Voto di scambio: niente arresto per Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi

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Orlandino deve aver avuto sentore del “tuttapposto” prima che la “sentenza” diventasse ufficiale, e addirittura prima ancora che venisse emanata: la sua richiesta d’arresto unitamente a quella del suo braccio destro, Aldo Figliuzzi, formulata dalla DDA di Catanzaro lo scorso 21 giugno, è stata respinta, ieri, dal Gip distrettuale Assunta Maiore. 

Questo spiega il tenore dei post che qualche giorno fa Greco ha pubblicato su FB, dove si diceva tranquillo e in attesa delle prossime mosse, mimando una complicata partita a poker. E dice così: “Non gioco a poker ma valuto le prossime mosse”.po1

Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi, entrambi destinatari di un avviso di garanzia emesso il lontano 20 ottobre 2015, per voto di scambio, sono accusati da almeno 5 pentiti di aver sborsato denaro a mafiosi in cambio di voti.

Oltre al denaro, i pentiti spifferano di aver ricevuto anche posti di lavoro all’interno di alcune cooperative ricadenti nel Comune di Castrolibero. Ed accusano Orlandino Greco, allora sindaco, di essere un referente dei clan. Raccontano anche alcuni episodi: Orlandino Greco avrebbe consegnato personalmente al defunto Michele Bruni, alias Bella Bella, 20.000 euro per un suo impegno “elettorale”. A mediare l’incontro e la somma da sborsare, secondo i pentiti, Aldo Figliuzzi.

Il Gip distrettuale non ha ritenuto necessario adottare nei confronti dei due politici, ricordiamo che Orlandino Greco, oggi, è consigliere regionale e capogruppo della lista “Oliverio Presidente”, una misura cautelare così pesante. Rigettando la richiesta di arresto avanzata dalla DDA di Catanzaro. Il Gip, nei motivi di rigetto, ritiene le accuse mosse dai pentiti nei confronti dei due politici “prive di riscontri individualizzanti”.

Che vuol dire: se l’unica fonte di accusa a carico dell’imputato sono le dichiarazioni di un collaboratore (pentito), queste devono essere riscontrate “ab externo”, cioè in base ad altri elementi non provenienti dallo stesso collaboratore, onde evitare la cosiddetta circolarità della prova. .

Le dichiarazione dei pentiti, dunque, per il Gip devono essere riscontrate con fatti “esterni” alla  chiamata in correità. Non basta la sola parola dei pentiti. Che potrebbero dire quello che dicono per tanti motivi: per vendetta, per scaricare colpe su altri, per avere vantaggi carcerari, e riduzioni di pena. Il giudice deve essere sicuro che il pentito non abbia altro in testa se non la verità. E per valutare questo, il giudice,  ha bisogno di “elementi  terzi” e concreti al di fuori delle parole dei pentiti. Senza questa condizione, dice il Gip, non si può procedere all’arresto. Oltre a questo, però, il Gip riconosce ai pentiti di aver ricostruito, con le loro dichiarazioni, una situazione che fa emergere forti sospetti sui rapporti tra malavita e politica. In questo caso con Greco e Figliuzzi. Una “commistione” che suona verosimile ma che necessita di un approfondimento di indagini.

Greco e Figliuzzi, dunque,  non finiscono in galera ma restano al centro dell’indagine.

Dovranno affrontare, se ci sarà un rinvio a giudizio, un eventuale processo a loro carico a piede libero. Ora i pm della DDA di Catanzaro dovranno “aggiungere” altro materiale oltre a questo, ritenuto insufficiente dal Gip, per avallare un ricorso a questo rigetto. La partita di poker, mimata da Orlandino, mi sa che è appena iniziata.