: i giornalisti della RAI calabrese (così come quelli delle altre regioni) sono quasi tutti assunti per “meriti” politici e familistici e sono pagati dai contribuenti di ogni estrazione sociale. Di conseguenza, anche se ad attaccarli è un truffatore matricolato come Occhiuto, dovrebbero avere il pudore di tacere.

Il TG Calabria è asservito al PD e ai suoi alleati, proprio da quei giornalisti che furono assunti per essere figli di boiardi o di altrettanti giornalisti e favoriti dal centrodestra che li promosse pure.

Ora ci dicono che è arrivata un’altra promozione per il caporedattore, Alfonso Samengo, figlio di don Ciccio, deus ex machina indiscusso di Sviluppo Italia e dell’Unicef, a conferma che il Partito Unico della Nazione gli è grato per il lavoro svolto.

Andrà a servire il padrone (politico, per carità) al TG Parlamento e già si è aperta la caccia al posto che fu anche di Pino Nano e Annamaria Terremoto, altri due giornalisti regolarmente “lottizzati”. E continueremo ad andare avanti così, nei secoli dei secoli.

Per poi sentirci dire che la RAI non è asservita alla politica…