Why Not, Calabria Verde e ora Barbalace: pronto, è Pittelli? C’è da risolvere un problema…

Giancarlo Pittelli

Per arginare l’ultimo scandalo di Mandamento Jonico, com’era già successo per Calabria Verde e ancora prima per Why Not, nei quali erano e sono coinvolti molti politici del PD (sempre più partito della nazione), Marco Minniti e gli squallidi poteri forti legati ai servizi segreti hanno fatto scendere in campo ancora una volta, l’avvocato Giancarlo Pittelli.

Questo personaggio, che già ha “eliminato” un magistrato del calibro di Luigi De Magistris, adesso difende l’assessora Carmen Barbalace così come difendeva un anno e mezzo fa Luigi Matacena, l’imprenditore al quale era stato messo su un vassoio d’argento un mega appalto di 32 milioni dopo che aveva già fatto incetta di altri appalti. E c’è qualcuno che ancora ha il “coraggio” di lamentarsi perché a questo pappone non sono stati consegnati quei soldi…

Un gioco così sporco che è finito nel mirino della magistratura non corrotta. Adesso che i buoi sono scappati dalla stalla e che i dossier sono arrivati sui tavoli giusti, il potere politico vorrebbe ancora autoassolversi attraverso Pittelli il faccendiere, che cpsì come scaricava tutta la colpa su un dirigente di Calabria Verde adesso cerca altri sui quali scaricare le colpe dell’assessora “tecnica” di Palla Palla e vorrebbe salvare tutti i suoi “compagnucci” di merende… Ma la sensazione è che finanche Minniti stavolta abbia coinvolto Pittelli giusto per farlo ma senza troppa convinzione. Perché – con tutto il rispetto – Cafiero De Raho non è certo De Magistris.

Ma chi è Giancarlo Pittelli?

“… Secondo le ricostruzioni investigative Giancarlo Pittelli veniva tenuto al corrente degli sviluppi dell’inchiesta di De Magistris dal procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi (ora passato a miglior vita, il capo di De Magistris, ndr).
Pittelli, è vero, conosce Lombardi da una vita.

Mariano Lombardi
Mariano Lombardi

Ma da un certo punto in poi questa amicizia si rinsalda, perché Pittelli diventa socio del figlio della moglie di Lombardi. In fondo è solo uno dei tanti possibili esempi dell’Italia delle famiglie allargate, che colloca i suoi “figli di” in tutti i settori della vita pubblica e delle relazioni che contano, e che al Sud, dove la famiglia è qualcosa “di più” esprime al massimo le sue qualità.
E così il magistrato Lombardi, insieme con l’avvocato – senatore Pittelli e con il figlio della moglie del magistrato fanno famiglia, si sorreggono l’un l’altro, si tengono per mano dove nello stesso tribunale, nella stessa città, nello stesso collegio elettorale, nella stessa chiesa per la santa messa domenicale, sulle stesse spiagge e sullo stesso mare per le vacanze estive dove si gusta la granita, si spettegola e si inciucia, ma soprattutto si preparano le campagne d’autunno.
Che con l’agricoltura ovviamente non c’entrano niente.
Chissà, forse Pittelli e Chiaravalloti erano proprio al mare quando Poseidone, seguendo le tracce dei soldi sborsati per opere mai eseguite o mai collaudate, smaschera una sorta di “interpartito” destra-sinistra.
Una consorteria che manovra un meccanismo divenuto “sistema” in cui si prodigano gruppi di pressione e logge massoniche trasversali che possono contare su uomini fidati, a tutti i livelli istituzionali…

(Carlo Vulpio, Roba nostra. Storia di soldi, politica, giustizia nel sistema del malaffare)

PRONTO, PITTELLI?

Il signor Salvatore Domenico Galati non è mai stato eletto senatore né deputato. Eppure i magistrati, per analizzare una parte dei suoi tabulati telefonici, dovrebbero chiedere l’autorizzazione del Parlamento. E non si tratta di un caso isolato. Com’è possibile? Semplice. È sufficiente che la sua scheda telefonica sia intestata a un parlamentare. E dalle perizie del consulente informatico Gioacchino Genchi, che sono state al vaglio del Copasir (per i profani: SERVIZI SEGRETI), vien fuori che un solo senatore della Pdl – Giancarlo Pittelli – ha attivato tra il 2001 e il 2006 ben 12 schede sim.

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«Pittelli – scrive Genchi nel 2007 – non può aver utilizzato, da solo, tutte le utenze che abbiamo elencato. (…). Le utenze di Pittelli sono risultate in contatto con batterie di cellulari utilizzati per delle azioni pluriomicide e addirittura rinvenuti sul luogo di delitti ». Un motivo c’è.

«Pittelli esercita la professione di avvocato penalista», continua Genchi, ma il punto è un altro: «Nel momento in cui Pittelli diviene soggetto passivo dell’azione penale, il divieto di qualunque indagine telefonica si è esteso di diritto a tutte le utenze che possono essere state da lui utilizzate, in modo diretto o indiretto». È il caso, appunto, di Salvatore Domenico Galati, che nulla c’entra con gli omicidi, ma avrebbe avuto un ruolo, secondo Genchi, in «operazioni bancarie assai sospette, per conto del Pittelli, con ingente movimentazione di valuta». Pittelli – che aveva presentato le dimissioni (respinte) al Parlamento – è stato anche indagato dalla procura di Salerno, per corruzione in atti giudiziari, nell’ambito del «caso De Magistris». Nelle perizie di Genchi viene descritto come il «deus ex machina » d’una fuga di notizie che avrebbe danneggiato Poseidone.

L’ex pm Luigi De Magistris l’aveva inquisito in «Why Not» e «Poseidone», prima che venisse trasferito, e perdesse le inchieste. La posizione di Pittelli – sul quale l’ufficio antiriciclaggio aveva espresso dei sospetti – è stata poi archiviata dalla procura di Catanzaro. Per la precisione: dai magistrati che, poi, sono stati indagati dalla procura di Salerno (anche) perché avrebbero favorito Pittelli…

Tratto da “La Stampa”

Pronto Pittelli? Le dodici sim del senatore. Dalle perizie dell’archivio Genchi