Voto di scambio, Romeo e De Gaetano tremano: oltre Cosenza c’è anche la Regione

Sebi Romeo
Advertising

Questo articolo è stato pubblicato il 27 novembre dello scorso anno.

A parte una contestualizzazione del tempo, che si riferiva ad una riunione dei consiglieri regionali del gruppo del PD, sembra scritto appositamente per commentare le ultime insistenti voci che arrivano da Reggio Calabria e che danno in dirittura d’arrivo una maxi inchiesta sulla Regione Calabria con accuse pesanti: voto di scambio e corruzione.

Sotto la lente di ingrandimento le primarie del PD e le Regionali 2014. Coinvolti un ex assessore di Oliverio e 4 consiglieri regionali. 

E’ da tempo che gira una voce sul capogruppo al consiglio regionale del PD Sebi Romeo.

Una spifferata che ha circolato negli ambienti politici calabresi prima, e nelle redazioni poi, la cui origine, si narra, affonda le radici in qualche vaso di fiori posizionato in un ufficio ben preciso della succursale dei servizi segreti, posta in Largo del Nazareno.

La voce è quella di un suo coinvolgimento in una inchiesta della DDA reggina sul più classico voto di scambio tra politica e ’ndrangheta. Una materia, quella del voto di scambio, che a differenza della procura di Cosenza, trova persecuzione in quella di Reggio, retta da qualche anno dal dottor Federico Cafiero De Raho, che da tempo “coordina” diverse delicate inchieste, proprio su questo.

Lanzetta e De Gaetano
Lanzetta e De Gaetano

A mettere nei guai il Sebi, a detta degli spifferi, sono le sue amicizie “pericolose”. A cominciare da quella con Nino De Gaetano. Un’amicizia che viene da lontano, dai tempi del Reggio Social Forum. Quando l’utopia di un mondo migliore e più giusto regnava sovrana nei loro cuori. Una militanza politica in crescendo li porterà entrambi a sedere, come facevano una volta nelle affollate e fumose assemblee comuniste degli anni che furono, sugli scranni del consiglio comunale di Reggio.

Il potere logora chi ce l’ha, viene da dire nel loro caso. Perché, dalle utopie all’intrallazzo il passo è breve. Sebi e Nino (che non sono due personaggi di un cartone giapponese) sono imbattibili, elettoralmente parlando, in quel di Reggio. Sono campioni d’incasso. La loro carriera politica è folgorante. Specie per Nino. Anche se qualcuno vocifera che Nino sia ammatassato con il clan dei Tegano.

Ma sono solo dicerie, almeno fino a quando qualcuno non se la canta, con una lettera anonima, su questa sua relazione: Ninuzzu nella tornata del 2005 raccolse 2.030 voti. Alle regionali del 2010, invece, arriva una valanga di 8.700 e passa preferenze. Voti che lo elevano ad unico baluardo di sinistra, in grado di arginare l’ondata ex-missina che travolge, elettoralmente, nella provincia di Reggio la coalizione di centrosinistra.

Ma questo suo quadruplicare i voti, insospettisce qualcuno. Ed arrivano i dubbi. Perché su quasi 8.000 voti, 4.800 sono arrivati nella sola Reggio, e quasi tutti dalla circoscrizione elettorale di Archi Gallico. Dove, a decidere chi votare, si sa, sono i Tegano e i De Stefano, il Gotha della ‘Ndrangheta. Una zona dove tutta la sinistra unita non è mai arrivata al 20%. E dove, tra l’altro, il suocero di De Gaetano fa il medico della mutua. Una prima azzoppata che non ferma Nino. Che nel mentre insegna tutto ciò che sa a Sebi, ottimo allievo.

Ora anche Sebi (Sebastiano) è pronto per il grande passo. Nel 2014 partecipa alle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio regionale: l’allievo supera il maestro. È un trionfo per Sebi. Risulta il primo degli eletti della circoscrizione Sud (lista del Partito Democratico). In quella zona non c’è trippa per gatti. È Sebi il mister preferenza del momento.

Nino, emarginato per via dei suoi guai dal PD, è l’artefice del trionfo. Un pacchetto di voti, pari pari, migra da Nino a Sebi. La sfortuna per Sebi è che quel pacchetto è chiacchierato. Ma Sebi non dimentica gli amici, ed inizia una battaglia contro il mondo, per l’entrata in giunta di Nino. Oliverio è preso tra due fuochi. La Lanzetta, malamente cacciata da Renzi, da una parte, Sebi e il suo bel pacchetto di voti, dall’altra.

oliverio de gaetano renziAd aiutare Oliverio in questa difficile e complicata scelta, nonostante i pesanti veti, furono le lacrime di Nino. Lacrime che come quelle della statua di San Francesco di Paola che Foggetti posò a santuvitu, smossero la coscienza di Oliverio e ne rafforzarono la decisione di chiamarlo in giunta. Ma non fa in tempo a nominarlo che subito arriva un’altra mazzata: Rimborsopoli.

Sebi ora può fare ben poco per il suo amico. Cerca di defilarsi, vola basso. Ma tra i suoi nemici – specie tra quelli che non si erano coddrati la sua “imposta” nomina a capogruppo, e l’imposizione del suo referente assessore Roccisano – c’è chi vuole togliersi qualche sassolino dalla scarpa. E questa è l’occasione giusta per iniziare l’operazione emarginazione.

Del resto, se la valanga sta per arrivare per Nino (e a Reggio la procura non fa certo vave come quella di Cosenza), vuoi che non ci sia di mezzo pure il suo amico Sebi, con il quale ha condiviso tutto, anche i voti? E poi, a dirlo sono gli spifferi di cui sopra, che fino a quando hanno potuto tenerla nascosta, la notizia, lo hanno fatto (solo per opportunità, ovviamente), ora che non si può più fermare l’operazione, si salvi chi può.

La prova che ciò è in atto, e che Sebi c’è dentro fino al collo, sta proprio nello scaricaggio preventivo messo in atto dai pezzotti del PD in consiglio regionale: Giuseppe Aieta, Domenico Battaglia, Domenico Bevacqua, Carlo Guccione, Michele Mirabello e Antonio Scalzo. Sanno, i signori consiglieri, dal loro referente dei servizi, che sta per arrivare la bufera e allora è meglio prendere le distanze da chi molto probabilmente è coinvolto. Ed ogni scusa è buona.

Infatti il documento di “convocazione” firmato dai 6 consiglieri, più che una “chiamata a raccolta”, è di fatto una presa di distanza dalla persona di Sebi. Sia per genericità, che per mancanza di concreti contenuti politici. Come a dire: facciamo sapere all’opinione pubblica che a noi come fa politica Sebi non ci piace, e lo mettiamo nero su bianco. Forse potrebbe anche essere letto come un consiglio a mollare la carica di capogruppo (Orlandino docet), o a fare qualche passo indietro, solo per non mettere poi in difficoltà il partito e la giunta Oliverio.

Insomma oramai tutti sanno che in Calabria sta per realizzarsi una vasta operazione antimafia sul voto di scambio. Operazione nella quale parrebbero coinvolti diversi politici e non si fermerebbe al solo consiglio regionale, come sappiamo. Ma coinvolgerebbe, a questo punto, anche la provincia di Cosenza, seguendo un “unico” filone investigativo. Uno spiffero, questo, che oramai è diventato un Tornado. E questa volta non basterà mettere il cartone alle finestre.

GdD